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RIFIUTI. Soldi spariti a montagne, alte come la spazzatura per strada. MUSCO

RIFIUTI. Soldi spariti a montagne, alte come la spazzatura per strada. MUSCO

spzz       di SIMONA MUSCO - I dati sul piatto sono tanti: quasi due miliardi di euro spesi, dodici commissari, tra Governatori con delega ed esterni, dotati di "super poteri", aziende su aziende arrivate attorno alle discariche sorte su tutta la regione per prelevare denaro. E centinaia di migliaia di euro in consulenze e compensi per la struttura commissariale.

E’ l'esito dell'eterna emergenza rifiuti in Calabria, che superati i 16 anni di commissariamento continua a sborsare soldi su soldi per le aziende che si occupano della raccolta dei rifiuti, nonostante la monnezza continui a decorare ogni angolo di strada. Aziende che vincendo bandi di gara a volte ridicoli, come sottolineato dal Garante per la concorrenza, hanno trovato nell'endemico stato di crisi della nostra regione la loro gallina dalle uova d'oro.

Partiamo da alcuni dati: solo nel 2014, un anno dopo l'uscita dall'emergenza, la Regione ha versato 67 milioni di euro alle aziende che si occupano della raccolta dei rifiuti. Basta fare un giro sul portale istituzionale per trovare tutto: 31 milioni sono andati alla "Daneco impianti", società lombarda che gestisce le discariche di Alli e Pianopoli, i cui vertici, lo scorso gennaio, sono finiti in manette con l'accusa di truffa aggravata e traffico illecito di rifiuti. Ventisei milioni sono andati ad "Ecologia Oggi", otto alla Mar-kab Group di Milano e infine due all'emiliana Sogliano ambiente per il trasporto e lo smaltimento fuori regione di rifiuti speciali non pericolosi nella discarica di Ginestreto. Basta fare un viaggio a ritroso tra le note relative al bilancio per trovare altri esempi simili. Ad aprile del 2013, per esempio, la Regione ha versato 1.244.000 euro alla Markab Group, tre milioni alla Ecologia Oggi, un milione alla Daneco Impianti Srl per la discarica di Alli e circa due milioni e mezzo alla stessa ditta per l'impianto di Lamezia Terme e 250 mila euro al Consorzio Valle Grati. E solo un mese dopo una nuova tranche: un milione e mezzo alla Markab e 1,7 milioni alla Daneco. E così via.

Ma i numeri della gestione dei rifiuti raccontano anche altro: durante il commissaria-mento, infatti, era stata la commissione parlamentare a raccontare come quello dei rifiuti fosse un business. «Lo stato emergenziale nella regione Calabria — scrivevano i carabinieri del Noe - ha rappresentato un sistema di potere, da tutelare e prorogare ad ogni costo e per pia tempo possibile, basato sugli appalti, sulle consulenze esterne e su tutti quei meccanismi di potere che caratterizzano un istituto emergenziale che, in alcuni casi, ha creato pia danni di quelli rinvenuti all'atto dell'insediamento o del subentro in luogo di alcune amministrazioni locali».

I sette impianti di trattamento meccanico-biologico (tmb) presenti sul territorio regionale effettuano solo un trattamento preliminare dei rifiuti, impianti utilizzati male e, di conseguenza, spreco di investimenti e di risorse. Circa 69 milioni sono andati persi nel tentativo, non riuscito, di realizzare il secondo termovalorizzatore, mentre non sono sorte nuove discariche pubbliche e quelle esistenti sono rimaste in mano ai privati. Un terreno fertile per le cosche, che possono contare su un flusso d'affari da 150 milioni di euro l'anno, in un vorticoso giro di subappalti e manodopera a basso costo che ingolfa sempre di pia la macchina dei rifiuti.

Una macchina che, nel recente passato, ha visto la struttura commissariale spendere tanto ma non per eliminare i rifiuti: nel solo periodo compreso tra il 2006 e agosto 2009 sono stati spesi 13.838.659,64 euro tra compensi al personale amministrativo e collaborazioni. Ora dall'Europa arriva un nuovo allarme commissariamento, mentre la Regione vanta nei confronti dei Comuni 121.562.540,20 di euro, certificati al 30 settembre, per lo smaltimento dei rifiuti in discarica. Un buco nero che ha accelerato il processo di emergenza, bloccando l'operatività degli impianti, cosa che lascia immaginare, nel giro di poco tempo, il proliferare di discariche a cielo aperto in tutta la Regione, un fermo immagine che ormai è un'abitudine.

*giornalista del Garantista della Calabria