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RIACE, UNA FINESTRA SUL MONDO

RIACE, UNA FINESTRA SUL MONDO
riace1 A Riace c’è un programma di accoglienza dei migranti che ha avuto risonanza mondiale. Un programma divenuto progetto pilota nazionale e internazionale, che ha ricevuto gli elogi dai media internazionali e dei big della cultura come Wind Wenders. Un’esperienza che ha attraversato i cuori delle persone nel mondo ma che ha assunto anche caratteri giudiziari con una indagine ancora aperta per la gestione del sistema dell’accoglienza, anche se un’ultima ispezione ha restituito dignità al sindaco e a tutta la comunità.

L’altra sera il sindaco Mimmo Lucano, che nel 2016 è stato anche citato tra i 50 leader più importanti del mondo dalla rivista Fortune, ha preso la parola per esternare “il malessere che mi opprime”. Ha avuto al suo fianco tantissima gente, uomini e donne, amministratori locali, professionisti e politici. In testa il presidente Oliverio, un vero compagno di Lucano in questo percorso fatto di sofferenze.

Ma cosa sta succedendo nel paese dei Bronzi? “Ad ottobre 20017 – racconta Lucano - il prefetto di Reggio Calabria voleva mandare via i rifugiati. L’ho ritenuto un gesto violento perché tra questi c’era anche un bambino di 7 giorni di vita che si chiama Gabriel. Ho investito del problema il presidente Oliverio che in pochissimo tempo è riuscito a bloccare tutto ed ora Gabriel ha festeggiato i 7 mesi di vita a Riace, con la sua famiglia. Posso dire allora che esiste un’altra dimensione della politica che si riscontra nella profondità dei rapporti umani e della dignità delle persone”.

   Nel 1998 il primo sbarco di migranti a Riace. Il sindaco è all’epoca un volontario nei soccorsi e nell’accoglienza. Nel 2001 nasce il primo vero progetto sull’accoglienza con un titolo ambizioso “Rivitalizzare il borgo di Riace attraverso i rifugiati”. E attraverso un bando ad evidenza pubblica promosso dal Ministero dell’Interno 15 rifugiati (il numero dipende dall’entità della popolazione che all’epoca non raggiungeva i 2000 abitanti) trovano casa nel paese dei Bronzi. Nel 2004 Mimmo Lucano da volontario diventa sindaco e dal 2001 Riace diventa come Lampedusa rotta per migliaia di migranti accolti dalla popolazione locale e supportati da politiche sociali. Il fenomeno dell’accoglienza è gestito dalla cooperativa “Città futura”.

Attualmente vivono a Riace (borgo e marina) 500 rifugiati (su 1.650 abitanti). L’integrazione vive nei 10 laboratori artigianali, nella fattoria didattica, nel frantoio oleario, nell’ambulatorio medico, nei corsi di educazione permanente degli adulti per il conseguimento del diploma di terza media e per i quali è stato destinato un intero edifico scolastico; nel cimitero e nell’asilo nido multietnici e nelle scuole (primaria, elementare e media ) anche loro multietniche e nel doposcuola. Sono circa 150 gli immigrati che non rientrano nei progetti.

’In questi anni – racconta Lucano - ho incontrato persone speciali che hanno un’idea pulita della dignità umana. Ora però abbiamo solo lo Sprar (Sistema protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Siamo obbligati a chiudere. Ho lottato tanto. Mi dispiace. Riace rimarrà un paese fantasma”.

Riace non deve pero’ chiudere. Deve vivere. Parla al mondo intero.

Riace – dice il presidente Oliverio - è un modello a cui fare riferimento per affrontare in termini concreti la dimensione dell’integrazione e dell’accoglienza rispetto ad un fenomeno col quale bisognerà misurarsi anche in futuro al di là dei Governi che verranno. L’esperienza di Riace è un modello che ci permette di affrontare in termini concreti il problema dell’immigrazione che non si risolve con il filo spinato ai confini.

   Oliverio l’altra sera ha rivolto un appello al Governo e al prefetto: le risposte alle attese devono essere e rapide. E anche un appello a intellettuali, professionisti, artisti, politici e cittadinanza tocca un compito. Vediamo chi ci sarà o chi farà solo chiacchiere e finta di niente.