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STORIE. Il paravento e la porta stretta dell’ospedale di Ragusa

STORIE. Il paravento e la porta stretta dell’ospedale di Ragusa

ragusa

Negli ultimi trentacinque anni mi sono trovato, ahimè, nella condizione di dover essere assistito in oltre una dozzina di ospedali disseminati in tutta Italia. Tra di essi mi piace ricordare l’efficienza abbinata al fascino del cotesto urbanistico di due ospedali storici. Il S.Giovanni Calibita realizzato sull’isola Tiberina come “ricovero per gli infermi” intorno all’anno mille  sulle rovine del tempio di Esculapio e  Il S. Chiara a Pisa, fondato nel 1258, a pochi  metri dalla torre.

Il lettore vorrà perdonarmi se, ancor prima di raccontare la storia oggetto di questa nota, farò un cenno alla sorprendente  accoglienza, in tutti i sensi, riscontrata in alcune strutture. Mi torna ancora in mente quella spiccata cortesia e immediato clima di amicizia vissuto in Cardiologia al “Paterno Arezzo” di Ragusa e al “S. Raffaele” a Milano, cosi come in Oncologia al “Garibaldi” di Catania. Di contro non potrò mai dimenticare la sciatteria e il fastidio manifestato nei miei confronti, durante una crisi cardiaca, al pronto soccorso del “Guzzardi” di Vittoria e al “V. Emanuele” di Catania.

Dopo questa lunga premessa, voglio raccontare un episodio che mi ha visto testimone diretto. La settimana scorsa mi sono presentato al  reparto dove avevo prenotato una visita specialistica. Un reparto accogliente, luminoso e ben riscaldato, oserei dire quasi confortevole, con attrezzatura e arredi di ultima generazione.  Insomma uno dei fiori all’occhiello della sanità siciliana: il “Giovanni Paolo II”. Un nuovissimo ospedale che, dopo alcune finte cerimonie, è stato definitivamente inaugurato nell’ottobre scorso dal presidente della Regione Sicilia.

In quella occasione il presidente ebbe a dire testualmente “«Mi vergogno con tutti voi per il ritardo col quale consegniamo a Ragusa il nuovo ospedale. Tredici anni sono troppi per una struttura. Sono tempi inconcepibili».

Ma torniamo alla mia visita specialistica. Mi sono diretto verso il corridoio che conduce all’ambulatorio e con grande sorpresa ho notato che il passaggio era ostruito da un paravento. Mi avvicino incuriosito a quella anomalia mai riscontrata prima, e senza sbirciare avverto un evidente  trambusto (che purtroppo mi è ben noto) tipico di quella attività frenetica che contraddistingue gli interventi d’emergenza. Ovviamente mi allontano subito e impatto i parenti che stazionano al di qua del paravento in evidente stato di apprensione. 

Mi rendo subito conto dell’emergenza in atto e attendo che la situazione si normalizzi. Dopo oltre un’ora appare un’infermiera e mi rivolgo a lei per chiedere come fare per raggiungere la stanza degli esami strumentali e il medico per il previsto appuntamento. Lei chiarisce: “Il medico è impegnato in un’urgenza e il corridoio è interdetto al pubblico”. L’infermiera mi avverte che dovrò attendere non si sa né si può sapere per quanto tempo indefinito e dinnanzi alla mia perplessità per quella situazione anomala, sente il bisogno di informare me e le altre persone in attesa. Un paziente in condizioni precarie, e quindi “allettato”, ha subito ulteriori complicazioni e si è reso necessario trasferirlo dalla propria stanza al reparto dove sono allocati i macchinari per alcuni esami strumentali necessari per la diagnosi. Ma la stanza che ospita gli strumenti ha una porta stretta che non consente il passaggio dei letti. Quindi il paziente è stato “sistemato” in corridoio dietro quel paravento.

Insomma, nell’ ospedale nuovissimo e megagalattico, inaugurato quattro mesi fa (dopo 13 anni), dove affluiscono pazienti da tutta la provincia e provincie limitrofe, i letti non passano dalle porte delle stanze adibite alle visite strumentali.
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A questo punto mi sorge un dubbio: la progettazione dell’opera, la successiva direzione dei lavori di costruzione e, infine, il collaudo sono opera dell’ingegner Pulcinella oppure l’industria che ha realizzato i letti sanitari non ha adeguato la produzione secondo le dimensioni “speciali” delle porte strette?