Direttore: Aldo Varano    

SUD e PD. Il difficile accordo tra Renzi e i Governatori meridionali

SUD e PD. Il difficile accordo tra Renzi e i Governatori meridionali

Gds     di RICCARDO TRIPEPI

- L’entourage di Matteo Renzi comincia a pensare che l’aver convocato un’assemblea nazionale per il 7 agosto con la questione Meridionale al primo punto all’ordine del giorno, non sia stata poi una grandissima idea.

I dati Svimez sono stati davvero un requiem per le Regioni meridionali ed era necessario dare un segnale, solo che adesso la questione sta diventando alquanto scivolosa per il premier e la sua maggioranza interna. Basti pensare che i governatori delle Regioni meridionali sono tutti del Pd e tutti di altra area rispetto a quella del premier. Inutile dire che Crocetta abbia il dente avvelenato con Roma e che lo stesso Mario Oliverio, fresco fresco di prolungamento del commissariamento della sanità, non è che si stia producendo in salti di gioia.

I presidenti del Sud, capitanti da Michele Emiliano governatore della Puglia, sembrano intenzionati a presentare il conto al governo nazionale e a chiedere interventi straordinari per il Mezzogiorno. Che sia l’istituzione di un ministero ad hoc o di una cabina di regia, i presidenti vogliono che Roma allarghi i cordono della borsa per colmare innanzi tutto il gap infrastrutturale delle regioni meridionali con il resto del Paese.

L’argomento, insomma, rischia di diventare uno dei catalizzatori su cui provare a compattare la minoranza del Pd che vuole trovare il modo di recuperare spazi e posizioni dopo una gestione che, fino ad oggi, l’ha vista ai margini del partito.

Dalla Calabria la minoranza dem che ha sostenuto Mario Oliverio ha, ovviamente, le antenne ben alzate. I recenti schiaffoni, compreso l’azzeramento della giunta e il prolungamento dell’incarico per Massimo Scura, hanno fatto crescere la convinzione che serva un nuovo scatto per tutelare gli interessi del partito calabrese. L’intervista che Carlo Guccione ha rilasciato al Quotidiano, del resto, la dice lunga sullo stato dell’umore di coloro che sono stati esclusi dalla stanza dei bottoni, dopo il diktat romano che ha imposto il rinnovamento dell’esecutivo dopo l’esplosione dello scandalo denominato “Rimborsopoli”. L’ex assessore al Lavoro, cui il Tribunale del riesame ha dissequestrato i beni, alleggerendone di fatto la posizione, chiede adesso il conto al partito e lo fa ponendo questioni politiche sulle quali il governo regionale sarà chiamato a dover dare risposte.

Che anche stavolta l’unità di intenti celebrata prima con il varo della giunta dei tecnici e poi con l’elezione di Nicola Irto alla guida del Consiglio regionale sia da considerare di facciata?

Di sicuro le sacche di dissenso, tanto a livello nazionale quanto a quello locale, continuano ad ingrossarsi aspettando il momento giusto per agire. Lo sa perfettamente anche il segretario regionale Ernesto Magorno che dopo aver rinviato l’assemblea regionale dello scorso 31 luglio, non ha ancora proceduto a riconvocarla. In attesa di capire, anche, cosa succederà a Roma alla prossima direzione nazionale e capire se Renzi riuscirà ad uscire indenne anche dall’assalto dei governatori del Sud.