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Quello che serve davvero al Sud

Quello che serve davvero al Sud

sud   dI FILIPPO VELTRI -

Si avvicina a grandi falcate la fatidica scadenza di metà settembre, periodo in cui il premier Renzi ha promesso le sue ricette per il Sud, dopo il diluvio di polemiche e di proposte scaturite dal famigerato rapporto Svimez.

Ovviamente non sono mancate, anche in questo periodo estivo, le immancabili progettazioni su un magnifico e progressivo sviluppo del nostro Mezzogiorno d’Italia e della nostra Calabria basato sulle piu’ strampalate ipotesi, ma a questo punto occorre essere seri e rigorosi e stringere, al di la’ ed oltre i Masterplan che arriveranno.

Ci pare, in verità, che nelle ultime ore – grazie al ministro dell’ Economia, Padoan – la nebbia inizi a diradarsi e si incominci ad intravedere qualche proposta concreta ed immediata.

Quel che serve davvero al Sud sono, infatti, sgravi ed investimenti per far ripartire l’economia ed allargare la base occupazionale. Alcune di queste misure saranno inserite nella Legge di Stabilità e prevedono delle agevolazioni per le imprese che operano e investono nel Sud. Dovrebbe trattarsi di risorse disponibili, con un grande macigno però sullo sfondo: hanno l’obbligo di non violare la disciplina europea sugli aiuti di Stato, monitorata dalla Commissione di Bruxelles, ed e’ per questo motivo che sarebbe utile, ad esempio, stabilizzare la decontribuzione per le imprese che assumono al Sud, una misura che gli analisti ritengono che la Ue possa far passare. Questa misura e’ stata applicata nel 2015 in tutt’Italia ma scade a fine anno: prevede un taglio dei contributi previdenziali con un tetto massimo di 8.600 euro ed un risparmio complessivo per il datore di lavoro di quasi 25 mila euro. Si potrebbe intervenire ora con un’applicazione che preveda assunzioni aggiuntive rispetto al numero dei lavoratori già in forza all’azienda e questa misura potrebbe essere rafforzata in sede locale con ulteriori fondi messi a disposizione delle Regioni e che siano aggiuntivi a quelli statali.

Questa misura interverrebbe dentro il problema principale che agita in questi anni il Sud, e la Calabria in particolare, e che e’ rappresentato dalla disoccupazione soprattutto giovanile. I soldi sarebbero spesi bene e non ci sarebbe la solita e tradizionale cascata di finanziamenti a pioggia che vanno poi dispersi nei mille rivoli del clientelismo locale e nazionale.

Questa misura non dovrebbe, però, essere isolata e non sarebbe male, ad esempio, se lo Stato si dotasse di procedure straordinarie per sostituirsi alle amministrazioni locali inefficienti e corrotte, soprattutto nelle aree urbane più critiche. Il prof. Salvatore Bragantini ha, ad esempio, avanzato a tale proposito una proposta seria: perché’ non premiare – come fanno gli Stati Uniti contro la mala finanza – chi consente di sequestrare i patrimoni mafiosi dandogliene una fetta? Ed e’ questa un’altra proposta concreta.

Il dato comunque importante è che si è fatta largo una convinzione positiva in queste settimane estive su cui lavorare: il recupero del Sud darebbe cioè un grande contributo alla crescita di tutto il Paese e soprattutto alla riduzione del nostro debito pubblico sul Pil e, dunque, dal riscatto del Sud dipende la ripartenza dell’ Italia tutta.

Renzi e il suo Governo sono, pertanto, attesi ora alla concretezza del fare e a dare il via, dopo i tanti hashtag estivi, alla vera ripartenza del Sud. In Calabria la solita estate caciarona e confusa, condita dalla disastrosa alluvione di Rossano, ci consegna, infatti, un solo dato inoppugnabile: e’ arrivato il momento delle cose concrete e dei fatti. Di parole (come ha scritto il direttore di questo giornale domenica scorsa) non ne possiamo davvero più.