L’Inghilterra non c’è più. E qualcosa cambia anche per la Calabria

L’Inghilterra non c’è più. E qualcosa cambia anche per la Calabria
inglesi Se non fosse per la piccola Irlanda l’inglese non sarà più una delle lingue ufficiali dell’Unione europea. Basterebbe questo per dare la misura del fatto epocale che si è consumato con il voto nel Regno Unito. La lingua più parlata al mondo cederebbe il passo innanzi al finlandese o allo sloveno nei documenti ufficiali della UE. Par chiaro che, oggi, nessuno scommetterebbe un centesimo sul destino dell’Europa. Il sodalizio storico tra GB e USA diverrà inevitabilmente più stretto. Niente più esercito europeo, la Mogherini ridotta ancor di più ad un inutile convitato della politica estera mondiale (un’altra scommessa persa di Renzi), la nozione di cittadinanza europea decapitata del suo blasone più illustre: il made in England. Per non parlare di borse, società, affari, commerci. Migliaia di giovani italiani in vacanze studio o per lavoro consegnati ad una terra ormai straniera. Al pari di decine di altre migliaia.

Ai calabresi importa qualcosa del voto inglese? Più di quanto si pensi. Il Galles, la Scozia e l’Irlanda del nord a dispetto della geografia erano un pezzo importante del Sud dell’Europa. Come la Calabria hanno problemi drammatici di disoccupazione, di asfissia infrastrutturale, di marginalità politica (la Scozia è rimasta nel Regno per un soffio poco tempo fa).

Il mezzogiorno italiano perde un alleato prezioso nelle politiche di integrazione a livello comunitario. La Calabria vive una condizione obiettivamente “insulare” e vive un danno dal leave della più grande isola del continente. Il tunnel sotto la Manica è la cosa che più somiglia al ponte sullo Stretto dal punto di vista infrastrutturale e politico. Unire le isole, saldarle alla terra ferma è un gigantesco sogno dell’umanità e insieme una filosofia politica. L’idea che qualcuno possa andar via ed essere lasciato andare è l’esatto contrario di un progetto chiamato Unione. Alla debolissima Calabria nuoce ogni disunione ed ogni scissione per il solo fatto che tollera che qualcuno possa essere lasciato al proprio destino. Persa l’Inghilterra figuriamoci se non può andare persa la piccola Calabria. I rami secchi non sempre vengono potati e restare appesi (e sospesi) all’Italia e all’Europeo non vuol dire farne parte. Insieme alla GB oggi l’Europa perde, o comunque drasticamente indebolisce, la convinzione di un destino comune e agli ultimi e ai più deboli questo non conviene.