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IL DIARIO. L’insopportabile leggerezza della raccolta differenziata dei rifiuti

IL DIARIO. L’insopportabile leggerezza della raccolta differenziata dei rifiuti
lordazzi UNO. Lunedì sera. Torno a casa che è già sera. Via Filippini. Non trovo posto per l’auto e mi sposto un po’ più avanti. Il marciapiede e un pezzetto della strada, all’altezza della scalinata in cui da anni vi sono di traverso come una maleodorante barriera i cassonetti è invaso dai rifiuti come raramente l’avevo visto da decine di anni. C’è una piccola fila di signori (e signore) che arrivano con le auto, fermano, scendono aprono il cofano e gettano, ormai alla rinfusa, i rifiuti. E subito via. I cassonetti di via Filippini non sono stati ancora eliminati (a parte quello dei rifiuti umidi) per far fronte all’emergenza. Ma questa sera, ormai, quasi non si vedono più. Facile capire che vengono anche da altri quartieri a liberarsi qui dai rifiuti. Così i cassonetti a disposizione di chi per qualche inconveniente non ha potuto ritirare i mastelli diventano una discarica di massa. Si potrebbe immaginare che ci sono molti, magari, che non pagano la passa sui rifiuti, abitanti del Centro e di altri quartieri, e quindi i mastelli non li hanno potuti ritirare. Ma non facciamo pettegolezzi maligni. Noi partiamo dal giudizio per cui tutti pagano la tassa sui rifiuti tanto alta anche perché non abbiamo mai fatto una differenziata adeguata ai tempi e ai consumi.

DUE. Martedì mattina esco presto e mi viene quasi un colpo. I cassonetti e la montagna di rifiuti di ieri sera non ci sono più. Non l’avevo mai vista la strada così bella libera, ariosa. Guardando dall’apice della scalinata verso giù scatta l’effetto cannocchiale. Le scale a scendere e poi la discesa a rompicollo verso il mare fanno un effetto cannocchiale che fa giganteggiare e rende nitido il mare e Messina (come ama ripetere una persona a me molto cara). Mi viene in mente che è un peccato che il pezzo di strada tra via Filippini e via Possidonea, diversamente dal passato, è a salire. Fosse a scendere col sole e i colori di Reggio sarebbe una fuga verso la bellezza. C’è, a disturbare l’occhio, solo un mucchietto di spazzatura, ma poca cosa. All’angolo guardando in giù a sinistra e c’è una grossa valigia blu. Penso (spero) sia l’ultima volta. Qualche irriducibile arrivato lì, rimasto spaesato e orfano dei cassonetti che li ha posati a terra per fuggire. Passerà.

cannocchiale

TRE. Martedì un po’ dopo mezzogiorno. Lo spettacolo è nuovamente sgradevole. I rifiuti sono cresciuti. Lasciati a terra un po’ più in là di dove prima c’erano i cassonetti. Una mia amica, che ha l’occhio lungo e una capacità d’osservazione critica che le invidio (fa il mio stesso mestiere) pubblica su fb la foto che le ho rubato e illustra questa noticina di costume sui reggini. Insomma, cassonetti o no i rifiuti continuano a crescere.

QUATTRO. Che farà l’amministrazione? In Centro, più intensamente rispetto al resto della città, ormai è tutto sotto controllo. Non c’è strada che non sia filmata giorno e notte dalle fotocamere degli antifurti privati. La legge, mi spiega un mio amico e vicino di casa, obbliga i proprietari a consegnare i filmati quando una qualche autorità che ne ha diritto li richiede. Spero non si arrivi a questo. Ma ormai si sa tutto di tutti e si può far tutto per accelerare l’incivilimento della città. Penso alla fila di lunedì sera degli automobilisti che scendono furtivi, spesso coppie, si guardano intorno e giù la spazzatura. Dietro quel gesto c’è una casa dove i rifiuti erano accumulati, la decisione di riunirli alla rinfusa in un sacchetto di plastica, la decisione di salire sulla propria auto chissà dove parcheggiata per la spedizione a caccia di cassonetti, la decisione, a cassonetti già strapieni, di gettarla a terra. Non sarebbe più facile fare la differenziata tanto più che crescendo il numero di chi la fa, vi sarà una concentrazione di energie delle autorità verso chi viola la legge i regolamenti e la civiltà?