Direttore: Aldo Varano    

OLIVERIO. Ecco la mia seconda Giunta: 4 prof universitari e tre donne

OLIVERIO. Ecco la mia seconda Giunta: 4 prof universitari e tre donne

Oieio   di RICCARDO TRIPEPI

- Dopo una lunga e assai complicata gestazione, vede la luce la seconda giunta targata Oliverio. O meglio la “proposta” di giunta, come si specifica nella nota diffusa dalla Regione. La formalizzazione, infatti, avverrà il 21 luglio, una volta trascorso il tempo richiesto dalla vacatio legis dopo la pubblicazione della riforma dello Statuto, avvenuta lo scorso 6 luglio.

Saranno quattro uomini e tre donne a comporla e non sono poche le sorprese che il governatore e il Pd hanno riservato all’opinione pubbliche. Alcune volute, altre imposte da perentori rifiuti dai soggetti a cui è stato richiesto di entrare nell’esecutivo.

I no più pesanti sono arrivati dai prefetti che il governatore Oliverio aveva tentato di coinvolgere per aumentare il profilo del nuovo esecutivo. Fino alla mattinata di ieri la partita sembrava chiusa sul nome dell’ex prefetto di Catanzaro Raffaele Cannizzaro che, all’ultimo istante, ha declinato l’invito. Il rifiuto della professoressa della Mediterranea, Carmela Salazar, era già noto da giorni, mentre all’ultimo istante è andata fuori squadra Maria Francesca Corigliano. Su di lei ha pesato la scelta di soli esterni che in qualche modo non si poteva considerare ritagliata su di lei, vista la sua ultima candidatura alle elezioni regionali.

Ben quattro sono i professori universitari che Oliverio ha voluto in squadra per sfruttarne al massimo valore e competenze specifiche, dopo un lungo confronto con i vertici delle Università calabresi. Al Bilancio e alla Programmazione va Antonio Viscomi, ordinario di diritto del lavoro alla “Magna Grecia” di Catanzaro. Ai Trasporti, Sistema portuale e Gioia Tauro va Francesco Russo, ordinario di Ingegneria dei Trasporti all’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Alla Pianificazione territoriale, Mario Oliverio ha chiamato Franco Rossi, ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica alla Unical, mentre alle Infrastrutture Roberto Musmanno, ordinario di Ricerca Operativa sempre all’Unical.

Anche le tre donne volute da Oliverio hanno curricula importanti. Si tratta della dirigente regionale Carmela Barbalace con delega all’Economia, del dirigente amministrativo Antonella Rizzo che si occuperà di Ambiente e di Federica Roccisano, ricercatrice dell’Università Dante Alighieri di Reggio Calabria, componente della segreteria provinciale del Pd e vicina alle posizioni di Sebi Romeo.

Al termine di un lavoro che è stato seguito, passo dopo passo, dai vertici romani del Pd (Guerini e Lotti in particolare), Oliverio si è detto convinto di aver portato a termine un buon lavoro, nonostante sui territori inizino i mugugni dei soggetti esclusi (Guccione su tutti) e degli aspiranti segati dopo l’esplodere di rimborsopoli.


«Il nuovo governo regionale - dice Oliverio - è espressione di una qualificata rappresentanza femminile e di alte competenze delle Università calabresi.
La nuova giunta è la risultante di un rinnovamento epocale agevolato anche dalle dimissioni del presidente del Consiglio regionale, Antonio Scalzo.
C’è da affermare una netta discontinuità con il passato: l’indagine sui finanziamenti ai Gruppi consiliari appartiene alla scorsa legislatura.
Sarebbe ingeneroso ed ingiusto che gli effetti di una indagine rivolta al passato si scaricassero sulle responsabilità dell’attuale Consiglio Regionale ed offuscassero il necessario progetto di cambiamento per dare un futuro alla Calabria.
E’ questa una linea di demarcazione non dettata dai tempi e dal merito delle indagini della Magistratura, verso cui ripongo rispetto e piena fiducia, ma una autonoma scelta politica di cui mi assumo la piena responsabilità».

Anche se sono indubbiamente stati gli effetti dell’inchiesta giudiziaria ad innescare questo terremoto politico. Oliverio difende anche la scelta di rivolgersi esclusivamente all’esterno di palazzo Campanella. «La nomina di 7 assessori esterni non sminuisce tantomeno mortifica il ruolo del Consiglio regionale ma al contrario ne esalta la centralità.
E’ una scelta, innanzitutto, tesa a separare nettamente, in questa fase, la funzione amministrativa, esercitata dall’esecutivo, da quella legislativa, di indirizzo, programmazione e controllo propria del Consiglio».