Direttore: Aldo Varano    

L'ANALISI. E’ di nuovo emigrazione, via dal Sud i cervelli giovani. Serve un new deal. Subito. VELTRI

L'ANALISI. E’ di nuovo emigrazione, via dal Sud i cervelli giovani. Serve un new deal. Subito. VELTRI

Roosvelt      di FILIPPO VELTRI* - La situazione economica nelle Regioni del sud è sempre più drammatica

, i convegni si susseguono uno dietro l’altro, gli studi si affastellano, gli istituti di ricerca - da Svimez a Bankitalia – si affannano a rifare conti e prospettive ma un dato emerge chiaro su questo finire del 2014: è ripresa alla grande l’emigrazione che ora, però, è più colta e riguarda i giovani con diploma e laurea. Questo è il dato più clamoroso e nuovo.

L’altro giorno il ministro per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, aprendo i lavori della giornata di lavoro "Verso sud - per una strategia di sviluppo", ha ricordato che tra il 2008 e il 2013 al sud sono stati persi 600 mila posti di lavoro, il Pil è sceso del 13,3%, gli investimenti del 33% e secondo le ultime stime tra il 2012 e il 2065 4 milioni di residenti al Mezzogiorno e alle isole lasceranno quelle terre.   Ogni anno - ha osservato il ministro - 5 mila giovani lasciano l'Italia: sono medici, ingegneri, traduttori, economisti, che hanno ricevuto offerte di lavoro in altri Paesi e che sono costati al nostro Paese tremila euro a semestre solo per gli studi universitari. "Occorre - dice il Ministro - un impegno che metta da parte i particolarismi regionali, serve un maggiore coordinamento e lo sviluppo di infrastrutture e dei trasporti: non è possibile che mentre i treni per il nord siano tanti e ad alta velocità, per raggiungere Bari da Napoli servono da 4 a 6 ore".

L’ Istat rileva come la propensione ad effettuare spostamenti è più elevata tra i giovani e tra i laureati. Nel triennio 2011-2014 il 43,4% dei migranti aveva tra i 15 ed i 34 anni, con un aumento del così detto pendolarismo lavorativo (cioè lavoratori che si spostano ma non cambiano la residenza anagrafica). Ma sono aumentati - segnala sempre l’Istat- i trasferimenti di residenza oltreconfine, con una dinamica più sostenuta nelle regioni settentrionali rispetto alle regioni meridionali, dove la mobilità verso l’estero è complessivamente più contenuta. Insomma, sembra di capire che c’è un sistema di vasi comunicanti: dal Sud verso il Nord e da qui verso l’estero. Dal settentrione i ragazzi vanno cioè nell’Europa che conta e dal Meridione si spostano nell’Italia che sta meno peggio.

Per far ripartire l'Italia, data "questa crisi profondamente strutturale", serve dunque un Piano di intervento con un'ottica molto diversa da quella che continua ad essere perseguita negli ultimi anni. Per il presidente dello Svimez, Adriano Giannola, non bisogna parlare di tornare alla crescita bensì fare politiche di sviluppo, che devono "tornare al centro, come fu negli anni 50 e 60. Il problema non è mettere soldi in tasca alla gente per consumare, ma sono gli investimenti".  

Altro punto strategico, per il numero uno dello Svimez, è la creazione di una strategia euromediterranea che abbia contenuti. "Italia, Grecia, Spagna, sono il fronte sud – osserva Giannola - di un'Europa che si sta sgretolando, con un fronte nord che si sta irrobustendo". Il presidente Svimez ammonisce a stare attenti a creare macroregioni “che sarebbero inattuabili. Giusto invece il coordinamento tra Regioni, superando il regionalismo astratto e ghettizzante e realizzando una leale collaborazione". Insomma, ci sarebbe davvero bisogno di un nuovo new deal, come dice il presidente della Regione Oliverio, ma all’orizzonte del Paese non si vede alcun Roosevelt.

*Editorialista del Quotidiano