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Il mistero dei bassorilievi che affiorano dal mare di Capo Bruzzano. CALABRÒ (foto)

Il mistero dei bassorilievi che affiorano dal mare di Capo Bruzzano. CALABRÒ (foto)

bssr1       di ANTONIO CALABRÒ -

A metà Settembre dello scorso anno un gruppo di amici di Reggio si recò per l’ultimo bagno stagionale nella splendida spiaggia di Capo Bruzzano. La baia, di suggestiva bellezza, era deserta; la folla estiva era soltanto un ricordo, anche se la giornata era torrida.

Durante la gita la signora Teresa, che ama le passeggiate in riva al mare, si allontanò con l’intento di percorrere l’intera curva della costa. Il luogo è costellato di massi, numerosi scogli affiorano a pelo d’acqua fino a qualche centinaio di metri dalla riva, sulla stessa spiaggia ci sono punti lastricati da queste enormi pietre che conferiscono all’insieme una sembianza selvaggia e tropicale.

bssrDopo aver percorso poche decine di metri, la signora Teresa s’imbatté in due grandi lastroni di pietra che, senza ombra di dubbio, portavano l’impronta di un intervento umano. Chiamò subito la compagnia e l’intero gruppo rimase sbigottito a vedere, proprio nella battigia, quelli che sembravano dei bassorilievi anche piuttosto elaborati, raffiguranti uomini barbuti con degli strani cappelli.

Dopo la sorpresa iniziale i quattro uomini presenti cercarono di rimuovere i manufatti, ma si accorsero che erano troppo grandi e pesanti per essere smossi di un solo millimetro. Così li fotografarono più volte e successivamente diedero notizia alla Soprintendenza Archeologica della Calabria.

Si scoprì che la notizia era già stata data dall’emittente privata RTV il 10 Luglio. Nel confronto delle foto è evidente come l’erosione, in soli due mesi, abbia avuto effetti devastanti. Figuriamoci oggi in che stato saranno le due “opere”.

Sono passati quattro mesi, e di quello che può sembrare un ritrovamento eccezionale o una bufala pazzesca non si è avuta più notizia. Così siamo andati a fare un sopralluogo ma le cattive condizioni meteo e le onde alte ci hanno impedito di controllare da vicino i misteriosi pietroni.

Sono probabilmente ancora laggiù, esposti all’erosione continua dell’acqua. Ma da dove sono sbucati? Sono stati portati a riva da qualche mareggiata, di quelle violentissime dello Jonio in tempesta? Oppure, visto che proprio di fronte c’è un muro di contenimento della linea ferroviaria di fresca costruzione, sono emersi dalla collina e erroneamente gettati in acqua da qualche operaio poco sensibile alla storia?

bssr2O forse si tratta di uno scherzo, sul modello delle famose teste di Modigliani degli anni 80? Qualche buontempone armato di smerigliatrice e trapano ha deciso di farsi beffe della Calabria intera? O soltanto qualche artista meditativo in riva al mare ha voluto provare la sua arte per gioco?

Oppure sono un tentativo di truffa vera e propria con probabile vittima qualche yankee bacchettone o qualche teutonico con la sindrome di Stendhal a cui rifilare pietre per opere d’arte?

Non sta a noi dirlo. Forse sono veri, forse no. La Calabria è certamente un serbatoio inesauribile di reperti. Ovunque, basta scavare qualche metro e vengono alla luce resti di civiltà antiche, quindi sarebbe anche plausibile che quei resti siano autentici. Ma queste stesse possibilità spalancano le porte a meccanismi truffaldini in cerca di creduloni. Serve l’intervento dell’esperto riconosciuto e professionalizzato. Nessun’altro ha le competenze per dire una parola chiara.

Quello che abbiamo sono le foto che proponiamo, il desiderio di valorizzare la nostra terra o al limite il desiderio di smascherare qualsiasi tentativo di ridicolizzare il nostro patrimonio.

Chi deve indagare, indaghi. Non appena il mare si ritirerà, ci aspettiamo che una commissione di esperti si rechi sul luogo per far luce su l’ennesimo mistero di questa terra. Per capire se la sorpresa felice di Teresa abbia un senso, o se invece sia l’ennesima trovata spiritosa di Calabresi perdigiorno.

PS la storia documentata del rinvenimento, insieme alle ipotesi e a foto e video la potete trovare sul blog di Luigi Manglaviti (presente quel giorno), “Mangla l’internettuale”.

Antonio Calabrò