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LA POLEMICA. Ma la Calabria non è quella della “caccia ai neri”

LA POLEMICA. Ma la Calabria non è quella della “caccia ai neri”
rosarnoBarracopoli I titoli dei giornali, si sa, più che rispondere ai contenuti e ai fatti, devono attrarre l’attenzione. Così, sulla prima pagina del quotidiano La Stampa (17 marzo) si legge: “Salvini nella Calabria che dà la caccia ai neri”. Si tratta di un reportage sulla bidonville di Rosarno in cui, in un indicibile degrado, da anni vivono 2.500 immigrati africani. Nonostante il titolo, l’articolo precisa che “erano in quattro, tre minorenni” coloro che di sera “andavano a caccia di neri”, colpendoli con bastoni mentre tornavano dai campi. Episodi di deprecabile razzismo scoperti dalle forze dell’ordine, cui se ne aggiungerebbero altri. Fatti gravi, certo, ma che non sorprendono, vista la situazione di degrado e “d’illegalità quotidiana” che si registra a Rosarno.  

Ma bastano gli episodi citati – per quanto gravi – a giustificare un titolo come quello della Stampa? Si può ricordare come una “caccia ai neri” si sia effettivamente svolta in Italia qualche giorno fa. Non in Calabria però, ma a Macerata, dove un criminale ha sparato contro alcuni africani, ferendone sei. E fu “caccia ai neri” anche a Firenze, nel 2011, quando due senegalesi furono uccisi da un estremista di destra. E ancora a Firenze pochi giorni addietro, quando un altro senegalese è stato assassinato su un ponte della città. E se invece che in Calabria, Salvini fosse stato eletto a Firenze, come avrebbe titolato la Stampa?

Salvini è stato eletto non a Rosarno, ma in Calabria. In una regione in cui non c’è solo la bidonville di Rosarno. In cui c’è Riace, un piccolo borgo, esempio mondiale d’integrazione tra popoli e culture. Una regione in cui tanti comuni e associazioni, pur a corto di risorse, hanno messo insieme un’enorme rete di solidarietà. È al Sud che arrivano i barconi con tanti disperati a bordo. È al Sud che si salvano vite umane; è lì che si dà da bere, da mangiare, che si prestano le prime cure ai tanti migranti che arrivano dal mare. La baraccopoli di Rosarno è il simbolo del degrado, dell’ipocrisia e dell’assenza istituzionale. Uno dei simboli dello sfruttamento e dello schiavismo tollerato, ignorato, dimenticato da chi avrebbe il dovere di ricordarsene e occuparsene. Di questo, il reportage della Stampa non se ne cura. Rosarno è degrado ma è anche rete di volontari e associazioni che cercano di supplire alle carenze delle istituzioni. Rosarno e il Sud sono luoghi di solidarietà ma anche di sfruttamento. Sono i luoghi della manodopera a basso costo, che raccoglie le arance, i pomodori e gli ortaggi che arrivano anche sui mercati e sulle tavole del Nord.
 
*uniCz