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Reggini rompicoglioni. Sgarbi e la malasanità. A. CALABRÒ

Reggini rompicoglioni. Sgarbi e la malasanità. A. CALABRÒ

sgrb      di ANTONIO CALABRÒ - Chi è Vittorio Sgarbi ? Uno che urlando e sbraitando, spesso con la bava alla bocca, sfidando coraggiosamente il ridicolo s’è fatto strada nella vita. Protetto e omaggiato dai cercatori di audience a tutti i costi, è riuscito a ritagliarsi un posticino al sole nello sfavillante mondo delle persone importanti dell’Italietta contemporanea.

“Reggio non è in Italia, Reggio ci ha rotto i cogl…” E tutti a ridere e battere le mani. Ma quanto è simpatico! Nemico della riflessione pacata e delle pale eoliche; pregiudicato per assenteismo cronico, con condanna passata in giudicato (errore giudiziario), forte con i deboli e debole con i forti (come lo Stato denunciato da Pietro Nenni), al guinzaglio del potere economico che gli fa sempre scattare il tic nervoso per cui irrefrenabilmente comincia a scodinzolare, non perde occasione per fare onore alla sua reputazione di insultatore professionista e di mercante … d’aria fritta.

Nessun Reggino si senta offeso. Bisogna capire. Ognuno per campare fa quello che può e quel che sa fare. Lui spazia dall’assessorato petrolifero della Moratti all’amministrazione siciliana sciolta per mafia, dal servizio ai leghisti razzisti a chiunque gli garantisca la sua parcella da provocatore. Sia chiaro: Sgarbi non ha pregiudizio alcuno. Purché lo paghino.

Voleva i Bronzi, forse perché attratto dalla natura corporea delle statue e, soprattutto, perché questo voleva il suo attuale padrone, Bobo Maroni. I Bronzi, intrasportabili purtroppo, non possono muoversi da questa città “Che non fa parte dell’Italia”? Ma come si permettono? Bronzi cretini e anche un po’ brutti. Di certo peggiori di quelli di Cartoceto, ha tuonato esibendo la sua concezione di un arte che crea competizione come i ciclisti della domenica. Lui invece dell’Italia ci fa parte. Ma solo di quella che ha contribuito a creare: l’Italia annoiata che si ravviva solo con la televisione spazzatura di cui è il vero inventore e sacerdote dove la discussione finisce a schiaffi e sputazzate.

Voglio dirla tutta. Io per Sgarbi non mi arrabbio mai. Lo considero un caso di malasanità. Se avessimo un sistema sanitario efficace ed efficiente Sgarbi sarebbe stato curato. E’ l’esempio di un diritto negato. Mi arrabbio invece con quelli di Reggio che appena arriva Sgarbi tutti lì a sbavare. Mi arrabbio con quelli che sostengono sia un grande critico d’arte che ha scritto tanti libri: un’operazione via l’altra su cui chissà chi e quanti hanno faticato per mandarla in porto e tirar su quattrini. Una volta ha detto: I bronzi non sono fragili, come dimostra il fatto che sono rimasti 2000 anni sotto il mare. Ora dico: uno così critico d’arte? A me pare insufficiente perfino per il vecchio diploma di economia domestica, che era un po' ignobile e per fortuna è stato abolito. Ma i reggini sono implacabili: se arriva Sgarbi tutti ad osannarlo mentre l’ex (e speriamo definitivamente ex) presidente del Consiglio regionale gli chiede se ci aiuta a valorizzare i Bronzi. Pericolo scampato solo perché in quel momento Sgarbi aveva dove far quattrini, altrimenti ci avrebbe ricavato perfino una consulenza e un po’ di soldi. E poi protestiamo quando ci dicono che abbiamo tre buchi al naso.

E’ che noi siamo superiori a certe cose, noi non ci offendiamo, noi dobbiamo pagare il fio della nostra razza,” una vil razza dannata” come sostengono due che conosco, e la nostra cura è una cura di offese, di lazzi e di beffe alle quali non possiamo e non dobbiamo rispondere. Questi siamo.