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IL RICORDO. Reggio bella e innevata, come quando mia madre il 5 marzo 1949... MARRARI (foto)

IL RICORDO. Reggio bella e innevata, come quando mia madre il 5 marzo 1949... MARRARI (foto)

sm1       di SALVATORE MARRARI. Avevo cinque anni e mezzo il 5 marzo 1949. Reggio

Calabria si svegliò sotto una coltre di neve e quasi per tutta la giornata fioccava a tratti attirando la mia attenzione che, da dietro i vetri della porta che dava sulla strada, coperto da pigiama felpato, cappotto e berrettone di lana, osservavo l'evolversi di quella straordinarietà.

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Si, dentro ci si vestiva abbondantemente per il freddo e per gli spifferi che entravano da ogni fessura, sebbene coperte dai salamini di stoffa e ovatta fatte opportunamente da mia madre.

Oltre ad un braciere a "conca" su cui, stando seduti, si appoggiavano i piedi, avevamo una cucina chiamata economica, a carbone e queste due cose erano le nostre uniche fonti di calore. Il dopo guerra era duro per tutti e le comodità di ce le sognavamo, non conoscendole non erano fonti di desiderio.

Ma, tornando alla neve di quel giorno, posso dire che lo spettacolo era unico mentre i miei genitori raccontavano della neve di Padova dov'ero nato; non ricordavo nulla perché quando siamo rientrati a Reggio, dopo la guerra, avevo solo tre anni.

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Adesso guardavo fuori abbracciato da dietro dalla mia mamma come se volesse riscaldarmi ancora di più cedendomi il calore del suo corpo e, in effetti, era proprio così. Il racconto dell'ambiente invernale veneto, la neve che turbinava sulla ali del vento, il calore che infondeva la cara genitrice, mi davano un'immensa gioia anche perché mamma canticchiava una canzone LA PALOMA BLANCA che oggi, con ricerche precise, so ch'era interpretata da Gigi Beccaria accompagnato Orchestra diretta dal Maestro Beppe Mojetta registrato dalla Cetra e gli autori erano Falcomatà - Cherubini dell'anno 1947 e cui primi versi erano i seguenti :

Una paloma blanca como la nieve, como la nieve

M'ha rovinato l'alma come me duele, como me duele

M'ha rovinato l'alma come me duele, como me duele

Una paloma blanca como la nieve, como la nieve.

Sono ricordi indelebili che la neve di oggi 31 dicembre 2014 ha risvegliato in me ormai vecchio ma abbastanza lucido da andare in giro a raccogliere testimonianze fotografiche con la mia inseparabile fotocamera (una volta la dizione era "macchina fotografica").

 sm3Il termometro della mia auto, alla partenza da casa, segnava +1 C° e dopo circa venti minuti a salire verso le colline nella frazione Pietrastorta -1 C°. Panorami stupendi e meravigliose inquadrature puntando gli occhi e l'obiettivo verso la Sicilia che, dopo il "Mare Nostrum", faceva scoprire una Messina anch'essa innevata, forse più di questa consorella Reggio. Scoprire che tutte le piante di fichi d'India erano coperte di neve mi ha dato la sensazione che qualcosa di strano era accaduto, la nevicata su queste nostre terre sempre arse dal sole, è una cosa impensabile e che il clima possa di colpo cambiare. Califano scrisse una canzone per la nevicata che coprì Roma nel 1956; Reggio non ha avuto ancora di questi privilegi, ma ha avuto, in quel lontano 1949, un poeta reggino e mio prozio, Matteo Paviglianiti, che scrisse una poesia dialettale che intitolò 5 MARZU '49 dedicandola a quella rara nevicata, ma anche alle conseguenze negative che aveva creato al suo povero prossimo, a cui nessuno certamente pensava :

'A nivi scindi com'e pannizzeddhi,

la ggenti passa e spassa ncuecugghiati...

Si viri, a scaza, certi nnucenteddhi

parunu puddhicini...su' spugghiati.

Tutte queste cose sono nel mio cuore e nella mente, ma più di tutte rimane indelebile la voce di mia madre...la sento...canta ancora..."una Paloma Blanca como la nieve, como la nieve..." E' proprio vero, come dice un'altra vecchia canzone, SON TUTTE BELLE LE MAMME DEL MONDO QUANDO UN BAMBINO SI STRINGONO AL CUOR...