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L’INTERVISTA. Mantini sul nuovo codice degli appalti: alla Calabria conviene che …

L’INTERVISTA. Mantini sul nuovo codice degli appalti: alla Calabria conviene che …

Pierluigi-Mantini   di EMANUELA MARTINO -

Esperti del settore, architetti, magistrati e urbanisti insieme per lanciare da Roccella il nuovo codice degli appalti che, dopo l'approvazione in Senato nel mese di giugno, si appresta ad essere ratificato dalla Camera nei prossimi mesi.

Tra i relatori anche Pierluigi Mantini, giurista, docente al Politecnico di Milano e membro della Commissione del Governo per il recepimento delle direttive europee in Italia.

Professor Mantini qual è l'indirizzo che l'Italia deve assumere rispetto alla legislazione europea sui lavori pubblici?

«Il nostro Paese deve recepire, entro il 18 aprile prossimo, le tre nuove direttive comunitarie del settore, al fine di semplificare le norme e garantire maggiore trasparenza e partecipazione alle gare di appalto».

Quali sono le richieste che l'Ue rivolge all'Italia?

«Innanzitutto lo snellimento e la certezza della legislazione. Abbiamo circa mille norme che regolano la disciplina e gli stessi esperti definiscono la materia un'enigmistica giuridica. L'Italia, nel recepire le direttive europee, ha dunque colto l'occasione per risolvere un problema nazionale, l'eliminazione del gold plating, quel sovraccarico burocratico e normativo, vietato in Europa, passaggio ora non più rinviabile in Italia».

Quella che il Parlamento si appresta a varare è stata presentata come una rivoluzione nel mercato delle procedure di assegnazione degli appalti, quali saranno i vantaggi per le imprese del settore?

«Ci sarà un mercato più aperto e concorrenziale, basato su procedure telematiche che consentirà di accedere anche alle piccole e medie imprese ed eliminando i monopoli consolidati, perché si apre anche ai cosidetti settori speciali: trasporti, concessioni autostradali, servizi postali e idrici. Questo sarà possibile cambiando anche la strategia di affidamento della gara che, nella nuova legge, guarda alla valutazione dell'impatto sociale, al lavoro e all'ambiente. Ma anche a nuove responsabilità per i concessionari che non avranno solo benefit e l'incasso delle tariffe, ma a cui sarà demandato anche il rischio operativo».

Per alcuni versi anche il numero elevato delle stazioni appaltanti ha rappresentato un limite rispetto alla gestione dei lavori pubblici.

«In Italia abbiamo forse 36.000 stazioni appaltanti. Dico forse perché non è facile fare una stima precisa. L'idea è di arrivare ad averne un centinaio. Poi, ed è un aspetto fondamentale, sarà abolito il criterio del maggior ribasso nell'aggiudicazione di un appalto. Ma al contrario si valuterà la qualità dell'offerta e del progetto. È stato riscontrato, infatti, che le gare vinte sulla base del risparmio economico hanno prodotto la lievitazione dei prezzi in fase di realizzazione, oltre che ritardi nella consegna dei lavori. Ciò non sarà più possibile in futuro».

Nel nuovo Codice sono previste nuove figure professionali o meglio la rivalutazione dei dirigenti della pubblica amminisitrazione.

«Il testo delegato reintroduce la figura del Direttore dei lavori di nomina pubblica. Una rivalutazione del corpus tecnico italiano che si unisce alla creazione di un albo nazionale dei commissari di gara, a cura dell'Autorità Garante per l'anticorruzione».

Che tempi ci sono per la definizione del testo?

«Entro settembre approderà alla Camera. Auspico che questo ramo del Parlamento possa proporre al massimo due o tre correttivi. Successivamente spetterà al Governo riscrivere la nuova disciplina tenendo conto del testo delegato».

Quale può essere secondo Lei il contributo della Calabria al resto del Paese in termini di appalti pubblici?

«Ottimisticamente ritengo che la Calabria, che al momento registra il più alto numero di incompiute tra le regioni italiane, possa essere alla testa alla guida del cambiamento che con la nuova legge si richiede. Ne ha tutto l'interesse. Il rapporto Svimez ha delineato la riduzione degli investimenti a Sud ed è evidente che si tratta di un problema di ammodernamento delle regioni del Mezzogiorno, che devono essere rese più accessibili, anche dal punto di vista infrastrutturale. È un problema di un limite allo sviluppo economico, con risorse che si perdono o non si utilizzano. Mi riferisco soprattutto alle professionalità che ci sono, che studiano nelle università e che costituiscono un patrimonio tecnico scientifico inestimabile. La Calabria ha valide risorse intellettuali e competenze professionali, serve la spinta perché possa distinguersi ed essere alla testa del cambiamento che si richiede».