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VOTO E MAFIA. I fari della procura di De Raho sui risultati elettorali. MINNITI

VOTO E MAFIA. I fari della procura di De Raho sui risultati elettorali. MINNITI

prcr     di CONSOLATO MINNITI* - «Massima attenzione per garantire la massima libertà». Così il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, si era espresso nel settembre scorso, a margine di un'operazione di polizia. Il riferimento del magistrato era alle imminenti elezioni comunali e regionali. A domanda specifica su come intendesse affrontare la problematica del condizionamento mafioso, Cafiero disse chiaramente che la presenza forte della magistratura non doveva essere vista come una limitazione della democrazia, ma un modo affinché «tutti possano votare liberamente».

Ora che entrambe le tornate elettorali sono terminate, i fari della procura inevitabilmente si stanno indirizzando su tutte quelle zona d'ombra conseguenti ad una così complessa stagione di rinnovo delle amministrazioni comunali e regionali.

Partiamo dal dato fondamentale: non c'è alcuna distinzione di schieramento. Del resto, Cafiero l'aveva assicurato: «Metteremo in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione e il nostro lavoro è improntato a offrire la massima libertà tanto a chi esercita il diritto di voto, quanto a chi decide di partecipare attivamente alla vita politica». E tali strumenti - ne siamo certi - sono stati approntati in tutti i modi possibili. Saranno stati tanti gli approfondimenti, le verifiche, le incroci. Da destra a sinistra, dai vincitori ai perdenti. Nessuno escluso.

Perché questa volta l'idea è quella di non attendere degli anni prima di arrivare a risultati investigativi di un certo rilievo. Insomma, far presto e fare bene per consentire agli organi politici di operare in assoluta serenità. E allora ecco che sulla scrivania della Dda finiranno tutte quelle manovre strane che si ripropongono, come vecchio canovaccio, ad ogni appuntamento elettorale: spostamenti di bacini di voti, concentrazioni sospette, per non parlare anche di possibili intercettazioni telefoniche ed ambientali, così come negli ultimi anni siamo stati abituati a riscontrare in numerose operazioni di polizia giudiziaria.

Tutto dovrà essere provato e ci mancherebbe. Gli strumenti legislativi ci sono e appaiono anche di non facile applicazione pratica, vista la loro stesura. Ma i candidati erano stati avvisati con largo anticipo: nessuno sconto, nessuna impunità. E così pure i partiti. Senza troppi giri di parole, la procura fece intendere: scegliete liberamente, ma fatelo sapendo che vi stiamo monitorando con estrema attenzione.

Ora che anche la proclamazione dei consiglieri regionali è terminata, è evidente che sulla scrivania di Cafiero de Raho vi sono tutti gli elementi per poter delineare un quadro sufficientemente chiaro e capire se e quanto vi possa essere stato un condizionamento mafioso del voto. Non sarà certo un approfondimento subitaneo, ma l'aver acceso i fari con così tanto anticipo e in "real time" consentirà ai magistrati di poter far luce su quelle inevitabili zone d'ombra che si annidano ogni qual volta in Calabria vi è la caccia alla poltrona. Sia essa di rilievo comunale o regionale. Staremo a vedere quel che accadrà. Di certo c'è che se qualcuno ha scelto "le vie comode", dovrà fare i conti con il pressing investigativo di Cafiero de Raho e dei suoi sostituti. E saranno dolori.

*giornalista del Garantista della Calabria