Direttore: Aldo Varano    

ROMA. La policromia di quegli straccioni della Magliana. DIANO

ROMA. La policromia di quegli straccioni della Magliana. DIANO

mgln     di GIAN MARIA DIANO - “La Magliana, una banda di straccioni”.

Sono queste le parole con cui Massimo Carminati definisce la famosa organizzazione criminale che terrorizzò la Roma degli anni ’70. Secondo quanto emerge da questa affermazione, gli uomini di “Romanzo Criminale” avevano messo le mani sulla Capitale meno saldamente di quanto si potrebbe immaginare, ed erano piuttosto strumento e braccio armato di chi Roma la comandava davvero. E tra questi c’è stato, fino a qualche giorno fa, “Er Cecato”.

Il panorama criminale che emerge da “Mafia Capitale” è affetto da una policromia acuta. Il rosso e nero si mescolano e si confondono continuamente, fino a diventare indistinguibili. Buzzi e Carminati, due matrici diverse, una logica di azione. Le Cooperative e i Nar, modalità speculari per raggiungere il medesimo obiettivo: acquisire potere e “credibilità”per mettersi in affari con la politica, entrando dall’ingresso principale del Campidoglio. E qui fa il suo ingresso in scena il terzo colore della vicenda, il bianco. E’ il colore dei colletti di Gianni Alemanno e Luca Odevaine, quelli che abitano nel “mondo di sopra”, come dice Carminati nelle intercettazioni. A quanto sembra, se è vero che “pecunia non olet”, è altrettanto vero che il denaro è estremamente incolore. Dei tre mondi evocati da “Er Cecato”, il più interessante è senza dubbio quello “di mezzo”: è qui che stanno gli insospettabili (e rispettabili) che fanno da collante tra criminali e politici di professione. Questo è il mondo più difficile da rintracciare intorno a noi nella vita quotidiana, eppure è il più facile in cui entrare ed il più complicato da cui uscire. Perché? Perché i conti corrente della “banca dei favori” non si chiudono mai.

Ascoltando le dichiarazioni fatte da alcuni dei soggetti coinvolti nell’inchiesta, come Alemanno e Marino, la prima domanda che mi pongo è se siamo di fronte ad una classe dirigente di delinquenti o semplicemente di ingenui ed inadeguati. Qualunque risposta mi dia, non mi conforta assolutamente. Ritengo gravissimo che un sindaco vada ad una cena pur sapendo che si troverà seduto con personaggi del calibro di Buzzi e Casamonica. Reputo ancor più grave che ci vada senza conoscere l’identità dei commensali, e qualora tale inconsapevolezza dovesse sussistere, sarebbe un’attestazione di manifesta imprudenza e stupidità. Un’ultima riflessione vorrei farla sul Presidente del Consiglio. Quest’ultimo ha recentemente dichiarato, in un’intervista a Marco Damilano, che non può escludere con certezza che ad una delle sue cene di raccolta fondi per il PD abbia preso parte anche Salvatore Buzzi. Direi che è una risposta forse anche sincera, ma che lascia decisamente a desiderare. Il Premier avrebbe fatto meglio a selezionare più accuratamente ex-ante i finanziatori del suo partito, anziché affannarsi ex-post ad azzerare il PD romano e lanciarsi in altisonanti annunci di lotta a ladri e corrotti.

Nel 1976 Enrico Berlinguer parlò per la prima volta della “questione morale”: sono passati quasi 40 anni da allora, e nulla è cambiato. I partiti non effettuano adeguati controlli interni, non monitorano l’azione dei propri esponenti e lasciano mano libera a figure grottesche che continuano ad alimentare il conto della “banca dei favori”, il quale è destinato a crescere inesorabilmente in un Paese in cui ciò che importa non è “chi sei” ma “chi conosci”. In questo contesto esiste anche una porzione di società civile onesta e rispettabile, che si trova irrimediabilmente intrappolata tra i mondi del “Cecato”. Questo è ciò che alla fine conta davvero. Tutto il resto, come cantava il Califfo, è noia.