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L’ANALISI. Sud, la paura di Renzi

L’ANALISI. Sud, la paura di Renzi

renzi e il sud   di FILIPPO VELTRI

- Meglio tardi che mai ma alla fine Matteo Renzi deve proprio essersi preso di paura se ha deciso di dedicare gran parte del suo intervento conclusivo alla sesta Leopolda di Firenze al Sud, ai suoi problemi ma soprattutto a quello che potrà avvenire in termini politici.

Sentite che ha detto: «(…) è chiaro che noi abbiamo un problema Mezzogiorno, ma noi non possiamo più permetterci alibi. I problemi del sud si possono risolvere. A Delrio ho detto: risolvi la questione della Salerno-Reggio Calabria se non vuoi che ti ci porti in auto. E guido io" che, scherzando ha sottolineato. «È un rischio». Per Renzi «si tratta di questioni da risolvere, anche perché i governatori sono tutti nostri. Se non le risolviamo, con che faccia ci ripresentiamo alle prossime elezioni?».

Il Premier sembra, dunque, avere finalmente capito che il tempo delle chiacchiere e delle promesse (che si rincorrono ormai da quel famigerato 7 agosto, data in cui riunì la Direzione nazionale del Pd) e’ davvero finito e tempo non ne ha più. Non ne ha il suo Governo, ma non ne ha più nemmeno il suo partito che amministra tutte le regioni del sud e che da qui a poco non potrà più prendersela con nessuno.

Renzi sa bene che le questioni squadernate il 7 agosto e per ultimo domenica mattina alla stazione del capoluogo toscano rappresentano macigni che non sono stati nemmeno scalfiti in 5 mesi di inutili chiacchiere, convegni, annunci, statistiche, polemiche che hanno, viceversa, reso ancora più urgente il concreto intervento da parte del potere pubblico (dunque Governo nazionale e Regioni) che hanno un solo e unico colore politico: il Pd.

Non si può presentare il Premier, ancora, al decisivo appuntamento delle elezioni amministrative di tarda primavera con uno stato del Mezzogiorno comatoso, così in preda a problemi vecchi e nuovi che fanno paura. Si voterà a Napoli come a Cosenza, oltre che a Roma, Bologna, Torino e Milano.

Ieri il Sole24 ore ha citato un memorabile intervento di Pasquale Saraceno in cui si ricordava il meridionalismo come cifra forte delle élite politiche e culturali di una parte del ‘900 e in cui si offriva un dato di ottimismo illuminista sulle future politiche del sud che superava il pessimismo di Carlo Levi e di Leonardo Sciascia. Poi Saraceno morì ma le cose non sono andate come lui le aveva sognate e oggi bisogna rifondare una nuova cultura per il Sud, sul Sud, del Sud. ‘’E dunque – conclude significativamente il quotidiano di Confindustria – per l’Italia, sull’Italia, dell’Italia’’. Come a dire: attenti che il problema riguarda tutto il paese e non quei quattro derelitti in fondo allo stivale.

Ma per questa rifondazione ci vogliono pensieri e atti di governo concreti: a fine anno non e’ ancora chiaro, ad esempio, come saranno coordinati nella nuova legge di stabilità il matsterplan, i bonus e gli incentivi previsti; non e’ ancora chiaro cosa contengano i patti con le varie regioni al netto di una rimodulazione dei fondi europei. Ne’ si può pensare – caro Renzi – che il problema della Calabria stia tutto nella Salerno-Reggio Calabria la cui telenovela ha stancato tutti e che non può diventare da un lato la salvezza nostra e dall’altro l’emblema di tutte le storture. Non è così da nessuna delle due parti, ma mancano a tal proposito idee alternative o lungimiranti e, dunque, resta alla fine solo questo progetto sulla A3 che deve essere finita anche nel tratto che manca da Altilia a Cosenza.

Da Firenze il capo del Governo, da quell’abile tessitore di trame quale egli è, ha rilanciato la palla al centro: a sé stesso, ai suoi ministri, ai Presidenti delle Regioni, al suo partito ed ha fatto bene. Ha rialzato la posta perché’ qualcuno si svegli. Il tempo delle mele e’ davvero finito.