IL RICORDO. Agostino che si preoccupava di chi non crede

IL RICORDO. Agostino che si preoccupava di chi non crede

 MsA      di ALDO VARANO - Per tutta l’intervista monsignor Agostino mi diede del lei. Non era la prima volta che lo sentivo. Mi ricordavo il tu quando lo avevo intervistato ripetutamente per L’Unità.

La sua conoscenza del marxismo non era di seconda mano, ma frutto di uno studio diretto, attento, a tratti sofferto. E gli piaceva discuterne per separare, mi disse una volta, grano e gramigna. Era interamente dentro le tensioni e le inquietudini che hanno fatto la storia dei cattolici democratici in Italia diventati in politica il cuore alto e nobile della Dc. Sacerdoti chiamati a nuova vita da Papa Roncalli, il Concilio, la Gaudium et Spes e lo Schema 13.

Aveva una cultura molto densa e vasta come molti intellettuali della sua generazione che avevano passato un gran tempo nello studio, nelle discussioni, sui libri. Attentissimo alle persone e a distinguere tra l’errore e l’errante.

Mi sorprese e imbarazzò quella freddezza tra le stanze ombrate fresche e silenziose (quel giorno a Cosenza, eravamo nella controra, faceva un caldo terribile) in cui venni ricevuto. Ricordavo, immaginavo, qualcosa in più di un freddo: si sieda dottore. Del resto, ancor prima che cominciasse l’intervista, era stato amicale, mi aveva raccontato della suorina che c’aveva portato l’acqua. Una donna che trasmette sicurezza e ottimismo: “Sa di avere un tumore che la porterà alla morte. Ma lei crede”, mi aveva sussurrato perché capissi.

L’intervista fu lunga. Domande sempre più irrispettose e lui, come accettando il gioco, mi spiazzava con risposte disarmanti, vere, crude. Fu severissimo sulle classi dirigenti calabresi, sul male oscuro che piegava e infragiliva la Calabria: giudizi precisi, mai presuntuosi o saccenti. Affiorava la lucidità di chi ha indagato e pensato a lungo costruendosi opinioni solide.

Mi regalò anche uno scoop: a Reggio vescovo non sarebbe mai arrivato perché c’era un veto – un veto di fatto – tra una parte della chiesa Reggina e un bel pezzo della Democrazia Cristiana (non soltanto Reggina). Vi fu perfino una specie di smentita della curia reggina del tempo.

Solo quando l’intervista finì si distese e mi prese sottobraccio per accompagnarmi ricominciando a chiamarmi di tu. Una manciata di minuti, ma di straordinaria intensità. Mi disse all’improvviso: “Sai prego spesso per te”. Mi girai e dovevo avere una faccia piena di stupori.

Sorrise divertito: “Non ti preoccupare. Non voglio convertirti. Lo so che non ci credi. Ma il punto decisivo non è crederci. Io so che lì c’hanno pensato. Tu non puoi capire. Hai una visione soltanto umana. Ti fermi qui sotto. Non vedi alto. Il Soprannaturale è un'altra cosa. Lì pensano solo in grande, una grandezza che va oltre noi. Hanno certamente fatto una Commissione, un Comitato, qualcosa che si occupa, per i casi come il tuo”.

Non riuscivo a dire niente. Solo silenzio. Agostino allargava il suo sorriso come scoprendo nel mio silenzio mille conferme. “L’importante è non fare del male di proposito. Essere onesti, credere alle cose che si fanno, spendersi per gli altri. Non chiedono l’eroismo. Sono miti. Solo cose fondamentali, alla portata di tutti. Il resto è contorno”. Fece un’impercettibile pausa e diventò serissimo: “Non ti devi preoccupare. Finirai in paradiso”.

Riuscii a biascicare: “Monsignore, speriamo che lei abbia ragione. Altrimenti è un guaio”. Prima di chiudere il grosso portone mi sorrise di nuovo: “Tranquillo”.

Me lo ricordo sempre quel colloquio che scrissi nell’intervista di tanti anni fa. Ci penso spesso e, che vi devo dire?, ci faccio anche un po’ d’affidamento.

Ciao Agostino. E se è come dice Lui, spero, anzi sono sicuro, che Commissione o Comitato che sia, l’avranno già messo a lavorare.