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IL REPORTAGE. Sandro Lucano: Più era famoso più lo attaccavano. Il vice: Crollato un sogno

IL REPORTAGE. Sandro Lucano: Più era famoso più lo attaccavano. Il vice: Crollato un sogno

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Sandro Lucano, fratello di Domenico, il sindaco dell'accoglienza finito ai domiciliari per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, è amareggiato. Aspetta l'interrogatorio di questa mattina, fissato alle 9, per capire se suo fratello potrà tornare in libertà e riabbracciare il suo paese, dove riacesi di nascita e di adozione hanno vissuto col fiato sospeso le ultime ore. Formalmente sindaco non lo è nemmeno più. Perché ieri il Prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, lo ha sospeso dalla carica in virtù dell'arresto. E questo, forse, potrebbe far venir meno le esigenze cautelari: il rischio paventato dal gip, che ha azzoppato l'inchiesta definendo insussistenti le accuse di truffa aggravata, concussione e malversazione, era proprio la reiterazione del reato. Che senza la fascia tricolore non potrebbe avvenire.

I migranti, intanto, riempiono le strade di Riace, in corteo, urlando "Mimmo libero" e rompendo il silenzio surreale che avvolge il borgo da martedì mattina. Sandro, che non nasconde la preoccupazione, vive sotto casa del fratello e cerca di capire cosa sia accaduto. «Oggi sta un po' meglio, è amareggiato - dice -. E’ un accanimento, sembra fatto apposta per far finire tutto. Ma lui è sempre stato per il bene e con lui la vita è cambiata a Riace». Una situazione prevedibile quella che si è creata, afferma. «Più diventava famoso e più lo attaccavano - aggiunge -. Dovevano trovare un appunto, qualsiasi cosa: una stupidaggine e lui fa notizia». E riguardo ai capi d'accusa si dimostra scettico. «Con la raccolta differenziata, grazie alla sua scelta, hanno lavorato persone che altrimenti non ne avrebbero avuto la possibilità - spiega -. Sui matrimoni c'è stata un po' di leggerezza, ma farlo finire ai domiciliari sembra più una mossa mediatica».

Oggi il gip deciderà se le uniche due accuse rimaste in piedi dopo aver cassato - definendo l'inchiesta carente e caratterizzata da «errori tanto grossolani da pregiudicare irrimediabilmente la validità dell'assunto accusatorio» - quelle più gravi bastino per tenerlo ai domiciliari. Quel che è certo è che l'idea veicolata in 18 mesi d'indagine - aver usato i fondi dell'accoglienza a proprio uso e consumo - è stata fortemente messa in discussione dal giudice. "Mimmo il curdo", afferma in soldoni il gip Domenico Di Croce, non ha rubato nulla, aggirando le norme per aiutare gli immigrati e garantir loro «un miglior regime di vita».

La Procura però non molla la presa, confermando quelle accuse, che chi gli sedeva accanto in Consiglio comunale respinge fermamente. «Questa indagine è una mazzata, perché non è solo a carico di Lucano, ma di molti ragazzi che in questi anni hanno lavorato al suo fianco - spiega il vicesindaco Giuseppe Gervasi -. E stato veramente un brutto colpo, come se tutto d'un tratto mi fosse crollato un sogno. Ma poi ho capito che bisognava andare avanti».

Gervasi, di professione avvocato, è il braccio destro di Lucano in Consiglio da tre legislature. E quando gli si chiede se fosse ipotizzabile un "sistema" fatto di matrimoni combinati per aggirare le norme, si dice sicuro che si tratti di un errore. «Numericamente non si può parlare di sistema: ne è stato celebrato solo uno. Posso immaginare che fosse la voglia di aiutare qualcuno - racconta -, nient'altro». E anche sulla raccolta differenziata ricorda che tutto era stato fatto a fin di bene. «Sono passati molti anni - racconta -, ma ricordo che la valutazione su tutta la procedura ci prese molto tempo e non fu fatta a cuor leggero. E fummo avanti rispetto agli altri per la scelta di coinvolgere le cooperative: grazie a ciò eravamo partiti con la differenziata e molti venivano da noi a capire come. Compresa la Regione». Una scelta fatta, conferma, per aiutare i più poveri: «abbiamo sempre agito per aiutare gli ultimi».

*giornalista del Dubbio