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REGGIO. Quel ragazzo che s’è tuffato nel vuoto. MAZZEO

REGGIO. Quel ragazzo che s’è tuffato nel vuoto. MAZZEO

vt     di DANIELA MAZZEO - E’ successo di nuovo.

Leggere di un gesto estremo compiuto da un ragazzo. Quando si parla di giovani il pensiero non potrebbe che andare verso quella parola così misteriosa (ma che purtroppo tanti giovani non conoscono) che è la leggerezza. Quella dell’animo scopritore delle bellezze della vita, carico di speranza e di progetti.

Nessuno nel pensare ad un giovane crederebbe mai di doverlo collegare ad un lancio nel vuoto da un quarto piano.

Eppure è successo. Reggio Calabria si è svegliata con questa triste notizia. Il fatto toglie ogni parola ma lascia un grido forte negli animi di tutti. Un lutto, l’ennesimo, che fa riflettere e lascia aperte le strade ai pensieri.

La vita il suo senso e insieme la sua fine in un salto tragico di una mente persa.

Scegliere la morte non si può se non in condizioni di abbandono totale, di rinuncia a se stessi.

Un moto dell’animo reso irrefrenabile dall’illusione della vita stessa di non essere per come dovrebbe.

E’ la vita che forse manipola spiritualmente la mente? Diventa un problema da risolvere e non più un’avventura ?

Giovani illusi dalle loro stesse speranze, dalle troppe parole che non affascinano più perché sono solo aria e saliva.

Non c’è colpa nell’essere deboli ma c’è una forte responsabilità nell’essere stati lasciati soli a barcamenarsi tra tanti dubbi e incertezze e dove l’ancora di salvezza è solo il dialogo.

Tutta la società è costruita in realtà per mandare in depressione persone sensibili e intelligenti.

Dove la sensazione di perdere il controllo della realtà, di poter capire tutto e avere sempre le giuste spiegazioni provoca un corto circuito nella mente.

Dove il metro di valutazione di ognuno è il guadagno e forse la bravura.

E’ sfuggire al paragone è quasi impossibile in un sistema che impone di essere sempre a passo con il suo tempo.

L’insoddisfazione è il risultato di una ribellione silenziosa che non lascia spazio alla gratificazione ed alimenta la negazione del piacere.

Non è accettabile che la mente si arrenda così giovane.

Che il senso sconcertante della fine prenda il sopravvento sulla vita.

La morte in sé terribile lo è ancora di più quando la si sceglie per liberarsi da se stessi.