Direttore: Aldo Varano    

BAGALADI. Io sindaco sciolto per mafia con decreto bocciato dalla giustizia

BAGALADI. Io sindaco sciolto per mafia con decreto bocciato dalla giustizia

bgld     di Federico Curatola* - (rep) Il clamore che in queste ore si registra attorno alla Capitale per via dell’inchiesta giudiziaria che vede coinvolti pezzi di politica, di burocrazia, di imprenditoria e di terzo settore, ha fatto subito saltare fuori la parola “scioglimento”. E’ palese che se questo dovesse verificarsi, sarebbe una cosa senza precedenti tra le “metropoli” del pianeta, così come è stato per Reggio, primo capoluogo commissariato per mafia.

Non sta a me, né ad altri, valutare se sia un provvedimento da applicare o meno, o quale sia la sua efficacia. Di questo si è più volte discusso e si è unanimemente riconosciuta, se non altro, la assoluta discrezionalità della norma, troppo vulnerabile ad interpretazioni “politiche” della sua applicazione o meno.

I fatti “romani”, arrivano in concomitanza con un altro “fatto”, sempre romano, che vede, al contrario, annullato il Decreto di scioglimento del Consiglio Comunale di Bagaladi, Comune da me guidato dal 2010 al 2012.

Dopo 30 mesi di rinvii, richieste di integrazione documentale, ulteriori rinvii, finalmente il 5 novembre scorso la Prima Sezione del TAR Lazio ha preso in carico per la decisione il ricorso da me presentato nel giugno del 2012 avverso il provvedimento che aveva mandato a casa me e la mia amministrazione ed insediato una terna commissariale.

Circa un mese dopo, l’1 dicembre, ecco la sentenza: Decreto annullato!

La Prima Sezione, con parole adamantine, demolisce dalle fondamenta la relazione di accesso che ha portato allo scioglimento del Consiglio Comunale da me guidato.

Una sentenza di 25 pagine che entra nel merito della questione stabilendo che "l'infondatezza dei presupposti posti alla base del Decreto di scioglimento" e “l'insussistenza di quegli elementi concreti, univoci e rilevanti" richiesti dalla norma per procedere alla rimozione degli amministratori.

Ma vi sono contenuti molti altri passaggi che censurano fortemente l'impianto del Decreto di scioglimento e l'impostazione che, a detta dei giudici, esula dalla ragione precipua della norma: intervenire laddove "realmente" sia accertato un problema di ordine pubblico e di condizionamento tale da pregiudicare le libertà democratiche di una comunità.

Scioglimento cioè come "extrema ratio", come decisione che alla base deve avere motivi validi e non sospetti o fumosità e speciosità.

La soddisfazione personale è infinita. Una liberazione! Per me, per i miei compagni, per il paese intero, al quale è sempre andato il mio pensiero.

Il ricorso, comprensivo dei motivi aggiunti e fortemente supportato da allegati e delibere oltre che dalla difesa dell’integrità morale e della condotta corretta e trasparente è stato accolto nonostante l’avvocatura dello Stato, durante l’udienza, avesse eccepito, come unico motivo di difesa del Decreto, un supposto “venir meno dell’interesse” a discutere il ricorso, poiché nel frattempo il periodo di commissariamento è terminato ed in seguito alle elezioni amministrative del maggio scorso, a Bagaladi si è insediata una nuova amministrazione.

La difesa ha però ribadito che l’interesse a discutere ed arrivare ad un giudizio esisteva e consisteva nella irremovibile volontà dei ricorrenti di chiedere l’annullamento del decreto di scioglimento per ridare decoro e dignità alle persone, alla loro azione amministrativa, ed al paese. Inoltre, non essendo concluso il mandato naturale dell'amministrazione, in scadenza la prossima primavera, l'interesse ad avere "giustizia" era ancora maggiore.

I giudici hanno ritenuto fondati i motivi del ricorso ed hanno emesso una sentenza che non esito a definire "storica" poiché richiama ad una maggiore accuratezza l'azione repressiva, che giustamente va compiuta laddove vengono ravvisati i presupposti per farlo, ma non può diventare regola assoluta rischiando così che passi il principio che si può sospendere la democrazia sulla base del "nulla".

Ed infatti, in un passaggio fondamentale delle motivazioni si legge che l'utilizzo indiscriminato di questa norma appare più come una "ingerenza dello Stato nelle realtà locali".

Nei prossimi giorni terremo una conferenza stampa ed un incontro pubblico con i cittadini per parlare di questa vicenda "buia" che si conclude con l'affermazione delle nostre ragioni. Ragioni che abbiamo sempre sostenuto fin dall'inizio e forti delle quali abbiamo atteso trenta mesi, pazientemente, che la verità venisse ristabilita.

Lo dovevo a me stesso, lo dovevo al paese, lo dovevo a quanti, anche solo per un attimo, hanno avuto dubbi sulla mia e sulla nostra condotta.

Qualcuno, questo è chiaro, dovrà risarcire noi e la comunità di Bagaladi, trattata alla stregua di Casal di Principe e Castel Volturno, città con ben altra storia alle spalle, rispetto al piccolo borgo agricolo ai piedi dell’Aspromonte.

Ma la sentenza non rimetterà in toto le cose al proprio posto. Oggi Bagaladi ha un’amministrazione in carica, eletta dai cittadini, tornati al voto dopo il commissariamento, ma ne ha anche un’altra, rimessa in sella dalla sentenza di annullamento del decreto di scioglimento, che avrebbe completato il suo mandato la prossima primavera.

Come a Roma vi sono eccezionalmente due Papi, il Papa in carica ed il Papa “emerito”, Bagaladi può dire di avere due Sindaci: quello in carica e quello “emerito”. Stranezze d’Italia!

*Già sindaco in carica e ora sindaco “emerito” di Bagaladi