Direttore: Aldo Varano    

AUTOSTRADA A3. Il disastro più lungo della Calabria. VARANO

AUTOSTRADA A3. Il disastro più lungo della Calabria. VARANO

slrnr       di ALDO VARANO - Domenica mattina un

mio amico che abita a Reggio mi ha chiesto di accompagnarlo a Palmi dove lavora da sempre. Per una passeggiata. Il tratto Scilla dell’A3 è completo e da Reggio a Palmi non ci sono più cantieri. Tragitto ultimato perché tra Reggio e Villa non si farà neanche la corsia d’emergenza, forse unico caso in Italia. Siamo entrati da via Cardinale Portanova alle 11 e trenta spaccate. Giornata piovigginosa, ma il mio amico guida attento e tranquillo. Alle 11 e 52 siamo usciti da Palmi: 22 minuti in tutto.

"Bella passeggiata. Un salto rilassante e sei a Palmi", ho commentato.

"Come 15 anni fa", lui polemico. "Fino 15 anni fa ogni mattina ci mettevo tra i 20 e i 22 minuti". Pausa e sfogo: "Per 15 anni ho rischiato la vita ogni giorno. Ho passato metà esistenza su quel tratto. Talvolta non sono arrivato al lavoro: paralizzato nel groviglio di auto e camion. Qualcuno, anche che conoscevo, è morto. Reggio è rimasta isolata, più difficile da raggiungere. Per generazioni. Dopo tutto questo casino impiego lo stesso tempo di prima. Certo è più spaziosa, con curve meno tagliate, le gallerie più larghe. Ma sempre a due corsie resta. E certe volte non c'è neanche la corsia d'emergenza. Dei miei amici della zona tra Vibo e Pizzo dicono che lì è anche peggio. Niente emergenza e pendenza pericolosissima che creo non esiste in nessuna autostrada del mondo. Valeva la pena?"

Lo guardo perplesso. Prosegue: “Per 15 anni hanno compromesso lo sviluppo economico di una parte importante del paese e del Mezzogiorno. Chiusi in una trappola. Soldi a perdere e un bel po’ non si sa per cosa. Siamo diventati lo scandalo più lungo d'Europa. La metafora della callidità. Morti ammazzati, cosche diverse da un chilometro all’altro, mazzette. Alla fine, l’isolamento di 15 anni fa non è migliorato. Se tieni conto della moria di treni locali e della rarefazione degli altri ora è peggio. Chi non ha l’anello al naso, e io non ce l’ho, deve chiederselo: valeva la pena?”

Non sono riuscito a contenerlo. “Da Reggio, Catanzaro e Cosenza a Roma risparmi mezz'ora, minuto più minuto meno. Certo, viaggi più tranquillo, e su mezz’ora non ci sputo. Ma anche con l’autostrada di prima e le macchine di oggi sarebbe stato uguale. Ma concedo: fingiamo sia merito di questa autostrada rifatta che forse resterà per sempre incompiuta, cioè ripezzata. Valeva la pena? Avessero fatto Taranto Reggio avrei capito. Spezzavano solitudine e arretratezza orientale. Giusto. L’avevano capito anche nell’800 e infatti la ferrovia la fecero prima lì e poi sulla Tirrenica. Insomma, isolamento rotto e una montagna di morti ammazzati in meno dalla 106. Ma così, io dico, è stato un disastro. Difficile fare peggio. Scusa, ma noi che c'abbiamo guadagnato?”

L’ho interrotto dicendogli che bisogna pur prendere atto che i calabresi sono contenti: giornalisti, politici e intellettuali vanno perfino a omaggiare Ciucci che decanta mirabilie invece di chiedere di mandarlo via.

“E’ l’aspetto più sconcertante. Il volto della nostra subalternità”, ha reagito. Seguimi: fin dall’inizio l’autostrada è diventata un percorso di guerra: cantieri, camion, betoniere, interruzioni, gallerie buie, ponti buttati giù, corsia unica. So di una riunione, quand’era prefetto De Sena. Un inizio estate con la paura che se ci fosse stato un incidente con feriti nessuno li avrebbe potuti raggiungere. In barella a braccia come nelle foreste. Insomma un incubo lungo 15 anni ed ora che viene rimossa la situazione che loro avevano creato ci pare abbiano il merito di aver costruito il paradiso mentre hanno solo cancellato i loro disastri. Ripeto: sicuro valesse la pena?”

Di ritorno a casa ho ripreso in mano “Senza pedaggio. Storia dell’autostrada Salerno Reggio” pubblicato nel 2007 da Donzelli (che è calabrese) e firmato da Leandra D’Antone, cattedra alla Sapienza. Nell’ultima pagina c’è scritto che l’A3 alla fine sarà “una sia pur innovativa corsia di emergenza di un’autostrada pur sempre in salita e a due corsie”. Cioè, di serie B. E chi la percorrerà, aggiunge, dovrà vivere la frustrazione “di chi non ha avuto una “visione”, di chi non ha saputo “pretendere”. Frustrazione, come quella del mio amico di domenica.

P.S. Sull’autostrada troneggiano i divieti. Si può camminare sotto gli 80. Ciucci e l’Anas, insomma, si guardano il fondo schiena in caso di incidenti che, evidentemente, ritengono possibili. Sotto gli 80 non viaggia nessuno. Ovvio. Chissà quanti verbali al giorno fa la Stradale?