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L’INTERVENTO. Il Pd, Magorno e Bauman

L’INTERVENTO. Il Pd, Magorno e Bauman

Bauman    di FILIPPO VELTRI -

 Ernesto Magorno, avvocato prestato alla politica ed oggi segretario regionale del Partito Democratico, nonché’ deputato della Repubblica, nonché’ membro della Commissione Parlamentare Antimafia, nonché’ fidatissimo sodale della prima ora di Matteo Renzi, nonché’ tante altre cose deve essersi letto solo il titolo del notissimo e citatissimo (spesso a sproposito) saggio del noto sociologo Zygmunt Bauman sulla società liquida.

Altrimenti non si spiegherebbe come abbia fatto a rispondere nel modo che sunteggiamo ad una precisa domanda fattagli qualche sera fa da un suo compagno di partito, un autorevole dirigente peraltro renziano, che gli chiedeva conto e ragione del fatto che il Pd non abbia ancora in Calabria organismi dirigenti. Cioe’ una segreteria, incarichi di lavoro, etc etc.

Magorno – presente l’altro suo sodale Luca Lotti – ha infatti risposto (questo e’ il senso) che ormai non è più tempo di quei sofismi che reclamava il suo compagno di partito. Insomma: a che servono questi organismi? A che serve una segreteria in un partito? Facciamo altro, magari le consulte, cioè specie di assemblee plenarie in cui non si capisce chi decide e come decide.

Ora, il buon Magorno non è che sia solo in questa sua intemerata. Magari fosse così! Quei suoi compagni e sodali di partito a Roma da tempo, infatti, straparlano di un partito così detto liquido, così come Bauman indicava la società in cui per certi aspetti viviamo. Solo che il modello di Bauman non intende certo prendere alla lettera questa metafora, come sta avvenendo invece ora, nel momento in cui libri, registri e quaderni, con tutti i significati che essi rivestono, rischiano di finire nelle tubature di scarico. Trascinando con sé tante memorie del passato ma anche tante speranze del futuro.

Bisognerebbe,dunque, andare oltre il titolo del libro del sociologo polacco. Perché’ se la modernità è “liquida”, esiste comunque per Bauman qualcosa che rimane stabile, vale a dire il socialismo, che non sarebbe un modello alternativo di società, bensì “un coltello affilato premuto contro le eclatanti ingiustizie della società, una voce della coscienza finalizzata a indebolire la presunzione e l’autoadorazione dei dominanti”, come Bauman disse in una indimenticata intervista a Serena Zoli per il Corriere della Sera del 13 ottobre 2002.

Insomma quei codazzi di cui parlavamo nel precedente articolo hanno davvero dei grandi riferimenti filosofici e sociologici: l’autoadorazione!

Nell’attuale mondo “liquido” vi è un ingresso ma nessuna via d’uscita, nel senso che chi è escluso lo resterà per sempre, e sarà condannato a vivere una realtà dove sono sospesi lo stato di diritto e tutto il complesso delle procedure previste dal welfare state.

Vuole questo il Pd di Renzi, Lotti e Magorno? Pare proprio di si’. Anzi a giorni alterni dice si’ e poi un vago e confuso parlare di non si sa bene cosa. Resta il dato degli iscritti al partito, drammaticamente in calo, e quei codazzi che sono insieme causa ed effetto di quel malessere tutt’altro che liquido, tanto per restare nella metafora. Quell’autoadorazione dei dominanti di cui parla Bauman quanto tempo potrà durare ancora? Quanto reggerà il dominio solo con quell’autoadorazione?

Sabino Cassese ha recentemente scritto che il tracollo della macchina partito-organizzazione ‘’rende evidente un vuoto di educazione civica e di selezione della classe dirigente al quale bisogna porre rimedio’’. E il prof.Guido Crainz nel suo ultimo libro ‘’Storia della Repubblica’’ (Donzelli), di cui consigliamo vivamente a Magorno la lettura, parla di un tema vitale ma assente nel dibattito dei partiti (o di cio’ che resta di essi), concludendo con una folgorante immagine: ‘’la divinità acceca coloro che vuol mandare in rovina’’.

Sarebbero queste le semplici osservazioni e domande da porre ai dirigenti del Pd calabrese, con l’aggiunta non di poco conto che la dissoluzione di questo partito rischia di trascinare con se’ nel gorgo dell’inutilità anche l’esperienza di governo alla Regione. Ma quei dirigenti sono impegnati anche loro in quei codazzi e rischiano di venire accecati dalle divinità che adorano.