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SENTENZA SCOPELLITI. La Fallara? Perfetta esecutrice delle sue direttive. MINNITI

SENTENZA SCOPELLITI. La Fallara? Perfetta esecutrice delle sue direttive. MINNITI

fllr     di CONSOLATO MINNITI* - Orsola Fallara non ha agito «in nome e per conto di se stessa», poiché «se non avesse avuto il sindaco Scopelliti quale suo mentore

e determinatore» non avrebbe potuto portare avanti una linea di «sistematiche falsificazioni del bilancio» e così pure un continuo scontro con tutti i dirigenti e gli assessori al bilancio.

Orsola Fallara era collocata «alle dirette dipendenze del sindaco Scopelliti» e, se pure, appariva come una «donna potentissima» che riusciva a gestire da sola le sorti del Comune di Reggio Calabria, in realtà «era tutto l'opposto», poiché l'ex dirigente al settore finanze e tributi era una «perfetta esecutrice di direttive» che provenivano dal sindaco Scopelliti. È così che sarebbe stato creato un sistema «accentrato» sullo stesso primo cittadino, dell'or primo cittadino procedendo ad una esautorazione di quanti avessero voluto ostacolarlo. Un «disegno criminoso» per il quale Scopelliti si sarebbe avvalso anche dei revisori dei conti, proprio da lui nominati.

Sono oltre 300 pagine di fuoco quelle che il tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Olga Tarzia (Filippo Aragona e Teresa De Pascale a latere), ha scritto in merito alla sentenza con cui l'ex sindaco di Reggio e governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, è stato condannato a 6 anni di reclusione.

Si tratta dell'ormai arcinoto "caso Fallara", dal nome dell'ex dirigente che si tolse la vita a distanza di poche settimane dallo scoppio dello scandalo per le sue autoliquidazioni, anch'esse oggetto del processo.

Oltre a Scopelliti, sono stati condannati in primo grado anche i tre ex revisori dei conti, Carmelo Stracuzzi, Domenico D'Amico e Ruggero Ettore De Medici, alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione ciascuno.

È una sentenza che ripercorre due lustri di amministrazione, quella vergata dai tre giudici (tutti relatori) che non fanno sconti a tutta l'ex giunta comunale del periodo "scopellitiano".

Il primo dato è chiaro: per i magistrati esiste un fil rouge che ha accompagnato la gestione politico-amministrativa, e cioè «la sovrastante presenza della dottoressa Fallara», non solo voluta dall'ex sindaco, ma anche mantenuta in quella posizione, nonostante i «comportamenti ostruzionistici» che la dirigente teneva nei riguardi degli altri colleghi, nonché nei confronti degli assessori, tanto da provocare le dimissioni di un assessore al bilancio, "reo", di «non essersi allineato» alla sua gestione. Un quadro che non può essere tenuto distinto da quella che era la situazione cittadina. Perché mentre i bilanci del Comune di Reggio, relativamente agli anni 2008 e 2009 erano «evidentemente alterati», la città «languiva» tra rifiuti per le strade, dipendenti di varia natura che protestavano e creditori che «lamentavano enormi ritardi nell'adempimento delle obbligazioni contrattuali nei loro confronti».

E allora la domanda di fondo che si pongono i giudici è chiara: potevano sindaco, assessori e revisori non aver percepito nulla di tutto questo? Soprattutto alla luce delle continue sollecitazioni che provenivano dall'opposizione con Demetrio Naccari Carlizzi e Sebi Romeo in testa (le loro testimonianza in aula sono definite «pienamente attendibili»)? E con anche i rilievi della corte dei conti a rimarcare la grave situazione vissuta dal punto di vista finanziario?

La risposta che Tarzia, Aragona e De Pascale danno di tutta questa vicenda è senza appello: non è possibile che non si sapesse nulla, anzi la gravità della crisi comunale era «percepita nettamente da tutti».

Ma i giudici si spingono oltre e propendono per una tesi piuttosto pesante: Orsola Fallara sarebbe stato un «utile strumento» nelle mani di voleva che le cose andassero in questa maniera, finendo per fare tutto tranne che il bene collettivo. E, dunque, per il tribunale non si può dire che Scopelliti si sia «fermato al campo assegnatogli», ossia quello politico. Perché viceversa, ragionano i giudici, avrebbe dovuto rimuovere Orsola Fallara. Ecco allora che a carico degli imputati, sono stati ravvisati «indizi gravi, precisi e concordanti». Il sindaco Scopelliti sapeva e, facendo leva sul suo «stretto rapporto fiduciario», ha confermato l'incarico alla Fallara, pur sapendo che questa «stava portando il Comune verso il naufragio».

E sono state le stesse dichiarazioni dell'ex sindaco a convincere i giudici. Perché, se da una parte l'ex governatore ha ammesso di conoscere le alterazioni di bilancio, dall'altra «ha addossato tutte le responsabilità» proprio alla dirigente ormai deceduta. Ma per il tribunale le cose non possono stare certo così e le responsabilità non si possono «semplicisticamente» e «riduttivamente» ascrivere alla sola dirigente del settore finanze. Perché Scopelliti, «non solo era a conoscenza della situazione», ma era egli stesso «partecipe» e «concorrente» in quelle falsificazioni.

Vanno giù duro i giudici: l'ex sindaco sapeva, avallava, partecipava all'operato di Orsola Fallara. E addirittura ne «dettava» le linee programmatiche, in un rapporto «quasi esclusivo di reciproco scambio ed interesse».

Un'esemplificazione di questo meccanismo, per il tribunale, è rappresentata dai contributi dati alle parrocchie, decisi «senza alcuna procedura di evidenza pubblica», in violazione di legge, esercitando le funzioni in modo «arbitrario». Tale situazione dimostra il «consolidamento» di un sistema «concertato» tra sindaco e dirigente, in «perfetta sinergia e comunione d'intenti». Un rapporto fortissimo, a tal punto che, per quanto concerne le autoliquidazioni, Scopelliti la « ricompensava» permettendo che percepisse dei soldi in violazione di legge.

Dunque, da una parte c'era Orsola Fallara che avrebbe addirittura avuto il compito di «piegare» le finanze di palazzo San Giorgio verso obiettivi precisi, ottenendo in cambio di tale «rischiosa fedeltà» delle concessioni illecite. Non trova riscontro, allora, la tesi per la quale l'ex sindaco non sapesse di quelle azioni e soprattutto che, una volta scoperto tutto, avesse tranciato i rapporti, tanto da avere le pubbliche scuse della Fallara.

Che senso dare, in conclusione, a quella fatidica frase «firmavo atti che non conoscevo»? Peri giudici Scopelliti si è contraddetto: per un verso ha affermato di aver firmato non più di tre incarichi professionali, dall'altro ha offerto una «semplicistica giustificazione» di aver firmato un numero consistente di atti, «omettendo» il controllo. Insomma, delle due l'una. Atti che, come ricordano i giudici, erano anomali, tanto da portare il sindaco f. f. Giuseppe Raffa, subentrato a Scopelliti, ad accorgersi ben presto delle anomalie e fare i passi dovuti per raddrizzare la situazione. Che per l'ex governatore ha determinato una condanna a 6 anni in primo grado e la brusca interruzione della sua carriera politica.

*giornalista del Garantista della Calabria