Direttore: Aldo Varano    

Maria Giuseppina uccisa a Reggio dal killer della circonvallazione. (alva)

Maria Giuseppina uccisa a Reggio dal killer della circonvallazione. (alva)

crcn     Questa volta è toccato a Maria Giuseppina. Sarebbe potuto toccare a ciascuno di noi. La circonvallazione di Reggio è una trappola micidiale

per uccidere uomini, donne, bambini. Come tutta la 106 dell’Anas dove qualche ora prima di Maria Giuseppina erano morte altre due persone.

Perché su quelle maledette strade si muore. E’ un dato certo, un’ipotesi scientifica verificata e non falsificabile.

Si muore sulle strade per la velocità o l’imperizia. Guai a dimenticarlo. Non bisognerebbe farli guidare a quelli che sono veloci o non ci sanno fare. E bisognerebbe essere più prudenti. Sempre. Senza mai rischiare. Ma se su una strada si muore esageratamente di più della media vuol dire che quella strada è una trappola che prima o poi scatterà sulla preda. E non scatta per la velocità o l’imperizia, ma perché le trappole se ci sono scattano e lì prima o poi si muore. Non ci si pensa. Si spera (senza confessarlo) che capiti a qualche altro. Ma lo sappiamo tutti che a qualcuno capiterà.

Quattro mesi fa il professore Francesco Russo, docente della Mediterranea ed esperto di trasporti, ha scritto:

“In Europa nel 2012, si sono avuti 55 morti nelle strade ogni milione di abitanti. In Calabria l’Istat ne ha contato 110, pari alla media europea. Però, se si indaga un poco più a fondo si vede che la sola 106 tra il 2009 ed il 2012 ha prodotto circa il 25% del totale dei morti della Calabria. Cioè 1 su 4 è ucciso dalla 106”.

ha aggiunto un giudizio severo e terribile lanciando un allarme che purtroppo nessuno ha raccolto.

“Il famigerato raccordo autostradale di Reggio, da solo raggiunge una media di 40 incidenti a chilometro per un anno, con una punta di 55 nel tratto di San Sperato. Per ogni 100 persone che passano ogni giorno, almeno uno, nell’ anno, è coinvolto in un incidente con feriti”. Questa volta all'appuntamento statisticamente necessario è arrivata Maria Giuseppina.

Quindi lo sapevamo tutti. Lo sapevano l’Anas e le autorità che operano nel reggino. La circonvallazione di Reggio è un killer spietato assetato di sangue e prede. Si sa. Appena siamo costretti a passarci si fa la croce anche chi non crede. Come capita, c’ha ricordato nei giorni scorsi Gioacchino Criaco, a chi imbocca la Ionica-tirrenica e la 106.

Ma che si può fare? Chiudiamo la strada? Chiedono ignoranti e furbi? Certo che no.

In quello stesso articolo Russo scriveva:

“Sulle autostrade italiane, senza particolari interventi infrastrutturali aggiuntivi, con i soli dispositivi intelligenti (ITS) di controllo della velocità, il tasso di mortalità si è ridotto di circa il 75%.

Diminuzioni altrettanto valide di incidenti, anche nelle strade a carreggiata unica, sono ottenute (sempre a base di interventi con ITS) nei Paesi Europei e negli USA. L’Anas e la Polizia hanno convenzioni per la Domitiana e per l’Aurelia.

Un controllo forte telematico di tutta la 106 (quindi anche della circonvallazione, ndr) è una delle risposte immediate: dalle infrazioni di velocità, alle infrazioni del rosso; dai veicoli fermi in condizioni pericolose, a quelli contromano; dall’informazione sui cantieri, alle code”.

Si dirà, facile scriverlo, ma chissà quanto tempo ci vuole. Quasi a indovinare l’obiezione Russo ha fatto i conti:

“I tempi: un mese per uno studio di fattibilità che riguardi tutto il sistema 106: dal rilievo dei dati, al centro di controllo, all’informazione all’utenza; un mese per la gara, un mese per il montaggio, un mese per la messa a punto. Quattro mesi per abbattere la mortalità”.

Ma questi quattro mesi sono passati inutilmente e Maria Giuseppina non c’è più. Quanto dovrà durare ancora? (alva)