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L’ANALISI. Oliverio la giunta e gli 8 mesi che hanno sconvolto la politica in Calabria

L’ANALISI. Oliverio la giunta e gli 8 mesi che hanno sconvolto la politica in Calabria
 

j mirò un bambino che osserva il mondo   di ALDO VARANO

- UNO. Ora la giunta c'è. E’ formata da 7 persone quasi nessuna delle quali con esperienze politiche significative. E’ la discontinuità radicale invocata da tutti. Una soluzione senza precedenti nella storia del regionalismo calabrese. Una rottura. I consiglieri regionali l’hanno voluta approvando e votando le modifiche statutarie chieste da Oliverio. L’opposizione non è riuscita a incepparle. Se questa radicalità nuova funzionerà o meno lo stabilirà il senno di poi. Ed anche se si sono perduti 8 mesi o sono stati usati per modifiche che daranno senso e vigore ai prossimi 4 anni e 4 mesi. Per ora, dal punto di vista dell’interesse dei calabresi, è saggio puntare sul teorema Pigmalione. E’ usato in pedagogia: se lo studente percepisce che i suoi prof hanno aspettative è capace di migliorare le sue performance fino al 30%. Se percepisce il contrario le sue potenzialità possono deperire fino al 40. Quindi, auguri ad Oliverio e alla sua nuova giunta. Arriverà il tempo dei bilanci, che non è questo. Fin qui hanno dettato l’agenda emergenze e problemi. Drammi che purtroppo impediscono il taglio dei nodi veri. Per il nuovo serviranno volontà politica di ferro e non farsi condizionare dal sistema di potere che crea consenso. Sarà impossibile senza un progetto, un’idea chiara di dove siamo e dove vogliamo (possiamo) andare.

DUE. In questi otto mesi i fatti hanno raccontato la Calabria come è ed i suoi paradossi. Il progetto realizzato con la nuova giunta non è quello che aveva in testa Oliverio. Lui aveva già scelto i 3/7 degli assessori (è una valutazione fattuale) dei quali tutto si può dire ma non che fossero discontinui. Oliverio è stato costretto a cambiar rotta dalla nostra fragilità estrema rispetto al resto del paese. In qualsiasi altra regione Rimborsopoli, al netto della vicenda De Gaetano, non avrebbe provocato lo sconquasso che c’è stato. Nessuna sottovalutazione sulla gravità dei fatti. Ma i fatti, piaccia o no sia ingiusto o meno, vengono sempre filtrati dall’immagine e dalla fama che si ha. E quella della Calabria è ignobile. Gioca contro sempre più pesantemente il disastro del vecchio ceto politico calabrese la cui credibilità è stata azzerata da quanti ormai da molti anni sembrano convinti che questa terra sia irrecuperabile e perduta, e quindi tanto vale depredarla di ciò che resta su cui ci si avventa con l’avidità dei barbari a caccia di bottino. Ci sono eccezioni. Ma se si cucinano un vitello e una quaglia lo spezzatino è di vitello, non misto. Serve un progetto alla Calabria. Ma soprattutto una ricostruzione delle ragioni e della legittimità del futuro calabrese, del suo diritto all’esistenza. Senza una spinta ideale che riproponga ragioni e possibilità di futuro, sarà tutto inutile.

TRE. Al centro degli 8 mesi che abbiamo alle spalle c’è il flop del sistema dei partiti.

Il Cdx è franato. Pur avendo sulla carta i numeri non è riuscito a proporre un referendum contro lo Statuto coprendosi dietro scuse una più ridicola dell’altra che hanno malnascosto la voglia di pezzi crescenti dell’opposizione di farsi benvolere dalla giunta Oliverio per poter essere ammessi, magari uno strapuntino, nelle anticamere del potere.

Il Csx calabrese non ha fatto molto meglio. Oliverio ha costruito la sua prima giunta fidandosi solo dei suoi. Ma le componenti sono ancor più fragili dei partiti. Vengono percepite come collettori di un potere opaco. Da qui lo scontro dei mesi scorsi e l’inaridirsi dei rapporti con Roma. Nessuno sa come sarebbe andata a finire se Rimborsopoli non avesse tagliato con la scimitarra il groviglio che s’era creato.

QUATTRO. Rimborsopoli, altro straordinario paradosso, ha aiutato l’intero sistema politico calabrese. Certo, sulla pelle di molti. Il Cdx, ha potuto nascondere la propria impotenza dietro una botta di (presunta) responsabilità di fronte all’indagine (il Cdx è l’area politica e culturale che aveva un potere illimitato e reale durante gli anni in cui s’è consumata Rimborsopoli: il fatto che appaia il contrario, complice il maggioritario e la sconfitta elettorale del Cdx che ha modificato il rapporto di forze tra gli eletti, non cambia la durezza dei fatti). Il Csx senza l’indagine non sarebbe riuscito a risolvere la durezza della sequenza De Gaetano, Lanzetta, commissariamento sanità. Soprattutto il Pd calabrese non è riuscito a farsi percepire, in basso, come forza capace di risolvere i problemi (difetto di egemonia) e, in alto, (Roma, i poteri) come soggetto autorevole e di prestigio.

In questo quadro Rimborsopoli ha incoronato Oliverio, altro paradosso, dominus di questa Calabria cancellando il logoramento seguito al voto. Piaccia o no, sia giusto o meno, è andata così. Mentre l’indagine affossava la Calabria in Italia (indebolendola ai tavoli del potere dove si dividono le risorse) ha aperto uno spiraglio per la Calabria in Calabria. Oliverio ha usato le difficoltà come uno sgabello. Ora ha la giunta discontinua offerta dal precipitare degli avvenimenti. Il tutto grazie a un reset radicale di origine extrapolitica. Un vantaggio immediato notevole. Ma si dovrà faticare parecchio per affrancare la politica calabrese da tutti gli altri poteri che politici non sono. E' molto più debole, delntro la politica e la Regione ed anche fuori, l'insieme dei poteri che avrebbe interesse a frenare l'innovazione. In queste ore molti ricordano (avvisano?) a Oliverio che è ormai senza impedimenti. Parole “minacciose” che promettono: ti salteremo addosso quando andrai a sbattere. Il ragionamento non fa una grinza: ora e non prima il Governatore può fare come vuole. Ora, non prima, niente e nessuno potrà condizionarlo perché è solo con le sue idee, volontà, capacità, voglia di rovesciare la vecchia Calabria. In quello che appare il punto è possibile anche giocarsi tutto per tornare alti.

E su questo che verrà giudicato il Governatore: per aver saputo cogliere o per essere stato incapace di afferrare l’ultima possibilità di una Calabria moribonda. Una responsabilità da far tremare i polsi. Speriamo bene, la Calabria ne ha bisogno.