L’ANALISI. Trump (dopo la Brexit) e la globalizzazione rinnegata

L’ANALISI. Trump (dopo la Brexit) e la globalizzazione rinnegata
trump    Si scriveranno migliaia di articoli e centinaia di libri. La vittoria di Trump è epocale. Ma prima di tutto è epocale la sconfitta del mondo di Clinton. Tra Brexit a Londra e Trump a Washington il cuore del capitalismo svolta. Il nuovo presidente non è un uomo del capitale e di Wall Street, come non lo era Berlusconi e infatti le borse di tutto il mondo crollano. La globalizzazione da oggi ha i tempi contati. Da oggi le prospettive del mondo mutano. Il mondo anglosassone che la globalizzazione aveva inventato dice basta. Si torna indietro. Ma sarà possibile? La concorrenza cinese o indiana o messicana hanno messo in crisi un sistema economico,  finanziario e sociale.  Quel sistema ha accettato che Obama li tirasse fuori dalla fase peggiore della crisi e ora ha voltato le spalle a quel ceto dirigente di cui la Clinton era epigone perfetta.

Il secondo sconfitto, e qui la cosa è più seria, è il mondo dell’informazione. I giornali più importanti del mondo erano dalla parte della Clinton e in USA la cosa aveva proporzioni enormi, anzi totali. Non c’è stato un solo giornale americano, uno solo, che abbia sostenuto Trump. L’età di internet, i blog, la volatilità delle notizie, la superficialità imbarazzante del modo in cui la pubblica opinione si forma e si smonta, il crollo del sapere complesso e dei ragionamenti sottili stanno favorendo il populismo ovunque. Grillo, Trump, Farage, Podemos e tanti altri sono l’espressione evidente di una pubblica opinione fragile, liquida, pronta al rancore come al cieco entusiasmo. Internet,  il web hanno radicalmente cambiato il modo stesso in cui i popoli occidentali si orientano, si convincono e, quindi, votano.

Il referendum di Renzi era già perso per le stesse ragioni profonde e incontrollabili per cui Trump ha vinto. Con l’aggravante che sul carro del NO ci sono pezzi insopportabili del vecchio mondo. Perché in Italia certi rancori, certi interessi, certe corporazioni sono imbattibili e solide. Anche in Italia tutti i giornali principali sono (erano) dalla parte del SI, ma la loro capacità di influenza si sta liquefacendo come le copie che un tempo vendevano.

In fondo ad essere battuto in Occidente è il riformismo e la transizione di Renzi dalla rottamazione (tanto Trampiana) alla politica (sempre insufficiente e difficile) delle riforme rischia di travolgerlo. E con lui rischia di far soccombere una visione del mondo e della politica.

In Calabria vedere insieme Iole Santelli, coordinatrice di Forza Italia, la Fiom di Landini e Magistratura democratica, tutti schierati per il No, fatemelo dire, mette tristezza e porta malinconia. È l’emblema di un mondo sepolto, delle macerie di una politica travolta dalla modernità liquida di un capitalismo che ripiega e abbandona il mondo per tornare nel recinto tranquillizzante del populismo paranazionalista.

Ma in Italia se il No dovesse vincere non sarà certo merito di questo circo ma di una pancia profonda del paese che non crede al riformismo, che vuole soluzioni veloci e radicali come un tweet o un post su Facebook, che non è disposta a ragionare, ma solo a decidere. A spanne.