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L'INTERVENTO. Lo sviluppo della Calabria esca dai documenti e viva nei territori

L'INTERVENTO. Lo sviluppo della Calabria esca dai documenti e viva nei territori

battaglia    di DEMETRIO BATTAGLIA* -

(rep) Nel 2009, il Consiglio regionale della Calabria decise di impiegare 50 milioni di risorse comunitarie per la costituzione di fondi di garanzia, finalizzati all’agevolazione dell’accesso al credito delle imprese del nostro territorio.

Una misura necessaria, in una terra martoriata dall’usura e devastata da un sistema bancario chiuso ad ogni richiesta avanzata dalle imprese.

Malgrado il pronunciamento dell’Assise regionale, non furono mai costituiti i fondi di garanzia e i soldi furono, invece, destinati alla cosiddetta controgaranzia ed affidati a Fincalabra, per poi non essere utilizzati. Lo scostamento tra la decisione politica formalizzata in un atto legislativo e quanto successivamente deciso sicuramente poggiava su valutazioni tecniche ancorate alle linee del programma comunitario di riferimento. Un programma che, in questo caso, come accade spesso, fu determinato senza una valutazione dei bisogni reali della Calabria e delle sue necessità.

Cito questo episodio per dire che spesso i tecnici scrivono a tavolino misure che vanno bene per dei contesti ordinari, ma non tengono conto della straordinarietà della situazione calabrese.

Questo è avvenuto a causa di una politica distratta, che non dà indicazioni, per incapacità, per superficialità o per mancanza di tempestività.

Il Presidente Oliverio è consapevole che una parte importante dello sviluppo passa dalla crescita delle nostre piccole e medie imprese. Imprese che oggi hanno la necessità di investire in nuove tecnologie per stare al passo con i tempi e, soprattutto, per fronteggiare la rinnovata fiducia e la crescita che attraversa il paese.

Le imprese calabresi hanno l’esigenza di avere misure incentivanti, tagliate su misura delle loro dimensioni. E’ indispensabile, quindi, offrire linee di sostegno diversificate ed ancorate alla storia economica e culturale dei soggetti imprenditoriali calabresi, per consentire una scelta degli strumenti finanziari dinamica e non imposta dall’alto.

Ad esempio, al settore dell’artigianato, che ingloba più di quarantamila aziende, dovrebbe essere ridata l’opportunità di utilizzare i finanziamenti previsti dalla vecchia ma sempre attuale                  legge n. 949 del 1952, comunemente nota come “legge artigiancassa” che, peraltro, è stata “regionalizzata“ con una norma del 2009. Il “rifinanziamento artigiancassa“ non confligge, ad esempio con il credito di imposta o altre misure; serve, bensì, a completare un’offerta che deve essere flessibile e dinamica, in grado di offrire risposte a tutto il segmento economico calabrese e non a singoli pezzi di esso.

Per realizzare un’operazione di questo calibro, appena saranno operative le risorse comunitarie della nuova fase, occorre verificare subito le condizioni attuative, non soltanto con indicazioni, ma anche con una verifica incalzante sulle strutture, che spesso non riescono a rendere operative le linee politiche programmatiche, anche a causa dei vincoli e degli estenuanti passaggi burocratici introdotti in fase di contrattazione europea, oltre che, purtroppo, per incapacità nella gestione pratica dei documenti elaborati. In Calabria, purtroppo lo sviluppo è rimasto lettera morta in tali documenti e nessuno ha avuto la capacità di renderlo vivo nei territori.

Il Presidente Oliverio, la sua Giunta e la sua maggioranza hanno la possibilità e le capacità di arrestare l’attuale declino economico della Calabria. Hanno, soprattutto, l’opportunità straordinaria di rendere la Calabria protagonista della nuova fase di crescita dell’Italia.

*deputato pd