L'INTERVISTA. Nicola Irto sul voto

L'INTERVISTA. Nicola Irto sul voto
irto   Presidente, qual è la sua analisi del voto?
“Bisogna partire dal fatto che il voto  delle ultime elezioni, è un voto amministrativo e così va letto. Probabilmente all’interno di questo voto, penso alle elezioni di Torino, si annida qualche motivo di riflessione in più per il partito nazionale. Avevamo dati prevedibili come Roma, altri un po’ meno come Torino, ma la partita si gioca e resta aperta con un sistema italiano che è cambiato ed è diventato evidentemente tripolare”.

Come si riparte?
“Adesso serve una riflessione profonda nel partito e sui territori. Sarà importante capire qual sarà l’indicazione del segretario nazionale alla prossima direzione nazionale del partito democratico. E’ lì che si decideranno le misure in vista della nuova organizzazione del partito anche in vista dell’importante sfida del referendum costituzionale. Lì si gioca una partita squisitamente politica dai risultati che guardano all’attività politica del governo”.

Non c’è il rischio di una nuova sconfitta?
“E’ proprio a quell’appuntamento il Pd si vuole presentare non solo rinnovato negli uomini, ma credo anche nell’organizzazione stessa del partito per arrivare all’approvazione delle riforme”.

Il voto in Calabria?
“In Calabria le elezioni vanno con il trend nazionale e già prevista una direzione regionale nella quale confrontarsi. Aprire una discussione di quel tipo con la consapevolezza che abbiamo già un’importante responsabilità del governo della Regione Calabria che stiamo portando avanti con importanti provvedimenti. Sarà la sede quella non solo di rappresentare le lacune sui territori, ma anche per esaltare anche l’impronta che si sta dando alla Regione”.

Si aspetta segnali di discontinuità? Un rinnovamento anche negli uomini?
“Probabilmente dopo le  sconfitte in politica la peggiore soluzione è quella di pensare che cambiando le persone si cambiano i risultati. Personalmente, provengo da una cultura di partito, penso e sono convinto che sono l’idea e il progetto che portano le soluzioni a valle di una sconfitta. Non credo che sostituendo solo gli uomini si possa creare un meccanismo di soluzione ai problemi”.

E allora?
“Serve un’analisi profonda per capire le radici profonde per cui abbiamo perso centri importanti in Calabria. Serve soprattutto mettere in campo un’idea collettiva di nuovo progetto culturale, oserei dire. Serve un partito che torni a discutere con la società, che riesca a compenetrarsi nel mondo del lavoro, del non lavoro, nel mondo dei giovani che vogliono andarsene dalla Regione, nel mondo dell’impresa e in quello di chi vuole intraprenderla. Se riannodiamo il partito con il tessuto più profondo dei nostri iscritti e dei nostri militanti, con la società calabrese e i suoi bisogni, potremo trovare la soluzione per i nostri problemi”.