di ANTONIO CALABRÒ - Vero: il trasporto ferroviario in Calabria è stato ridotto ai minimi termini. Giusto protestare. Non siamo figli di un dio minore, tasse uguali diritti uguali, lo sancisce la Costituzione, non è giusto che gli investimenti vadano solo al Nord, e così via.
Vero: siamo sfruttati, colonizzati, la storia d’Italia è sbilanciata, le politiche non ci hanno mai trattato con riguardo, due secoli di elemosine, viviamo nell’abbandono, nel degrado, nello scempio.
Vero: non ci sono tutele, il patto scellerato del potere non riguarda la gente onesta, si parla di noi solo per casi delittuosi, non esiste valorizzazione delle nostre immense bellezze, tutto è lasciato in mano ai soliti noti, l’Italia è divisa a metà, il povero Cristo non giunge più neanche ad Eboli e quaggiù è la terra del diavolo in persona e dei suoi fedeli per colpa di istituzioni forti solo coi deboli e deboli con i forti.
Vero: l’ingiustizia è così palese che non c’è neanche bisogno di spiegarla, ci vorrebbe una svolta autentica, ci vorrebbero ricette anche drammaticamente di rottura, restando così il futuro è un pozzo nero, un incubo di ibridazioni tra il peggio della modernità e il peggio della tradizione.
Vero : da qualche tempo Trenitalia cerca di far pagare i biglietti a tutti, come dovrebbe essere normale in un paese civile. Squadre di controllori salgono sui treni regionali e verificano che le regole vengano rispettate. Biglietto in mano, ed è tutto a posto. Portoghesi e furbastri vengono naturalmente multati. Niente di straordinario, controlli regolari e tanto comuni nei posti civilizzati da non essere neanche considerati. Signori biglietti, tutto a posto, grazie e arrivederci. Routine, dovrebbe essere.
Vero: in Calabria la routine per far rispettare le regole è impresa militare. Questa terra è la mia terra qui comandiamo noi e biglietto non ne facciamo. I treni fanno schifo quindi non pago. Il treno è in ritardo perciò non capisco perché devo dar soldi a Trenitalia. Per colpa dello Stato non ho lavoro, perché devo pagare ? Voi non sapete chi sono le persone, controllori , non paghiamo e basta.
Vero: dopo ogni controllo in una zona particolare della Calabria la reazione spontanea e “civile” di alcuni abitanti si traduce con la semplicità gestuale del primitivo, del troglodita armato di clava, dell’animale a cui è stato sottratto l’osso.
Vero: dopo ogni controllo i vagoni di Trenitalia vengono scassati, colpiti da pietre, danneggiati, sulla strada ferrata per sport vengono posati ostacoli, durante la corsa viene tirato il freno, i lavoratori vengono offesi, sputati, provocati, derisi, minacciati. Per ogni multa comminata, Trenitalia subisce danni dieci volte superiori. A nulla valgono i controlli delle forze dell’ordine, sommari e sporadici in base alle loro risorse. A nulla vale la regola della gentilezza, del buon senso, della ricerca di comprensione, di appartenenza. A nulla valgono le belle parole, i sorrisi, i gesti tolleranti.
Vero : la stragrande maggioranza delle persone non ha nulla da spartire con i lestofanti culturalmente mafiosi già all’età di dodici anni. Ma la stragrande maggioranza delle persone non vede, gira la testa dall’altra parte, è stanca, stufa, smarrita.
Falso: le cose possono cambiare. Non può cambiare un bel niente. Una condanna mortale all’infamia dell’inciviltà. Una perpetua discesa agli inferi. Questa è la Calabria esotica dei pistoleri, dell’amoralità diffusa come cultura dominante, della beffa costante ai danni di chi confida nelle regole della convivenza. Non c’è futuro, non ci sarà giustizia, non ci sarà miglioramento, ma soltanto un grande buco nero dell’umanità che continuerà a divorare speranze, talenti, e gioventù.
Antonio Calabrò.