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TERREMOTO, che passione! A.CALABRO'

TERREMOTO, che passione! A.CALABRO'

trr        di ANTONIO CALABRO' -

 Il terremoto a Reggio. Da poco passate le dieci di sera dell’ultimo Sabato di Ottobre, quello in cui le lancette dell’orologio si riportano indietro di un’ora.  Poco prima della scatenata serata dei discotecari di tutta Italia. Proprio durante lo show di prima serata delle televisioni ribalde. Il giorno prima delle elezioni per il Sindaco! Sarà un segno ? Terremoto!

Abbaiano i cani. I gatti se la filano in cerca di rifugio. Poi inizia. Tremano le mura, gli infissi cigolano. Le librerie si scuotono come afferrate da mani invisibili. I lampadari ballano. Si muove il mondo terreno, la terra sfugge sotto i piedi. Ci si ritrova col terrore ancestrale dilagante in petto. Vie di fuga. Pensieri di morte, implorazioni a ogni divinità conosciuta.

Termina presto, terremoto. Finisci. Risparmiaci. Soli, indifesi, impotenti. Il boato che segue è la voce della matrigna crudele, la natura indomabile, che quando vuole ci spazza via come birilli di un biliardo. Ce lo ricorda, proprio quando meno ce lo aspettiamo.

Tutto passa, persino il terrore atavico per il terremoti. Anzi. La scusa è ottima. I social network invasi da commenti sul sisma. I balconi dei vicini finalmente animati dal chiacchiericcio. Le conversazioni che si animano. Ciascuno racconta la propria esperienza. Si ride e si scherza sul fatto. Si raccontano aneddoti. Ma dura poco. Già la mattina dopo è tutto passato.

Ma che differenza con i vecchi terremoti di una volta ! Il reggino sembra ormai averci fatto il callo. Sembra aver maturato una cinica indifferenza verso la terra ballerina. Sembra rassegnato alla paura e refrattario all’angoscia. Nessuno esce per strada, come si usava fino a qualche decennio addietro, non si incontrano più quelle sagome bianche come cenci con ancora indosso il pigiama, non ci sono più gli assembramenti negli spazi aperti, le preghiere collettive recitate dalle vecchie zie, i giovani coraggiosi che risalivano in casa a spegnere le luci lasciate accese.

Ricordare l’ingenua e pazza paura del Gennaio del ’76, quando la città venne scossa da un sisma potente e per giorni si dormì all’addiaccio. Molte famiglie per mesi dormirono con una valigia già pronta sotto il letto. Le notizie stravaganti che si rincorrevano tra la folla notturna. Catanzaro rasa al suolo, si prepara un’onda anomala che arriverà fino a Terreti, il ponte su Bagnara è caduto, è stato del nono grado, no del dodicesimo, le case non sono cadute ma sono tutte lesionate. Ripariamoci nelle baracche che hanno l’armatura in ferro. I più contenti erano i bambini, che l’indomani non sarebbero andati a scuola, e i giovani, che approfittavano per corteggiamenti inediti o per giocare al calcio alla luce dei lampioni. Alle tre di notte qualcuno iniziava ad affettare salami e capicolli e a trincare vino di Pellaro.

Era tutto diverso, da questo mondo con le notizie che giungono rassicuranti in tempo reale. Dove si sa immediatamente la potenza del sisma, i danni fatti, le possibili ripercussioni. Dove stancamente, con un click, ci si mette a conversare sulla paura e sul terrore come ci si trovasse al cinema.

Proprio vero: il mondo è profondamente cambiato. Gli uomini sono meno sociali, meno spaventati ,più pazzi forse. Più cinici, rassegnati, e con più possibilità.

È proprio vero: l’umanità ha subito una mutazione repentina, la vita scorre più intensa e veloce, e neanche i terremoti sono quelli di una volta.