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L'INTERVISTA. IRTO: Calabria nel dramma, ma possiamo farcela. Il Pd? Ha voglia di unità

L'INTERVISTA. IRTO: Calabria nel dramma, ma possiamo farcela. Il Pd? Ha voglia di unità

nicola-irto    di RICCARDO TRIPEPI

- E’ il più giovane presidente del Consiglio regionale, dopo Giuseppe Scopelliti, un altro reggino. Prevale l’entusiasmo o il peso della responsabilità?

Non posso negare che l'emozione ci sia stata. Coprirò un ruolo dal quale è possibile dare un contributo importante alla Calabria. L’ho detto parlando ai miei colleghi e anche ai calabresi: so che la situazione è drammatica, siamo uno dei territori che si trova peggio in tutta l’Ue. Ma sono anche convinto che possiamo farcela. E’ la sfida che segnerà nel bene e nel male la mia generazione. Peraltro, o vinciamo rovesciando il vecchio andazzo o saranno dolori per tutti. I calabresi nei momenti più bui hanno tirato fuori grandi risorse. Come vede entusiasmo e responsabilità si bilanciano.

La sua elezione al primo turno non era scontata alla vigilia del Consiglio. Ci racconta come si è arrivati alla sintesi finale?

Rispetto alle analisi il finale è molto spesso diverso in politica. Anche perché spesso le analisi sono parte dello scontro politico e non una valutazione oggettiva dei fatti. Io credo, intanto, ed è stato sottovalutato, che ci sia, anche nel Pd che appare così rissoso, una grande voglia di unità. Sta crescendo la consapevolezza che le difficoltà sociali necessitano di uno sforzo inedito di compattezza. Non per difendere un ceto, ma per avere più forza rispetto all’aggressione dei problemi. Questa spinta sotterranea ha molto aiutato. Che si sia coagulata su di me, ovviamente, mi gratifica e amo immaginare che abbia giocato anche un riconoscimento positivo per quello che ho fatto e come ho fatto la politica fin qui.

Ncd ha garantito il suo apporto, così come aveva fatto con Scalzo. Si tratta della solita “stampella” o si può immaginare un coinvolgimento maggiore degli alfaniani?

“Ncd ha riconfermato un accordo istituzionale deciso in precedenza quando il centro sinistra lavorò per dar più forza alle istituzioni allargando l’accordo istituzionale. Si può essere d’accordo o no con quella scelta. Ma è avvenuto tutto alla luce del sole. Per il resto, la politica nazionale è in una fase complessa. Ma l’accordo e la reciproca attenzione tra Ncd e Pd, mi limito a prendere atto di quanto fin qui accaduto, ha retto”.

Il rinnovamento dopo l’esplodere di “Rimborsopoli” è stato totale. Inevitabile che in alcune frange del Pd e del centrosinistra ci siano ferite e delusioni. Siamo davanti ad un’unità di facciata o ci sono i margini per una nuova ripartenza?

La voglia di unità che avverto, pur tra mille difficoltà e perfino contraddizioni, non è la ricerca dell’ammucchiata. I problemi sono da far tremare i polsi e i tempi sono stretti. O ci lavoriamo insieme o saremo sconfitti tutti. Detto questo, poi, non nascondo che i mesi che abbiamo alle spalle sono stati duri per tutti. Ma ricomposizione e ripartenze più che possibili sono necessarie. Specie se c’è un progetto che ci unifica: la salvezza della Calabria. Non a caso ho usato quella parola intervenendo in aula.

Secondo quanto trapela da Roma, ci sarà adesso da ripensare il Pd. Quando e da cosa si riparte?

“Uso una formula che sembra semplice ma in realtà dice tutto. Ripartiamo dai territori. Cioè dalle richieste e dai problemi dei territori, comprese le risorse umane e politiche tanto diffuse in tutta la Calabria. Serve un progetto e le donne e gli uomini sono parte del progetto e il progetto sono i bisogni, le necessità, il miglioramento delle condizioni di vita di calabresi. Tutti devono poter essere protagonisti e responsabili di questa svolta. Democrazia, partecipazione, regole, disinteresse. Il Pd non deve essere di nessuno. E’ di tutti quelli che vogliono impegnarsi”.

Un messaggio al suo predecessore.

Antonio Scalzo, che è stato anche un buon Presidente, ha spianato la strada alla svolta. Lo ha fatto con spirito di sacrificio, dignità e, posso aggiungerlo?, con eleganza. Continuerà a dare un contributo importante alla Calabria.

Nel suo discorso d’insediamento ha fatto un riferimento agli ultimi, ai disoccupati, ai giovani emigrati. Saranno loro il primo obiettivo?

O sono loro o non sarà nessuno. Una politica intelligente affronta tutte le emergenze. Ma deve anche prendere per le corna il problema di fondo, quello che può muovere tutto il resto. L’'Istat, dopo Svimez, certifica una disoccupazione al 12,7% e per i giovani al 44,2%, come 36 anni fa. Un calabrese su tre è a rischio povertà. Il nostro Pil è meno della metà di quello di altre parti del paese. Insomma, lavoro, lavoro, lavoro. E dopo, lavoro.

Quali sono le prime leggi che il Consiglio dovrà approvare per ridare speranza alla Calabria?

A mente: sanità, trasporti, logistica, occupazione, rifiuti, normativa urbanistica regionale. E’ positivo che la Commissione Bilancio abbia approvato il Nuovo Piano per il Porto di Gioia, con 4 milioni di euro a carico della Regione. Più in generale, credo che con grande duttilità, il Consiglio debba seguire e anticipare sul piano legislativo lo sforzo corale per riacciuffare la Calabria e riportarla a galla. Penso a Gioia, penso al patrimonio archeologico sterminato della Calabria, penso – una cosa tra mille - allo splendore di Sibari nascosto sotto il fango. Penso al risanamento del corpo della Calabria umiliato e offeso da trascuratezza, abusi e spesso dalla furia dei calabresi e delle loro istituzioni: un corpo che va rimesso in sicurezza. E poi sono soddisfatto, me lo lasci dire, per il via nelle Commissioni Ambiente e Bilancio, della mia proposta di legge sui Contratti di Fiume. Sono fiducioso per l'iter che proseguirà in Consiglio, per uno strumento urbanistico indirizzato alla riqualificazione fluviale dei bacini calabresi.  

Una giunta di soli esterni svuota prerogative e funzioni di palazzo Campanella?

La scelta di Oliverio ridà spazio e funzione ai Consiglieri regionali. Propone un rilancio della legiferazione e del controllo recuperando la ragione originaria del regionalismo. Legiferare significa farsi un’idea, avere linee progettuali, elaborare, proporre e, addirittura, vincolare. Controllare significa monitorare e intervenire nella vita concreta e nei meccanismi del potere calabrese. Gli assessori nominati da Oliverio provengono dal mondo accademico, sono spesso esperti riconosciuti nei loro settori. Lo dico fuori da ogni polemica rispetto alle legittime aspettative della politica.

Ha sentito Renzi dopo la sua elezione? Come immagina l’interlocuzione della Calabria con il governo nazionale da ora in avanti?

Non ancora, ma sono sicuro che il confronto non tarderà ad arrivare. D'altra parte Renzi con sempre più insistenza dice di voler sbloccare i progetti destinati al Mezzogiorno. Io credo che l’insieme delle soluzioni costruite in Calabria consolideranno in modo positivo l'attenzione del Governo verso la nostra regione.