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E VENNE IL TEMPO DELLA CALABRIA

E VENNE IL TEMPO DELLA CALABRIA

kirchner 1921    di FILIPPO VELTRI - Nei giorni scorsi abbiamo scritto su queste stesse colonne che quella che sta vivendo Mario Oliverio è la sua ultima occasione per iniziare a fare veramente il Governatore della Calabria per come è stato plebiscitariamente incaricato dai calabresi.

Per cui siamo i primi a renderci conto che il Presidente stia vivendo dei momenti difficili e delicati che oltre che riguardare il suo futuro riguardano una terra che ha un disperato bisogno di futuro fatto di vision strategica, concretezza e quindi certezze.

Questo bisogno attende ormai da troppo tempo, da decenni, di essere coerentemente e correttamente soddisfatto nell’interesse generale e non particolare, di gruppi, gruppetti, correnti, caminetti e via di questo passo.

Nelle scorse settimane Unindustria Calabria e sindacati hanno lanciato un Patto Per Lo Sviluppo i cui contenuti erano certamente meritevoli di attenzione e suscettibili ad essere ripresi ed implementati dalla politica, ma da quella con la P Maiuscola. Questo stesso giornale nel darne notizia riportava due passaggi compresi due virgolettati che vale la pena riprendere ripetere senza modificare una virgola.

L’unica via da seguire per industriali e sindacati, quindi, è quella di attivare una nuova “governance istituzionale” e sottoscrivere «un vero e proprio Patto tra tutti gli attori rilevanti del territorio inteso come il luogo di confronto utile a condividere quelle priorità strategiche e quelle linee di intervento non più procrastinabili per aggredire nell’immediato le criticità che sino a oggi hanno pesato sullo sviluppo della Calabria». Senza tempo da perdere, anche alla luce del fatto che gli indicatori economici non segnalano segni di ripresa. Le famiglie sono in crisi e le imprese sono ancora frenate «dall’incertezza delle dinamiche dei mercati, dalla capacità produttiva inutilizzata e da condizioni di accesso al credito che, seppure in miglioramento, risultano ancora problematiche».

In questo quadro per industriali e sindacati è urgente una svolta, soprattutto, nella gestione dei fondi comunitari per portare a frutto i quali «nell'immediato è necessario istituire una struttura di missione, con esperienze e professionalità di livello elevato, che dovrebbe costituire lo strumento tecnico a servizio del Governo regionale».

Nel confermare l’importanza e la potenziale strategicità del piano qui ci limitiamo a riportarne solamente i titoli dei sette importantissimi punti affrontati: Sistema produttivo, agenda digitale, ambiente e bioedilizia, giovani e lavoro, agenda digitale, qualità della vita, risorse culturali e turismo e per ultimo ma non ultimo sicurezza e legalità.

Una strada, anzi un’autostrada tracciata e costruita e una stella polare, da dove partire, correndo lasciandosi guidare dai contenuti, ma soprattutto dalle competenze e dalle conoscenze che a questa benedetta terra certamente non mancano. E possiamo anche dire che il Governatore aveva intuito e percepito le potenzialità e le opportunità rappresentate da questa proposta, tant’è che qualche giorno dopo incontro le parti sociali, accettando sostanzialmente il guanto di sfida lanciato con il Patto pe la Calabria.

Però, c’è un però.

Certamente non come un fulmine a ciel sereno è arrivata l’inchiesta “Erga Omnes”, che come uno tsunami ha raso al suolo l’edificio il governatore aveva iniziato costruire. Sicuramente Mario Oliverio non sa che tra le tecniche di costruzione esiste anche quella di costruzione attraverso la demolizione, ecco perché il caso Rimborsopoli con i suoi “effetti” si potrebbe rilevare un’opportunità. Lo scrittore britannico Aldous Huxley amava spesso ripetere che << L'esperienza non è ciò che accade a un uomo, è cioè che un uomo fa con quel che gli accade>>.

Partendo da due emergenze calabresi quali sono il lavoro che non c’è e l’emergenza rifiuti ai quali, forse adesso lo si può fare, andrebbe aggiunto l’opportunità rappresentata dalla “scommessa” calabro-pugliese del nuovo polo automotive si potrebbe sviluppare, un’azione sinergica che, dopo avere letto attentamente le potenzialità inespresse del già debole tessuto produttivo della Calabria, creasse i presupposti o meglio obbligasse i politici da una parte e gli investitori dall’altra a sfruttare in pieno quanto in Calabria già esiste, o potrebbe esistere con piccoli interventi, per creare veramente un indotto attivo e direttamente collegato, con l’ambizione di puntare ad ottenere se non da subito dei veri e propri distretti delle reti di filiera che poi potranno diventare dei veri e propri distretti.

Il tutto caratterizzato da interventi ”strutturali” e non convenzionali come abbiamo scritto qualche mese fa, sul fronte del sistema creditizio regionale. Diversamente ci ritroveremo che i rifiuti, speriamo raccolti in maniera differenziata e spinta, saranno si una risorsa ma per le aziende del Nord o estere, oppure a Gioia Tauro ci si limiterà ad assemblare pezzi in parte prodotti in Puglia e nella restante parte nel Far East. E la Calabria si accontenterà del cd e limitato indotto passivo, cioè quello provocato dalla necessità che il personale che viene da fuori, avrà di alloggiare e mangiare.

Un po’ come è in gran parte successo per il Terminal di Gioia Tauro, dove a parte le agenzia di spedizione e qualche trasporto, tutto si ferma all’interno della cinta portuale. Per fare questo serve solamente oltre che visione e pianificazione strategia, soprattutto piglio decisionista ed interventista attraverso una vera squadra che sia principalmente caratterizzata, da vera e dimostrata competenza, senso di responsabilità cioè capacità di dare risposte, e coscienza etica, con provvedimenti basati sulla massima trasparenza ed il pieno rispetto della legalità. La partita, se si vuole, potrebbe essere ancora considerata aperta o meglio non del tutto persa, ma tutto si giocherà su fattore tempo. Serviranno quindi decisioni rapide ma con l’obbiettivo di risultati attesi sul medio lungo, perché sono questi che portano lo sviluppo solido e non invece gli effetti sull’immediato, quelli sono legati solamente alla gestione del consenso personale e particolare e non al bene comune.