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CALABRIA. La Regione e i sindaci tra ordine e rivoluzione

CALABRIA. La Regione e i sindaci tra ordine e rivoluzione

ernesto treccani   SABATINO CARIATI*

- L’Assemblea dei Sindaci della Regione Calabria dello scorso 13 luglio a Lamezia Terme, convocata dal presidente Oliverio, ha discusso del ciclo integrato di acqua e rifiuti e dell’utilizzo dei fondi europei.

È stata inoltre occasione di una riflessione sulla politica, sulla sua attuale condizione e sulle sue potenzialità rispetto al territorio.       

A proposito di politica, a metà degli anni 70, Raymond Aron scrisse che l’avanzata del Partito Comunista Italiano avveniva perché il PCI rappresentava un ordine e una rivoluzione.

      Ciò non vale solo per un tempo e uno spazio circoscritti. Sempre e dovunque, la politica si afferma quando gli elettori la percepiscono come ordine e rivoluzione, insieme.

Prima di Raymond Aron, Ernst Bloch affermava che la buona politica vive sempre di due correnti: la corrente fredda e la corrente calda.

 L’ordine e la corrente fredda non appartengono solo alla politica. Si ritrovano in quasi tutti i settori della società civile, dall’imprenditoria alle università.

 La corrente calda e la rivoluzione appartengono solo alla politica, e di essa sono propri.

 Cito un esempio, che riguarda la Germania.

 Negli anni più bui della guerra fredda, la SPD tedesca ha avuto sempre come direttrice fondativa, e orizzonte primario della sua politica, l’unificazione delle due Germanie.

 Di conseguenza la SPD mobilitava le masse, oltre che sulle scelte amministrative di routine, quelle della corrente fredda e dell’ordine, anche e soprattutto su un obiettivo non immediato che però dava senso e identità all’agire politico e scatenava le energie necessarie per la militanza e l’impegno.

 Ma se la politica si appiattisce sull’ordine e sulla corrente fredda, non si distingue più dagli altri ambiti della vita civile.

 Se la politica perde il suo primato, perde anche la sua funzione di regolazione e indirizzo delle dinamiche sociali e relazionali, e viene risucchiata da altri organismi, istituzionali e non istituzionali, che la inglobano e la denervano.

 Organismi che in una prima fase tendono a limitarne la capacità decisionale, e in una seconda fase possono determinarne addirittura il superamento e la scomparsa.

 Questa è la stagione che vive oggi la politica in Italia.

 Questa è la stagione in cui si è svolta l’Assemblea dei sindaci calabresi.

 Ora, in apparenza, l’assemblea dei sindaci può far poco o nulla per risollevare le sorti della politica attuale. È soggetto politico debole o addirittura inesistente per come tradizionalmente s’intendono i soggetti politici. Per sua natura è eterogenea, e quindi poco incisiva.

 Ha però un punto di forza non riscontrabile in altri organismi.

 L’assemblea dei sindaci annovera al suo interno competenze, conoscenza del territorio e capacità di rappresentanza come pochi altri soggetti in questo momento storico.

 I sindaci, con il loro contributo diretto alla definizione delle politiche della Regione Calabria, potrebbero innalzare in modo significativo la percentuale delle buone azioni amministrative che arrivano a compimento.

  E, da questi risultati tangibili, la politica trarrebbe nuova legittimazione e necessità, anche nella percezione degli elettori.     

 Ma se l’assemblea rimarrà un puro aggregato consultivo che prende vita quando etero convocata, potrà al massimo limitarsi a esprimere pareri su proposte già definite.

 L’assemblea dei sindaci deve invece strutturarsi in gruppi di lavoro tematici, che possano su richiesta interfacciare i dipartimenti regionali, le commissioni consiliari, l’esecutivo e la presidenza sulle singole, specifiche politiche di settore: allora potrà davvero contribuire in modo significativo alla crescita economica e culturale dei calabresi.

 Spesso in passato la programmazione regionale è stata affidata a società o enti esterni, spesso non calabresi e ignari della realtà profonda del territorio, con ricadute non significative o addirittura devastanti sullo sviluppo regionale.

 Spesso i comuni sono stati accorpati in ambiti sovracomunali con criteri che hanno determinato risultati inadeguati.

 In questa fase di nuova, ennesima ripartenza del regionalismo calabrese, si utilizzi invece appieno la grande risorsa rappresentata degli amministratori locali.

  Si costituiscano da subito i gruppi tematici e si fissino gli incontri di lavoro tra strutture regionali e singolo gruppo, per fare sì che le politiche di settore siano rafforzate da chi il territorio lo conosce e lo penetra, da chi ne sonda gli umori e ne percepisce le potenzialità.

*sindaco di torano castello

**foto di Un popolo di volti, Treccani, olio su tela 69/75