Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. Cosenza, Presta e la mossa del Pd per vincere

L’ANALISI. Cosenza, Presta e la mossa del Pd per vincere

presta e benigni   di ALDO VARANO

- UNO. Le parole di Lucio Presta in televisione, il documento votato dal Csx, la dichiarazione congiunta di Magorno e Guglielmelli (segretari calabrese e cosentino) e l’intervista di Paolini al Corriere della Calabria hanno chiuso il cerchio e ormai non saranno molte le sorprese che è lecito aspettarsi.

La sintesi su quel che è realmente accaduto non è complicata: il Pd ha scelto di vincere le elezioni, tutto il resto, dai rancori alle delusioni ai bollettini di guerra, fa parte del contorno. Naturalmente, che il Pd abbia deciso di vincere non significa che vincerà e che si possa decidere ai punti seduti al tavolino, ma che ha abbozzato facendo nella situazione data tutte le mosse necessarie per poterla spuntare. Certo, le polemiche saranno roventi e i richiami all’etica della politica, ai voltafaccia e ai tradimenti infurieranno. Ma la politica ha altre regole e i dati politici reali della situazione cosentina sono altri.

DUE. Intanto, il Pd evita le primarie che nella situazione data, all’interno del Pd di Cosenza, non sarebbero servite a scegliere il candidato sindaco ma a verificare quale gruppo e quale potentato del Pd è più forte di tutti gli altri. I rischi connessi alle ferite e alle lacerazioni tutte interne al partito di Renzi sono stati scansati. Si potrà urlare che la democrazia viene calpestata. Ma dentro il Pd, anche chi urla, sarà vivo e senza ferite. E’ vero, a Cosenza non saranno come a Milano, come ha osservato l’avvocato Paolini, ma lì con le primarie hanno scelto il candidato, qui si sarebbero misurati Guccione, Oliverio, Adamo e via elencando tutti gli altri. Il Pd calabrese ha fatto tutto questo per ubbidire a Renzi? Molti si sono probabilmente mossi per far piacere a Roma e, magari, hanno esibito  ubbidienza ancor prima di rendersi conto che in realtà era l'unica soluzione giusta per vincere. Siamo in un caso in cui l'eventuale dictat coincide con gli interessi reali di big e sottobig. L'argomento infurierà, ma si spegnerà presto. Il richiamo alla fierezza dell'automia scatta quando la scelta che viene chiesta è contraria agli interessi di chi deve assumerla. negli altri casi diventa retorica.

TRE. Questa premessa è indispensabile per capire cos’è successo evitando paragoni banali con la spaccatura di cinque anni fa che regalò il Comune agli uomini di Scopelliti grazie alle capacità di Scopelliti che s’incontrarono con la rottura originata nel Pd che contagiò tutta l’area del Csx. Ora invece, la rottura, se di rotture si vuol proprio parlare, è tra un’ampia aggregazione di Csx, che ha come centro-motore il Pd, e il gruppo di Paolini la cui ampiezza, senza i collegamenti con Pd o almeno l’appoggio di una sua parte, è praticamente inconsistente. Insomma, situazioni di qualità diversa. Paolini ha sempre avuto una forte autonomia politica e la notevole capacità di collocarsi al centro di situazioni politiche complesse e di movimento. Per questo probabilmente piaceva a Giacomo Mancini e, forse, per la stessa ragione quando il vecchio leader dovette scegliere il successore lo “tradì” per Eva Catizone. Di questo suo isolamento, che convive con un’orgogliosa voglia di rivincita, è testimonianza l’intervista rivelatrice dei reali avvenimenti rilasciata a caldo ad Antonio Ricchio.

Il presentarsi del blocco unito del Csx ai nastri di partenza non è privo di conseguenze perché stoppa i processi disgregativi o di disturbo che la volta scorsa vennero alimentati proprio dal Pd. Né in sua assenza ci sono altri attori politici che hanno la forza per diventare un elemento di pericolo.

QUATTRO. Di contro al rinsaldarsi del blocco di Csx c’è, insuperata e rocciosa, la crisi del Cdx che da Roma dilaga con energia ovunque e, a Cosenza, s’incontra e non poteva non incontrarsi con elementi endogeni dovuti alla scontro per l’accaparramento di quel che resta del vecchio Cdx che aveva vinto le elezioni. Certo, il Ncd (o come si chiamerà quando nei mesi prossimi cancellerà la parola destra a favore di “popolari” o chissà che) non ha ancora firmato il documento al tavolo dell’alleanza civica. Ma nessuno può illudersi che i Gentile siano tanto sprovveduti da ficcarsi in una trappola che li emarginerebbe dai possibili scenari futuri italiani e cosentini. Il Ncd ha già scelto nei mesi scorsi. Ormai le sue scelte sono obbligate. Può decidere di essere “autonomo”, giusto per l’occhio degli elettori, nelle città in cui non conta nulla, non fa la differenza, è tagliato fuori. Ma a Cosenza il suo cammino è obbligato.

Insomma, la situazione è questa: il Pd è compatto e comunque le sue eventuali sofferenze resteranno non percepibili e prive di peso; l’area che aveva aggregato Scopelliti, che già aveva subito colpi, continua a svuotarsi e una sua parte corposa inizia ad avere un progetto da “convergenze parallele” col renzismo; la crisi nazionale e locale del Cdx è ancora lontana da qualsiasi sbocco e cede direttamente al nemico, parti consistenti del suo esercito (Morrone, Gentile, Mancini e quando si leggeranno le liste vi saranno probabilmente altre sorprese).

Ci sono tutti gli elementi per dire che l’operazione del Pd sia andata in porto. Una sequenza di mosse che preludono al matto.

CINQUE. La sorpresa, però, potrebbe venire dagli elettori sui quali Occhiuto sta sperimentando una strategia carica d’orgoglio mentre Presta, fino ad ora, non sembra avere avuto una presa paragonabile a quella dell’ex sindaco disarcionato.

Alla fine, si potrebbe pensare, lo scontro sarà tra Occhiuto e Presta. Tutti quelli che al tavolo hanno firmato per l’alleanza civica non ci saranno. Due combattenti uno di fronte all’altro come Davide e Golia. Ma fermarsi qui significa fermarsi a una visione un po’ ingenua e/o superficiale. Le cose vanno in un altro modo. Si faranno le liste. Pezzi di città si schiereranno e (ri)schiereranno dopo aver (ri)organizzato le proprie idee e (ri)passato l’inventario degli interessi che rappresentano. Ci saranno spostamenti e ancora tradimenti, rancori, sgambetti e tutto il resto. Esattamente come cinque anni fa quando il vento (che è quasi sempre elemento decisivo) soffiava in un’altra direzione. Poi il voto e l’augurio che Cosenza (ri)prenda a respirare.