PREMESSA.1 Il voto di Roma è troppo anomalo per raccontare gli orientamenti elettorali del paese. Lo tsunami M5s che doppia il Pd non ha risconto nel resto d’Italia. Altrimenti il M5s non si sarebbe fermato al 10 a Milano e Napoli, né sarebbe apparso irrilevante altrove. Altra anomalia romana: il M5s stravince non soltanto al ballottaggio ma anche al primo turno, fenomeno negli altri Comuni quasi inedito. E’ a Torino che si deve guardare per intendere possibili scenari futuri. A Roma il Pd aveva creato un disastro. Inevitabile e giusta la sua sconfitta. A Torino il Pd, invece, perde in presenza di un diffuso giudizio positivo su Fassino, di gran lunga primo al voto ma sconfitto al ballottaggio. E’ il teorema “faccio bene ma vengo sconfitto” a far capire che succede. PREMESSA.2 Facciamo un passo indietro. La frattura che dall’inizio della Repubblica (ma anche prima) ha ispirato gli elettori italiani è stata bipolare e si riassume nel binomio Destra/Sinistra. E’ stata possibile perché due partiti (Dc e Pci), da soli, hanno quasi sempre sfiorato il 70% dei voti e uno (Dc) ha fatto parte del governo senza interruzioni per oltre mezzo secolo. La frattura Destra/Sinistra è stata dinamica, nel complesso sistemico e nelle due componenti fondamentali. La Destra è stata la destra liberale, di centro (per Pietro Scoppola la Dc aveva al suo interno una parte ampia di voti di destra che usava per politiche di centro e perfino di Csx); destra illibelare radicale e clericale, quella razzista della Lega, la fascista e perfino terrorista. La Sinistra è stata Pci-Psi, gran parte del movimento sindacale, la sinistra moderata, laica e riformatrice (Saragat, La Malfa), quella ideologica e carrista, extraparlamentare e gruppettara, e anche quella sfociata nel terrorismo. Due Italie si sono scontrate e confrontate sempre contrapponendosi fino a diventare, vere e proprie dimensioni esistenziali ancora forti nelle quali continuano a identificarsi gran parte degli italiani.
In politica siamo stati più nemici che avversari (almeno ufficialmente). Imbevuti di culture escludenti e alternative con rarissime e vaghe tracce di inclusione. Il Centro come spazio politico di raccordo non ha mai avuto la forza per diventare architrave di un governo. Le ragioni (geopolitiche) per cui è accaduto in Italia e non, per esempio, in Francia, non sono qui affrontate. Peppone e Don Camillo (cfr. Guareschi) sono la metafora, addolcita ma reale, della cultura politica italiana.
PREMESSA.3 Oggi una nuova frattura s’è innestata nel paese. E’ tripolare ed ha modificato in modo significativo il sistema politico italiano. E’ il risultato di un’incubazione lunga: crisi del bipolarismo Usa/Urss e del partitismo, nascita del partito personale (cfr. Calise), esplosione della globalizzazione, crisi economica mondiale con difficoltà strutturali che hanno rinsecchito e messo in crisi lo Stato sociale, terrorismo, massicce migrazioni di popoli da secoli sconosciute nel nostro paese, la paura del futuro. Questi argomenti, elencati alla rinfusa, non vengono qui affrontati. Mi limito a prendere atto che il tripolarismo debutta ufficialmente la sera del 25 febbraio 2013 quando dalle urne emergono tre grandi blocchi elettorali: 29,55 (Csx), 29,18 Cdx), 25,56 (M5s).
UNO. Ciò premesso, per capire Torino (sindaco bravo che perde) bisogna studiare Messina. Non è una battuta. Lì le ultime comunali si sono svolte il 9 e il 23 giugno 2013 (primo e secondo turno). Il terremoto tripolare è troppo recente per capirne la dinamica. Il renzismo è assente dal panorama politico. Assenti sono la rottamazione, il fastidio verso l’ex sindaco di Firenze, i rancori che infuriano nel Pd, le scelte economiche del governo Renzi, e perfino il ruolo di Verdini. A Messina, in un clima asettico e sonnacchioso, al primo turno il candidato del Csx manca il successo per circa 40 voti (49,94). Secondo classificato col 23,88, meno della metà del primo, il candidato della lista No Ponte, un professore di ginnastica simpatico e fuori schema, Renato Accorinti, che ha trasformato in lista il movimento che si oppone alla costruzione di un ponte che nessuno vuol costruire, fin qui utilizzato per finanziare (molto profumatamente) la Società dello Stretto e per mega contratti che prevedono miliardarie penali per lo Stato se il Ponte (che nessuno vuole costruire) non verrà costruito. Il Cdx a Messina arriva terzo (18,49); il M5s in fondo (2,8). Al ballottaggio Accorinti, partito da 19.540 voti scatta a 47.866 e sfonda con un vertiginoso 52,67 che lo incorona sindaco. Il quasi sindaco del Csx, nonostante vada avanti al ballottaggio (da 40.870 a 43.017) si ferma al 47,33 e perde.
DUE. Il ballottaggio è previsto per dare stabilità e presuppone che l’elettore privato del suo candidato resti a casa o scelga il candidato meno lontano dalla sua sensibilità. L’Istituto Cattaneo ha scoperto che in tutti i ballottaggi italiani 7 volte su 10 vince chi è più avanti. La signora Marine Le Pen in Francia ha grandi successi al primo turno, finisce qualche giorno su tutti i giornali del mondo e al ballottaggio sparisce. La frattura in quel paese è tripolare (da molto prima che in Italia) ma la cultura è meno radicalizzata. A Messina gli elettori di Cdx orfani al secondo turno non hanno scelto Accorinti ma hanno votato in modo compatto contro il nemico, cioè il Csx. Sarebbe probabilmente accaduto il contrario se al primo turno anziché il Csx avesse vinto il Cdx.
La spiegazione del voto di Torino (e di buona parte del paese, Roma "abbastanza" esclusa) è tutta qui. Gli elettori di Cdx torinesi non hanno scelto la Appendino, ma hanno votato contro il proprio nemico politico: “contro” il Csx, cioè Fassino. Il calcolo dei flussi è illuminante: votano "contro" Fassino il 98 degli elettori Ap, l'85 di Fi, il 71 della Lega, e FdI.
I giornali in queste ore mettono in luce che il M5s vince 19 ballottaggi su 20 e interpretano il dato come un consenso impetuoso e crescente per i grillini, che avrebbero già invaso l’intero paese e che invece restano solo il terzo blocco dell’assetto tripolare (e senza l’anomalia romana distanziati di un bel po’. I numeri raccontano che il M5s arriva (quasi sempre secondo al ballottaggio) perché un Cdx in crisi, i cui voti e la cui cultura identitaria continuano a esistere, s’è diviso in diversi tronconi.
TRE. Torniamo a Torino. L’elettore di Cdx vota “contro” Fassino perché il tripolarismo non ha cancellato la cultura della precedente frattura bipolare che continua ad operare nel sottofondo del ballottaggio.
Gli analisti spiegano che il M5s è una perfetta macchina da ballottaggio. Hanno ragione. Ma spiegano il fenomeno in modo sbagliato perché hanno difficoltà a riconoscere la coesistenza delle due fratture del sottosuolo elettorale. Ho letto un’analisi sul giornale online del Mulino che interpreta la sconfitta di Fassino come rottamazione e fastidio per un uomo politico anziano. L’autore dell’articolo evita di ricordare che al primo turno, nel confronto più libero perché non condizionato dalle costrizioni del ballottaggio, Fassino prende molti più voti della Appendino distanziandola di 11 punti. A dar retta all’articolista i torinesi prima hanno avuto fastidio per la giovinezza della Appendino e pochi giorni dopo si sono infastiditi per l’anziano Fassino. Un pasticcio incomprensibile.
In realtà, Fassino perde perché gli elettori di Cdx votano “contro” di lui seguendo la propria cultura. E i candidati del M5s che nei ballottaggi vincono avversari di Cdx, ci riescono perché quelli di Csx votano “contro” il Cdx. Da qui un effetto moltiplicatore del successo (innegabile) del M5s che s’avvantaggia mediaticamente dell’anomalia romana e la somma al teorema per cui nel ballottaggio vince il secondo. La controprova viene da Milano dove le elezioni si sono svolte sulla vecchia frattura bipolare e, quindi, tra primo e secondo turno, non c’è stato alcun paratrac.
QUATTRO. Questa analisi non semplifica i problemi del Pd e del renzismo ma li complica. Non alleggerisce la sconfitta ma l’appesantisce. Per vincere in una società tripolare non basta mettere mano a un motore arrugginito e cambiare questo o quel pezzo. Serve un progetto di società: analisi e sapienza che il renzismo, almeno fin qui, non è riuscito a tirar fuori e a rendere evidente.
CINQUE. Comunque si pone un gigantesco problema al paese perché l’Italicum, tranne nel caso in cui la sfida sia tra Cdx e Csx, assegna in modo quasi automatico la vittoria al secondo arrivato nel primo turno, cioè al M5s. La democrazia escluderebbe sistematicamente dal potere l’aggregazione di cittadini più numerosa. In un sistema democratico, la vittoria alle elezioni del M5s è assolutamente legittima. Ma una tecnica elettorale che assicura al secondo del primo turno (che è il turno in cui il cittadino sceglie liberamente) la vittoria, è francamente una ferita per democrazia ed una penalizzazione difficilmente accettabile per il Cdx e il Csx.
P.S. Quanto qui scritto non ha nulla a che vedere col voto calabrese dove il M5s è stato – fino ad ora – attore non protagonista e il movimento, univoco, è stato quello di una perdita di voti del Csx a favore del Cdx.