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CALABRIA. Si complica la scelta del nuovo Presidente del Consiglio

CALABRIA. Si complica la scelta del nuovo Presidente del Consiglio

palazzo campanella   di RICCARDO TRIPEPI

- Slitta ancora, come ampiamente previsto, la riunione dell’assemblea regionale del Pd prevista per domani. Il segretario Magorno e il presidente Vallone hanno preso atto dell’assenza di Lorenzo Guerini e degli altri parlamentari che dovranno essere a Roma per votare la fiducia su un delicato decreto del governo e non potranno essere presenti all’assise democrat. Senza la presenza di Guerini e non avendo ancora sciolto le riserve in ordine alla scelta del futuro presidente del Consiglio regionale, non avrebbe avuto alcun senso procedere ugualmente all’incontro che, molto facilmente, si sarebbe trasformato in un ingestibile rodeo.

Magorno e Vallone hanno così scelto il 31 luglio come nuova data per la riunione dell’assemblea che, a questo punto, dovrebbe svolgersi dopo la delicata seduta del Consiglio regionale che, pur se ancora non convocato ufficialmente, è stato annunciato per il 28 e il 29 di questo mese. Il che pare anche una scelta plausibile se non fosse che l’assemblea era stata originariamente convocata per lo scorso lunedì e poi spostata a giovedì quando quasi tutti sapevano che la giornata sarebbe stata assai complicata e la presenza di Guerini molto difficile. Un nuovo tocco da maestro di Ernesto Magorno che si conferma un procrastinatore di gran classe.

Ma soprattutto ciò vuol dire che, ancora una volta, il destino della Calabria si deciderà a Roma. Così come è stato per la giunta regionale che Roma ha voluto azzerata e composta da tutti esterni dopo l’esplosione dello scandalo legato all’inchiesta “Erga omnes”, sarà anche per la scelta del successore di Scalzo.

Molti dei big calabresi sono già nella Capitale e altri ci arriveranno fra oggi e domani. Guerini e Lotti tenteranno di trovare una mediazione fra le parti in campo, anche se stavolta le posizioni non sono vicinissime e le difficoltà sono maggiori in quanto Scalzo è stato eletto dall’Assemblea e non nominato come gli assessori che poi Oliverio avrebbe potuto rimuovere comunque. E affrontare il Consiglio senza aver trovato la quadra sul nome del futuro presidente equivarrebbe ad un suicidio per il Pd. Il capogruppo di Forza Italia Alessandro Nicolò ha già da tempo chiesto che le dimissioni di Scalzo non vengano semplicemente ratificate dall’assemblea, ma che sul punto si apra un dibattito. L’opposizione non ha un giudizio negativo sull’operato di Scalzo, così come spiegato durante l’ultima Conferenza dei capigruppo, e potrebbe chiederne la riconferma anche solo per il gusto di avvelenare i pozzi in casa democrat. Il presidente uscente dal canto suo, e non esprimendo una posizione solitaria nel Pd, ha sì formalizzato le dimissioni, ma in caso di un dibattito convincente e di un’assemblea che dovesse chiedergli di rimanere in sella, si sacrificherebbe molto volentieri.

Poi ci soni i soliti renziani che si stanno accapigliando per la scelta del sostituto. A Catanzaro spingono per Arturo Bova, anche per dare continuità quantomeno alla scelta territoriale fatta con Scalzo. Reggio, che si sente penalizzata dalle scelte fin qui fatte da Oliverio, spinge per avere la poltrona con Mimmetto Battaglia o con Nicola Irto. Un reggino presidente, tuttavia, potrebbe aprire una rivisitazione complessiva dell’Ufficio di presidenza di palazzo Campanella, considerato che anche il vicepresidente e il questore appartengono allo stesso territorio.

Le prossime ore saranno fondamentali e solo dopo la scelta, Magorno e Vallone si azzarderanno a svolgere davvero l’assemblea regionale.