CALABRIA. Referendum, il Sì il No e la confusione che aiuta la Malaburocrazia

CALABRIA. Referendum, il Sì il No e la confusione che aiuta la Malaburocrazia
ref “Non è una battaglia contro la democrazia, ma contro la burocrazia”. Renzi lo ripete ad ogni momento consapevole della grande confusione che regna sul voto referendario di dicembre.

ALFA. È da non credere che il premier, dopo aver portato a casa ben sei voti parlamentari, si sia ficcato in un pasticcio del genere. La riforma costituzionale non è da urlo, ma neppure il mostro dipinto da taluno. L’esclusione del Senato dal procedimento legislativo è una svolta storica e la riduzione del potere delle Regioni potrebbe far risparmiare miliardi di euro l’anno in sperperi vari.

Basterebbe questo per votare Sì. Ma Renzi ha pasticciato. Anche ieri ha chiesto scusa per aver personalizzato il voto che, come ha detto, ha saldato nel fronte del No tutti i suoi avversari interni ed esterni. Stanno insieme nel No Casa Pound e l’Associazione partigiani, la Cgil e Brunetta, Magistratura democratica e Salvini che ha appena richiesto una legge con cui i magistrati chiedono pubblicamente scusa in caso di assoluzione. Un capolavoro di furbizia non c’è che dire.

BETA. Da calabresi che fare? Il fatto che lo stipendio dei consiglieri regionali si livelli a quello del sindaco di Catanzaro non dovrebbe far male alla Calabria. La politica, per carità, è una cosa seria, ma per votare qualche dozzina di leggi l’anno (40 nel 2015 e 29 ad oggi)  le indennità attuali sono moralmente inaccettabili. La riduzione drastica degli stipendi dei consiglieri allontanerà dalla politica quelli che lo fanno per campare (e non sono pochi). Se altrove si assiste alla incredibile posizione dell’antipolitica che votando No salva le indennità dei consiglieri regionali in Calabria il Sì ha un altro risvolto. Bisogna urgentemente liberarsi di una classe di “professionisti della politica” che considerano le cariche pubbliche un modo per vivere e bene a spese della Calabria.  Non è antipolitica, ma spirito di sopravvivenza.

GAMMA. Analogamente la contrazione delle competenze regionali fa’ più bene alla Calabria che a qualunque altra regione italiana.  Solo ieri la Corte dei conti ha indicato la gestione finanziaria degli apparati calabresi come la più dispendiosa ed inefficiente del paese. Malgrado gli sforzi di Viscomi nel cercare di sparigliare la giungla amministrativa, la Giunta sa benissimo di avere a che fare con apparati burocratici inadeguati, selezionati in modo clientelare, autoreferenziali se non eterodiretti, troppe volte corrotti. Liberare questi uffici da competenze – come vuole la riforma costituzionale – può solo migliorare la condizione dei calabresi e degli imprenditori in primo luogo.

Il premier ha ragione: è una battaglia contro la burocrazia. Bisognerebbe spiegarlo ad alcuni esponenti del No, terrorizzati dalla minaccia golpista della riforma e disponibili a lasciare le cose come stanno. La burocrazia ringrazia.