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CALABRIA, ma per lo sviluppo serve l’innovazione

CALABRIA, ma per lo sviluppo serve l’innovazione

  innovation   di FILIPPO VELTRI -

E’ stata presentata recentemente la strategia regionale di ricerca e di innovazione che, alla luce dell’ approvazione dei programmi comunitari 2014/2020 POR e PSR, assume un’importanza fondamentale. La strategia è stata definita per far crescere l’innovazione dei tessuti produttivi, cioè agroalimentare, turismo, logistica, ambiente, scienze della vita.

Ora: perche’ questi progetti siano davvero utili allo sviluppo e non siano solo aria fritta, o peggio chiacchiere al vento per dissipare un po’ di risorse, cosa occorre fare? La vera domanda, la domanda chiave anzi, in questo momento in Calabria e’ davvero questa. Nei prossimi mesi arriveranno, infatti, molti soldi dall’Europa (oltre un miliardo di euro, tanto per capirci, solo per il Piano di sviluppo rurale) e qui si deciderà il destino della Calabria, al di là delle chiacchiere da bar o delle stanche liturgie unitarie, che si sono udite anche di recente nella politica regionale.

In Calabria – questo e’ lo snodo vero - abbiamo bisogno di innovazione diffusa per valorizzare la base produttiva e di politiche per migliorare la qualità della vita e tutti i programmi comunitari devono, perciò, essere fortemente correlati tra di loro. Prendiamo il Psr, cioè il comparto agroalimentare: punta molto sul capitale umano, quindi su formazione e consulenza, su innovazione e progetti di ricerca, su interventi per la banda larga nelle aree rurali, oltre che sugli investimenti aziendali, sostiene la creazione di start up innovative di giovani, con le quali si punta al ricambio generazionale in agricoltura ed alla promozione dell’innovazione tecnologica e digitale.

Bisogna, però, non solo puntare sull’innovazione di processo, di prodotto e su nuove pratiche agronomiche, ma sulle innovazioni organizzative e culturali, pensare ad una nuova logica di sistema che dia valore aggiunto al sistema produttivo e lo promuova efficacemente sui mercati. C’è a questo fine bisogno che i centri di ricerca calabresi si coordinino meglio tra loro, a supporto non solo del Dipartimento Agricoltura ma dell’intera Calabria.

Questo e’ solo un esempio di come le cose dovrebbero funzionare, mettendo nel conto che le precedenti esperienze di programmazione in Calabria non hanno funzionato bene (dolce eufemismo), sia per l’inefficienza della macchina burocratica che per la debolezza dei soggetti che operano sul territorio. Occorre essere chiari anche su questo, visto l’entusiasmo che si coglieva a piene mani l’altro giorno alla Cittadella con tanti operatori agricoli e le ceste di agrumi e di frutta depositate davanti ad Oliverio: negli anni passati questi stessi soggetti non hanno, infatti, brillato - al pari della Regione - nella spesa dei fondi comunitari.

Quindi la gestione dei fondi Ue 2014/2020 o sarà davvero tutta un’altra storia rispetto al passato o Oliverio avrà perso la sua vera battaglia (che e’ questa e non la sanità) per cambiar verso alla regione. Da Germaneto, dal Palazzo della Regione cioè, si insiste su un concetto: bisogna creare le condizioni affinché nella società calabrese si possa determinare la giusta e necessaria spinta ad un approccio diverso alle risorse comunitarie ed alla capacità di fare esprimere le potenzialità dei territori e dei comparti, per la crescita e lo sviluppo.

“La vera partita – dice il Presidente della Regione - si gioca partendo dalla società, che deve essere più indipendente e libera, grazie anche alle regole ed all’automatismo”. E’ assolutamente vero ma e’ altrettanto assolutamente vero un altro concetto: o la politica e l’amministrazione danno per primi il passo e il segno giusto oppure nessuna società civile o produttiva (tantomeno quella calabrese, debole e incerta per tanti aspetti) potrà sopperire a queste manchevolezze. Ci aspettano, dunque, mesi interessanti e decisivi, per la politica e la società, per creare lavoro e possibilità concrete di occupazione, il vero problema cioè della Calabria.