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La crisi del Mezzogiorno tra pil e bes ma il Sud è a zero. VELTRI

La crisi del Mezzogiorno tra pil e bes ma il Sud è a zero. VELTRI

ZERO     dI FILIPPO VELTRI - A cavallo della diffusione dei nuovi dati sullo stato del Sud, diffusi dallo Svimez nei giorni scorsi, negli ambienti più accreditati della ricerca meridionalista si e’ avviato uno strano e curioso dibattito attorno a due termini un po’ astrusi, due sigle, che possono dire tutto o niente: PIL e BES.

La prima sigla è, in verità, più nota e segnala l’andamento del Prodotto Interno Lordo; la seconda sta per Benessere Equo Sostenibile e compare per la prima volta nel Documento di Economia e Finanza che il Governo ha recentemente inviato a Bruxelles. Questo nuovo parametro integra i risultati economici anche con altri indicatori capaci di valutare il livello dei servizi, della sicurezza, della vivibilità. Orbene: secondo questi nuovi parametri lo stesso Svimez osserva che il divario economico del Sud e’ di poco superiore al 14% mentre utilizzando i vecchi canoni del Pil pro capite siamo quasi al doppio, cioè al 33%. In sostanza le condizioni socioeconomiche del Sud sarebbero di gran lunga migliori utilizzando il BES anziché’ il PIL. Ma sempre di divari grandi stiamo parlando tra le regioni del Sud Italia e quelle del Nord.

La Calabria guadagna un paio di posizioni e da ultima che era in base al PIL passa al terz’ultimo posto, preceduta in fondo alla graduatoria da Sicilia e Campania. Magra soddisfazione. Invece che maglia nera, in sostanza una maglia un pochino meno scura ma sempre li’ siamo…

I 12 indicatori del BES sono ambiente, sicurezza personale, salute, benessere soggettivo, benessere economico, paesaggio e patrimonio culturale, istruzione e formazione, ricerca e innovazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, qualità dei servizi, relazioni sociali, politica e istituzioni.

Ora, il dibattito che si e’ aperto attorno a queste differenti cifre di divario e’ assai strano e c’e’ stato chi ha apertamente invitato ad evitare operazioni di cosmesi. Se e’, infatti, convincente la proposta di basarsi non solo su indicatori di carattere non puramente economici nel definire una proposta di programmazione economica, e quindi e’ bene insistere su temi quali la vita percepita o la qualità dell’ ambiente, è assolutamente da evitare il trarre conclusioni affrettate su parametri in cui il grado di incertezza e’ assai elevato e, soprattutto, sono difficilmente quantificabili.

Sembra un po’, insomma, un refrain di quanto accaduto nei decenni passati quando si tentò di far passare come dati positivi dello stato economico e strutturale del Mezzogiorno del nostro paese non indicatori come ora quelli del BES ma addirittura semplici modelli di vita, usanze, costumanze, stili di quotidianità, ritmi di giornata, taluni finanche le tradizioni secolari, spacciando il tutto come una possibile sintesi di un nuovo Sud che poteva affermarsi al di là, se non contro, delle volontà che altri (sempre i cattivissimi nordisti…) volevano imporci. Si e’ poi visto dove e’ finito quel dibattito pseudo culturale, alimentato da professoroni e cattedratici, e dove ha portato il Sud!

La verità è che – come si dice dalle nostre parti – a chiacchiere siamo a zero. Il Sud (come ha ben scritto il prof. Damiano Silipo) vive una condizione drammatica che le cifre che ci vengono ripetute a ritmo quasi quotidiano fanno fatica in realtà a spiegare. Gli ultimi dati del CNR sulle partenze dal Sud di vagonate di intere generazioni (sono milioni di ragazze e ragazzi) parlano da sole e non hanno bisogno di commenti, mentre un altro studio sui flussi demografici condotto dal prof.Roberto Volpi (comparso sul ‘Foglio’) fotografa una realtà di staticità da far venire i brividi.

Dice il prof. Volpi: ‘’Il Sud è pieno solo di meridionali. Di 100 abitanti nel mezzogiorno 51, qualcosa più della metà, sono nati nello stesso comune dove risiedono, 91 nella stessa regione. Consideriamo questo elemento: l'età media della popolazione del sud è di 42 anni, cosicché si può dire che mediamente di 100 persone di 42 anni nate in un dato comune 51 ancora vi abitano e di 100 di quell'età nate in una data regione 91 ancora sono li’.Di 100 abitanti del Nord-Ovest solo 27 sono nati nei comuni dove risiedono, mentre delle regioni di quest'area solo 69-70 sono nati in queste stesse regioni. Le differenze sono così marcate che non hanno bisogno di commenti. Nel sud non c'è sufficiente rinnovamento di energie, di mentalità, di caratteri’’.

Su questo dovremmo discutere e non sul nulla o sulle sigle, che cambiano poco o nulla la realtà delle cose.