Direttore: Aldo Varano    

CENSIS. Paradosso Italia: i reati crollano ma la paura cresce

CENSIS. Paradosso Italia: i reati crollano ma la paura cresce
armi mercato I reati diminuiscono drasticamente, ma la sensazione di essere costantemente esposti a qualche rischio cresce, tanto che il 39 per cento della popolazione aspira ad avere una pistola per potersi difendere. È questo il quadro offerto dall’ultimo rapporto Censis, presentato nella Biblioteca del Senato, dal quale la paura emerge come «tratto distintivo della società italiana». Infondata, ma agevolata da una narrazione più feroce e svincolata dai dati reali, che ci ha resi più solitari, diffidenti e chiusi.

Nonostante il nostro Paese possa vantare «un moderno modello di sicurezza», negli ultimi anni il numero di persone con in casa un’arma da fuoco è cresciuto, mentre si chiede di semplificare la normativa per ottenere il porto d’armi. Il rischio - si legge nel rapporto - è «una pericolosa “americanizzazione” della società civile, con un aumento esponenziale di quanti sparano e uccidono». Circa due quinti della popolazione sono favorevoli a criteri meno rigidi, un dato in netto aumento rispetto al 2015, quando ad invocare il diritto ad avere un arma era il 26 per cento della popolazione. E a tale richiesta si è subito agganciato, con un post su Facebook, il ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Una nuova legge che permetta la legittima difesa delle persone perbene, nelle proprie case e nei propri negozi, è una nostra priorità», ha affermato.

Il Censis mette però in guardia: «i rischi che una proliferazione delle armi porti ad un aumento dei morti è reale». Con leggi meno stringenti, spiega, in Italia le famiglie con armi in casa potrebbero lievitare fino a 10,9 milioni e i cittadini esposti al rischio di uccidere o essere uccisi a 25 milioni. La distorsione della realtà rischia dunque di far balzare le vittime da 150 a 2700 l’anno, sostiene il rapporto.

A spaventare circa 19 milioni di persone sono microcriminalità, terrorismo internazionale e la presunta invasione da parte dei migranti. La criminalità rimane comunque al quarto posto tra i problemi più sentiti, segnalato dal 21,5 per cento degli italiani dopo la mancanza di lavoro (52,4 per cento), l’evasione (29,2) e l’eccessivo prelievo fiscale (24), anche se sale al secondo posto tra i ceti più poveri.

Ma i dati sconfessano tale percezione: nel 2008 i reati denunciati sono stati 2.709.888, scesi a 2.232.552 nel 2017. Il 17,6 per cento in meno, dunque, con una riduzione di 10,2 punti solo nell’ultimo anno. Il calo è costante e interessa tutti i crimini più allarmanti: si è passati da 611 casi di omicidi nel 2008 ai 343 dell’ultimo anno, le rapine sono scese da 45.857 a 28.612 e i furti, quelli che più preoccupano, sono 1.198.892, cioè 400mila in meno negli ultimi tre anni.

Ma non solo: anche il paragone con il resto d’Europa indica una situazione decisamente positiva. Le città più “pericolose” sono Milano, con 237.365 reati, pari al 9,5 per cento del totale, seguita da Roma con 228.856 crimini denunciati, Torino (136.384) e Napoli (136.043). Il calo della criminalità non ha però intaccato la paura. Rimane scarsa la fiducia nelle istituzioni, a partire da Comune (5 punti su 10), sistema giudiziario (4,3), Parlamento europeo, governo regionale e nazionale (punteggio medio di 3,7) e partiti (2,5 punti su 10), mentre sale la fiducia nelle Forze dell’ordine. Ma ciò non fa diminuire il bisogno di difendersi da soli: il 92,5 per cento degli italiani adotta almeno un accorgimento contro ladri e rapinatori, principalmente con una porta blindata (oltre 33 milioni di italiani) e a seguire sistemi di allarme, inferriate e telecamere. Ma soprattutto cresce il numero di italiani che possono sparare: ammontano a 1.398.920 le licenze per porto d’armi nel 2017, il 20,5 per cento in più dal 2014 e il 13,8 per cento in più solo nell’ultimo anno.

Principalmente si tratta di licenze per uso caccia (738.602) e per uso sportivo (584.978), circa 200mila italiani in più negli ultimi tre anni, anche se questo numero non coincide con quello effettivo degli atleti tesserati. «Difficile - scrive il Censis - non mettere in relazione questo aumento della voglia di sparare anche con la diffusione della paura». Aggiungendo i 18.452 cittadini che hanno una licenza per difesa personale, le guardie giurate (circa 57mila licenze) e gli operatori delle Forze di polizia (500.000), sono circa 1,9 milioni gli italiani armati. Ma contando il numero di armi che è possibile tenere in casa, si arriva a 4,5 milioni di italiani, tra cui oltre 700.000 minori. Persone che, «per gioco, per sbaglio, rancore o follia» potrebbero sparare. E uccidere.