Direttore: Aldo Varano    

PORTI. Gioia e Messina, l’osso e la polpa

PORTI. Gioia e Messina, l’osso e la polpa

gioia p   di ALDO VARANO

- C’è molta confusione su porti Messina Gioia. Forse perché (parto dalla correttezza e onestà intellettuale di tutti gli interlocutori) pochi hanno studiato le 221 cartelle (bibliografia e fonti normative comprese) del “Piano strategico nazionale della portualità e della logistica”. Eppure, in quell’ottimo Piano c’è scritto tutto. Invece, ci si affida a giudizi e rassicurazioni che col Piano spesso non c’entrano nulla. Ecco perché non è inutile riassumere ai nostri lettori alcuni punti fermi con due premesse: a) mentre si creano confusioni gli altri si muovono come dimostra nelle scorse ore la gara per la sostanziale privatizzazione del Pireo da parte della Cosco-Cina, la più grande società del mondo di logistica (182 navi porta-container, approdi in 163 porti di 51 paesi); b) in politica sono normali diverse opzioni rispetto allo stesso problema; la politica è (quasi sempre) scelta tra opzioni. Guai a giudicare i dissensi una difficoltà.

UNO. Circolano molte assicurazioni sul ruolo futuro di Gioia Tauro, sul fatto che avrà la leadership e la sede dell’Autorità di Sistema Portuale (AdSP) che sta per nascere, che quella del Tirreno è la più grande AdSP d’Italia (che furbi noi ad averla strappata!), e perfino (titolo della Gazzetta) che si fa “un passo verso l’Area integrata” non si capisce tra chi e con quali obiettivi (Crotone e Corigliano?) e via elencando; non ultime le rassicurazioni del ministro Delrio (che credo oneste e convinte).

Inizio proprio da qui. Delrio è un ottimo ministro impegnato a fare gli interessi dell’Italia ed ha, è il mio giudizio, una visione leale e onesta dei problemi. Bravo oltre che perbene; mica poco. Non significa che abbia sempre ragione, che veda sempre bene, riesca sempre a sottrarsi alle spinte degli interessi (parlo di quelli diversi e legittimi). Né che possa garantire il futuro che (Delrio sarebbe d’accordo per primo) viene garantito da leggi, regolamenti, decreti.

DUE. E’ importante dove sarà la sede dell’AdSP? Certo. Soprattutto per quelli che vi sono impiegati. Notizia non buona per quelli di Messina che dovranno (dovrebbero) spostarsi a Gioia. Ma rispetto alle decisioni strategiche dei porti la sede vale zero. Il “luogo” non è la cartina di tornasole della bontà dell’AdSP del Tirreno meridionale che mette insieme Gioia e Messina. E’ sbagliato lanciare nel dibattito l’osso invece di preoccuparsi della polpa. Meglio: rispetto a un progetto il “luogo” in cui viene ideato c’entra, per il successo e la qualità, come il cavolo a merenda. I calabresi che nel ’70 sostennero che il problema non era se fare il capoluogo a Reggio o Catanzaro ma quello di una Regione capace di fare una buona politica per tutta la Calabria avevano ragione. Catanzaro Capitale è città in crisi come tutte le altre città calabresi; per responsabilità di una Regione (e non solo) la cui Governance è stata quasi sempre un disastro. Ecco perché è un errore ridurre tutto alla sede. La sede è questione tipicamente campanilistica e di pennacchio (come 40 anni fa). Che sia Gioia è il minimo. Non perché è in Calabria ma perché lì si trova uno dei più grandi e moderni porti del Mediterraneo, il mare a cui il Piano di Delrio finalmente guarda in modo privilegiato. Senza Gioia, la sua realtà, il suo sterminato retroterra non intasato non ci sarebbe stata discussione.

TRE. Su futuro e successo dei porti non decideranno Delrio, Gioia, Messina, Reggio o le due Regioni. La partita è così decisiva per l’Italia che il potere sarà sottratto a gruppi e gruppettini dei territori per essere affidato, questo ha già deciso il Piano, a un’autorità pubblica che in modo pieno avrà “il controllo delle risorse finanziarie e/o possa efficacemente mettere in piedi accordi di partnership” (pag 199). Un potere, “adeguatamente autonomo rispetto ai possibili condizionamenti di portatori di interessi locali (siano essi soggetti politici o economici) superando la debolezza e il localismo” (idem). Insomma, il piano spezza il localismo e insieme la “ri-centralizzazione che non permetterebbe di valorizzare la conoscenze dei propri mercati locali ed internazionali che ciascuna autorità portuale possiede, rendendo più difficile il raccordo con le esigenze di ciascuna città e dei sistemi economici e logistici che ci fanno capo”. Valutazione sacrosanta che affossa l’argomento per cui aver dato vita alla più grande AdSP d’Italia sarebbe elemento di forza anziché, come spiega il Piano, di debolezza. Lo so che è un paradosso: ma non è colpa di chi scrive se leggendo Delrio si capisce che l’Autorità del Mare Tirreno meridionale è un pasticcio perché mette insieme Gioia Tauro e Messina e ignora gli altri porti calabresi non si capisce a cosa destinati.

QUATTRO. Ma buoni propositi a parte, chi farà le scelte vere? Deciderà (pag 201) il Comitato di Gestione dell’AdSP che sarà formato dal Presidente (di nomina ministeriale), un membro di ciascuna Regione, un membro di ciascuna città metropolitana. Quindi 5 il cui capo sarà scelto da Delrio. Accorinti e Falcomatà, un altro a testa; Crocetta e Oliverio, idem. Due saranno di Messina, lei sì accorpata, autonoma, con la forza di condizionare gli altri. Uno verrà scelto nell’ambito della città metropolitana di Reggio. Il quinto lo nomina Oliverio. E’ possibile che su sei porti calabresi si dia spazio a due sensibilità di un solo territorio (Reggio-Gioia) mentre, per dirla con Delrio, le “ri-centralizzazioni” tra Tremestieri e Corigliano Calabro indeboliranno il grande progetto di una “Calabria-porto” che guarda al mondo e insieme alle necessità di città, territori e mercati locali?

CINQUE. Le notizie che arrivano dal Pireo sono drammatiche. La valanga di nuovi container che si riverserà dal Suez raddoppiato rischia di chiudere i giochi per Gioia ancora senza raccordi ferroviari e intrappolata tra A3 e 106. Dal Pireo a Trieste è un salto (che sia per questo che la Serracchiani ha respinto tutti i tentativi di accorpamento?) e da lì, su navi più piccole la Cosco-Cina potrebbe chiudere la Calabria nell'attuale destino per un altro secolo. Servirebbe essere già in Cina (o mandarci di nuovo Prodi) per contattare altri giganti della logistica del pianeta. E bisognerebbe lavorare h24 a Gioia per fare quel che serve. Invece siamo ancora qui, a giocare col raccordo ferroviario che si fa e non si fa, con le gallerie che si allargano per far passare i container o no, a fare i conti con le bizze dei messinesi che non ne vogliono sapere di Catania e Augusta, a distribuire illusioni e (dio non voglia) a mangiarci le grandi occasioni.