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RITRATTO DI ORSOLA. Così potente, così fragile: utile strumento di altri. MINNITI

RITRATTO DI ORSOLA. Così potente, così fragile: utile strumento di altri. MINNITI

rslf      di CONSOLATO MINNITI* - Orsola Fallara s'imponeva

«con arroganza e supponenza» sugli altri dirigenti, senza che nessuno «potesse contrastarla». Ma pensare che fosse solo lei la donna in grado di fare tutto quanto non è ipotizzabile. Anzi, l'ex dirigente era un «utile strumento» nelle mani di altre persone che avevano il preciso scopo di perseguire obiettivi diversi da quelli della corretta gestione delle risorse pubbliche.

Le parole del tribunale di Reggio Calabria disegnano un profilo dell'ex dirigente del settore finanze e tributi decisamente più sfumato rispetto a quello che era venuto fuori nel corso di questi anni. Non che Orsola Fallara non abbia avuto precise responsabilità in quel che è accaduto a palazzo San Giorgio, ma per i giudici non era certo lei l'unica persona che, in modo consapevole, alterava i bilanci del Comune di Reggio Calabria.

E torna alla mente, oggi, quell'immagine della "donna sola" che, in una fredda notte di dicembre, decise di mettere fine alla propria vita, forse non reggendo più la pressione che lo scandalo delle autoliquidazioni stava provocando. Oggi sappiamo che le colpe, almeno secondo la sentenza di primo grado, non erano per nulla da addebitare solo a lei. Anzi, tutti sapevano all'interno dell'amministrazione comunale del difficilissimo momento vissuto dalle crasse dell'Ente. Tutti conoscevano il modus operandi di Orsola Fallara, una lady di ferro, certo, ma che aveva alle sue spalle — così sostengono i magistrali — la figura assai ingombrante del sindaco Giuseppe Scopelliti.

Il tribunale è certo: «I bilanci del Comune erano palesemente alterati per importi macroscopici». Ed è ovvio che chi amministrava in quel momento fosse al corrente di tutto questo. Orsola e Peppe, dunque. Come era già emerso in passato. Lei, donna di fiducia assoluta del giovane rampollo della politica; lui persona politicamente forte, che permetteva una certa autonomia a quella dirigente chiamata a mettere ordine nei conti del Comune.

Un'amicizia di lunga data, un rapporto consolidato dal tempo e che avrebbe dovuto rappresentare un sodalizio vincente. Una relazione amichevole certificata da numerose testimonianze e mai negata neppure da Scopelliti. Che, però, una volta venuto fuori il sistema delle autoliquidazioni per gli incarichi in commissione tributaria, non esitò a "scaricare" la sua amica di sempre. Disse di aver scoperto in quel momento determinate condotte di Orsola Fallara. Disse che le inviò un sms per sapere se fosse tutto vero. Aggiunse che troncò ogni rapporto. Poi quella conferenza stampa, in una maledetta serata di metà dicembre, nel corso della quale Orsola Fallara chiese pubblicamente scusa a Scopelliti.

Dopo poche ore il giallo dell'autovettura della donna che qualcuno forzò, per portar via del materiale. Fino al tragico epilogo. E sono ancora diversi i punti che restano oscuri sulla notte in cui Orsola ingerì l'acido muriatico al molo del porto di Reggio Calabria.

Misteri, chiacchiericci, collegamenti, personaggi comparsi e scomparsi, autovetture ora presenti, ora assenti. Tutte dicerie che hanno alimentato, inutile negarlo, l'opinione diffusa che ci potesse essere anche altro dietro la morte di Orsola Fallara. Una tesi smentita con forza dall'inchiesta che ne ha certificato il suicidio.

Oggi, dunque, archiviata quella parte di verità, tocca fare i conti con l'altra. Una verità - giudiziaria e di primo grado, s'intende - che racconta come l'ex dirigente non agisse «in nome e per conto di se stessa», ma che trovasse nell'ex sindaco il suo «mentore». Solo così era possibile, a parere del collegio giudicante, falsare il bilancio come venne fatto. Orsola Fallara, dunque, non sarebbe stata una donna sola, che di testa propria decise di fare atti illegittimi. Ma ci sarebbe stato Scopelliti vicino a lei che, anche solo con una semplice sigla su un foglio (vedi finanziamenti alle parrocchie), l'avrebbe guidata. Insomma, quanto emerso in dibattimento rappresenterebbe lo scarto - come dicono i giudici - tra l'apparenza e la realtà.

*giornalista del Garantista della Calabria