Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Hospice, con le stelle fin sulla soglia del buio. CALABRÒ

REGGIO. Hospice, con le stelle fin sulla soglia del buio. CALABRÒ

hsp      di TIZIANA CALABRÒ - Ci incontriamo una mattina che è sabato e fuori fa caldo, anche se è autunno. Ci sediamo dentro un bar, tra tavoli, profumo di caffè, cucchiaini e tazzine. Un luogo di colore e movimento e suoni, in un flusso continuo. Iniziamo a parlare. Lei, inizia a parlare. Lei dalla bellezza tanta e luminosa, piena di parole che ti travolgono. Lei che è una volontaria de “La Compagnia delle Stelle”, l’associazione nata nel luglio del 2007 (benché la sua storia già inizi nell’anno 1994), per affiancare l’Hospice a Reggio Calabria, che è la prima struttura a livello regionale “di un centro dedicato all’assistenza in favore dei malati terminali e per un supporto alle loro famiglie”.

Ti prende per mano con le parole, conducendoti, con dolcezza, sulla soglia della notte. Dove i contorni del mondo fuori sono ingoiati dalla lontananza e dal buio, fino a scomparire. Dove attorno c’è silenzio, irreale e sordo. Dove in quell’ attimo fermo lo sguardo si solleva, perché davanti, la strada finisce. Dove, nel tempo in cui lo sperdimento e la paura e il dolore sono un buco nero che inghiottisce, gli occhi trovano il cielo stellato, fitto quanto è fitta la notte, a consolare e accompagnare e sorreggere un dolore che è totale.

E’ della morte che lei parla, e della malattia che la precede. E’ di “Cure Palliative” e delle terapie contro il dolore che parla, di una legge che le ha riconosciute, di quanto l’associazione dedichi tempo e risorse per la preparazione dei volontari, di quanto sia essenziale l’assistenza ai familiari, specialmente nel momento del “dopo” che inesorabile arriva, quando c’è un nuovo presente da ricostruire, una seconda storia da ricucire. Quando, come in un “circuito miracoloso”, ciascuno deve trarre forza dall’altro.

Ma ciò che questa donna ha raccontato, è molto più della passione verso un servizio. Lei ha raccontato l’empatia, che riconosce la sofferenza, che vede l’essenza di ogni persona, che non dà risposte ma offre vicinanza; ha raccontato la compassione che sente dentro di sé il dolore dell’altro; ha raccontato che ognuno di noi ” è un essere speciale”. Ha raccontato la tenerezza per la vulnerabilità e la finitezza umana. Ha raccontato il senso profondo della vita, che è dono di sé. Come fa una madre con il suo talento amorevole all’accudimento. La madre che genera la vita, che accompagna, che “sta”, che sa cullare e consolare il pianto, quando i contorni del mondo fuori sono inghiottiti dalla notte e improvviso come improvviso è l’amore, appare il cielo stellato.

P.s.: alla persona che mi ha donato la sua storia, ho chiesto se nell’associazione ci fossero più donne o uomini. I volontari sono quasi tutte volontarie. Ne ero certa.