Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Centro Cuore e Cardiochirurgia. Oltre la propaganda facciamo un passo avanti. PANGALLO

REGGIO. Centro Cuore e Cardiochirurgia. Oltre la propaganda facciamo un passo avanti. PANGALLO

cur      di LEONE PANGALLO* - Mi permetto un commento per punti rispetto a un dibattito al quale sono stato invitato da un mio amico medico sulla cardiochirurgia.

Primo. Il tema è mal posto. Il progetto iniziale, formulato nel periodo in cui ho svolto la funzione di Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera, era di un “Centro Cuore”; cioè un dipartimento cardio-vascolare comprensivo di unità operative già esistenti (cardiologia, cardiologia riabilitativa, chirurgia vascolare, servizio di emodinamica) e quella, da realizzare, di cardiochirurgia.

Non è una considerazione superflua sia perché la sostenibilità economica del progetto (sostenibilità economica!) si reggeva su un incremento delle attività complessive previste nel Centro Cuore, sia perché è oggi del tutto incomprensibile la mancata utilizzazione di una parte della struttura, e in particolare delle sale operatorie utilizzabili dalla chirurgia vascolare. Perché non se ne parla?

Secondo. Il progetto edilizio e tecnologico era funzionale alla necessità di far diventare il lavoro presso il Centro Cuore dell’ospedale di Reggio Calabria attraente per grandi professionalità fino a poterle attirare sia con l’obiettivo di applicare l’utilizzazione delle cellule staminali alle malattie cardiache (e Reggio era ed è un centro di eccellenza) sia per la prospettiva di arrivare al trapianto del cuore.

Terzo. Non è vero che il progetto non era interamente finanziato. Nell’agosto del 2008, in mia presenza, il dott. Vincenzo Spaziante firmò un decreto che assegnava 16 milioni di euro di fondi ex art. 20 della legge per l’edilizia sanitaria per la realizzazione del “centro cuore”. Quel che è successo dopo su quel finanziamento è ancora poco chiaro. Perché non se ne parla?

Quarto. Il progetto era accompagnato da un piano di gestione economica e finanziaria che prevedeva una collaborazione pubblico/privato utilizzando una legge nazionale (la cosiddetta sperimentazione gestionale) con l’obiettivo di una produzione economica in attivo all’inizio del quarto anno. La delibera da me prodotta, con il piano di sviluppo sanitario (personale e performance sanitarie), che avrebbe consentito da subito e con il concorso di risorse private l’avvio di tutte le attività, non è mai arrivata al Ministero che avrebbe dovuta approvarla. Ne vogliano parlare?

Quinto. Le opposizioni alla realizzazione del “Centro Cuore” sono state vaste e di vario tipo. Non c’è stata solo la competizione campanilistica. Anche quella, sempre presente nella nostra Regione. Ma c’è stata e continua ad esserci una vasta resistenza da parte di un mondo che si alimenta (e guadagna quattrini e scatti di carriera) fuori regione con le fughe sanitarie dei calabresi. Se si spendono decine di milioni di euro per le cure cardiovascolari degli abitanti di Reggio è provincia, c’è anche chi su quei soldi ci guadagna. Penso a chi ha ostacolato e ostacola ancora la qualificazione del settore. Penso a una politica che preferisce ad un primario di qualità che viene da fuori uno locale che garantisce voti e potere. Ne vogliamo parlare?

Queste sono le cose che avrei detto nel mio intervento nel dibattito promosso dal centro PR (ho chiesto di parlare ma mi hanno spiegato che gli interventi erano predeterminati e avrei dovuto aspettare, ma io non partecipo a dibattiti predeterminati).

Suggerisco di riprendere la discussione. Magari lontano dalle suggestioni elettorali.

*Ingegnere. Già Dg Ao Ospedali Riuniti