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Cosenza, Presta e il Pd. Pressing su Guccione perché si candidi

Cosenza, Presta e il Pd. Pressing su Guccione perché si candidi
guccione

 

Non sappiamo ancora se nel tran-tran noioso della politica e se tra le corde tese di manovre, contromanovre, finte e attacchi, trappole e tranelli ha fatto irruzione la solennità drammatica della vita.

Certo c’è un rigo terribile nel comunicato di Lucio Presta là dove scrive:

“Oggi con grande dolore, motivi di natura familiare mi impediscono di mantenere la serenità e la lucidità necessaria per portare avanti il mio impegno con la giusta dedizione e attenzione”.

Una prosa sofferta e faticosa, come condizionata dal pudore di un evento troppo grande per essere gettato sulla piazza col rischio che venga scambiato come scusa. E tuttavia si allude a un evento che impedisce serenità e lucidità come quando il dolore – altra parola usata da Presta – occupa per intero la scena senza lasciare spazio a null’altro. E’ questo dolore, non altro, avverte Presta, che gli impedisce di andare avanti con la giusta attenzione. Un ritiro che merita rispetto.

Ma lo spettacolo continua. Nel circo e in politica. Ignora le vicende umane e personali.

La domanda è obbligatoria: che accadrà ora a Cosenza nel Pd?

C’è la solita ridda di voci ma la verità è che è in atto un pressing fortissimo su Carlo Guccione, il più votato dei cosentini. Guccione viene dato come perplesso e in grande travaglio. Ha alle spalle polemiche dure dopo l’uscita dalla prima giunta Oliverio. E’ vero che lasciò l’assessorato per un meccanismo che non si riferiva al giudizio sul suo lavoro, ma non la prese bene comunque. La sua reazione, racconta chi è stato con lui in queste ore, non è il rifiuto sdegnato o la ritorsione dell’ora arrangiatevi voi, quanto la perplessità sul tempo. Mancano solo otto giorni per le liste e Guccione sta freneticamente facendo i calcoli per capire se la sfida può essere vinta nonostante l’handicap del tempo. Altre ipotesi, più sfumate, immaginano di poter concordare con Paolini una specie di appello del Pse al Pd per cancellare offese e ferite che si sono accumulate.

Presta, come che stiano le cose, è fuori. Difficile capire se e quanto sull’epilogo abbiano pesato le difficoltà politiche su cui ha inciampato. Posso sbagliare ma mi sono fatto di lui l’idea, leggendo le sue dichiarazioni e guardando ai suoi gesti, che in politica fosse tanto sprovveduto che avrebbe continuato a sfidare tutti con la sua testimonianza anche se fosse rimasto solo e che anzi avrebbe rivendicato la solitudine con orgoglio. Ma ora come candidato e testimone-provocatore Presta non c’è più mentre le scadenze stanno arrivando al fine tempo.

La vicenda Presta, come che stiano le cose, lascia sul campo un Pd in mutande: isolato e contrapposto ai suoi potenziali alleati; in rissa dichiarata col gruppo Paolini che, esasperato dall’assenza delle primarie che aveva chiesto con insistenza, ha scagliato contro i Ds l’accusa di essere come i Bravi di don Abbondio; in polemica durissima col Ncd dei cui sottosegretari calabresi (Gentile e Dorina Bianchi) aveva addirittura chiesto le dimissioni dal Governo come se fosse possibile per aiutare il Pd di Cosenza, sia detto sottovoce, far saltare il governo Renzi, cui spetta l’obbligo di occuparsi di sessanta milioni di cittadini in un momento particolarmente delicato anche sul piano internazionale.

Ma il problema vero, a volerla raccontare tutta, non sono gli alleati/avversari del Pd. L’ostacolo è intero ai Democrat soprattutto della provincia di Cosenza dove infuria la sindrome balcanica che spinge tutti contro tutti (e sullo sfondo di percepisce il posizionamento per le candidature delle prossime elezioni politiche). Se in un grande partito venendo all’improvviso meno il candidato sindaco l’unica reazione significativa che si registra è la chiusura dei telefoni di tutti i suoi dirigenti, vuol dire che c’è qualcosa che non va.

I partiti, specie se consistenti come il Pd, hanno l’obbligo di mantenere un filo permanente coi cittadini. Potrebbero i dirigenti di quel partito, sempre pronti a dichiarare tutto su tutto, farci capire cos’hanno in mente?