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IL RICORDO. Io e il maresciallo Marino. Ma parlare solo di Oppido è peccato d’omissione. LUPPINO

IL RICORDO. Io e il maresciallo Marino. Ma parlare solo di Oppido è peccato d’omissione. LUPPINO

mrdi DOMENICO LUPPINO - Qualche anno fa, rientrando di sera tardi a casa, mi accorsi che davanti all’ingresso della mia abitazione c’era una pattuglia dei Carabinieri che stava svolgendo un posto di blocco.

Il tempo di salutarli e di augurare loro buon lavoro ed entrai in casa. Non feci in tempo a sedermi, però, che si udì nella notte un colpo di fucile, il rumore proveniva dalla parte posteriore della mia abitazione. Distintamente, dopo l’esplosione, si sentì distintamente il sordo tintinnio del proiettile che evidentemente era andato a colpire qualcosa di metallo.

Mi affacciai alla finestra e da basso vidi i tre Carabinieri che avevano cercato riparo in tre punti diversi. Tra questi, acquattato dietro al muro di cinta della mia proprietà, ve ne era uno che mi invitava a gran voce di rientrare. L’uomo in divisa che mi urlava a quel modo era Andrea Marino. Allora giovane Carabiniere ed oggi Comandante della Stazione di Oppido Mamertina.

Che quel ragazzo avesse stoffa da “sbirro”, me ne accorsi quella sera stessa. Successivamente, conoscendolo più da vicino, ebbi modo di apprezzarne ancora di più le capacità. Dai e dai, però, a fare il proprio mestiere con scrupolo e passione, si finisce per rompere. Così che, il nostro Andrea che si allontana assieme ai suoi uomini dalla processione della Madonna, portata dal popolo ad omaggiare il boss, finisce per rompere sul serio.

Ma non solo ad Oppido, il nostro ha finito per rompere, ma un po’ ovunque da queste parti. Saranno tutte da vedere, da ora in avanti, le reazioni delle Istituzioni Pubbliche e Cattoliche davanti a certi indecorosi spettacoli. Si, perché parlare di Oppido soltanto è, non trovo altri termini, come commettere un peccato gravissimo, da un punto di vista civile e penale e, soprattutto, da quello Cristiano: quello di “omissione”.

Non sarà facile, infatti, omettere di non essersi accorti, ad esempio, che a scoprire una effige di una Madonna in un tal posto, tra i tanti partecipanti alla celebrazione, si scelga proprio uno ‘ndranghetista. Sarà difficile, sostenere di non essersi resi conto che la Vergine, in un altro dei nostri paesi, è stata condotta davanti alla casa di un pezzo da novanta, con i fedeli strafatti di mistico giubilo, ed allorquando il magnanimo capo mafia appare sull’uscio di casa per ricambiare cotanto affetto, la gente si lascia andare ad un interminabile applauso. Nessuno potrà sostenere di non conoscere le identità di coloro che si prodigano, un p0’in ogni dove, unico momento dell’anno in cui compiono un atto che ha la parvenza di fatica, a portare sulle loro spalle le Sacre immagini.

No, proprio no, nessuno potrà sostenere di non vedere. A meno che, il nostro Andrea non cada rapidamente nel dimenticatoio. In quel pozzo senza fondo, dove vengono relegate le coscienze di tanti. Troppo ingombrante la loro presenza, assolutamente insostenibile il loro esserci. Andrea, con un gesto semplice, quanto legato al suo proprio ruolo di Carabiniere, di uomo dello Stato, ha fatto di più. Egli, infatti, non ha messo a nudo le sole coscienze di Vescovi, Prelati, Sindaci e Istituzioni varie. Ma ha spogliato, come vermi, noi tutti. Che esercitiamo e, temo, continueremo ad esercitare la nostra vocazione di fede, nascondendoci dietro a delle Sacre immagini. La religione, la sacralità delle immagini e delle rappresentazioni religiose sono del popolo, appartengono alla nostra cultura e alla nostra tradizione, ma non per questo devono essere coniugate con riti e rappresentazioni figlie del più bieco e delinquenziale paganesimo.

Il Carabiniere, anzi, meglio dire l’uomo Andrea Marino ha compiuto un atto. Semplice quanto si vuole, ma pur sempre un atto concreto. Che si potrà cercare di sommergere sotto fiumi di parole, che si cercherà di far dimenticare il più rapidamente possibile, ma che resterà nella memoria di tanti e come esempio, spero, per molti altri. Adesso, si dovrebbero compiere, da parte di tutti, solo atti concreti. Semplici, come quello di Andrea, ma al contempo devastanti.

E visto che nessuno si sogna di chiedere azioni di rischioso eroismo a semplici ed inermi cittadini, basterà semplicemente non partecipare. Serrare le porte delle nostre abitazioni, non vorrà dire offendere la Sacralità del festeggiamento, ma compiere un atto concreto di protezione della stessa. Ci sono tanti modi, tanti momenti e altrettanti luoghi per pregare, per cercare il conforto e il confronto con Dio, senza essere affiancati da nessuno. Specie, da coloro che rendono la nostra vita, da sempre, impossibile.