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Scusate signora, posso battere uno scontrino inferiore? NUCERA

Scusate signora, posso battere uno scontrino inferiore? NUCERA

verdumaiodi IDA NUCERA - “Posso battere uno scontrino inferiore…?”.

Me l’aspettavo perché era un paio di volte che la fatidica domanda giungeva alle mie orecchie nel negozio dove da diverso tempo acquisto frutta e ortaggi, suscitando un silenzio irritato ma accondiscendente. Come Giano bifronte: fare finta di niente, la faccia di circostanza e allo stesso tempo volere rispondere un NO incazzato. Anche nella quotidianità più banale, lo spirito di divisione non dà buoni consigli e non consente decisioni sagge, sapendo che sarebbe successo ancora, prima di rispondere, ci avevo pensato un attimo.

Domande di questo tipo non sono una novità nella nostra città e nel nostro paese. Difficile fare la spesa a Reggio, bisogna essere campioni di slalom, eroici nell’affrontare kilometri nell’evitare la stragrande maggioranza di esercizi, comodi e sottocasa, quando “si sa” che appartengono ad alcune “famiglie”. Caratteristica è la sfrontata insistenza nell’occupazione del suolo pubblico con “cascitte” e masserizie di vario tipo, ben sapendo che nessuno, né i carabinieri a cavallo, né il settimo cavalleggeri, glielo impediranno, perché si è sempre preferito non vedere. Quando l’educazione alla legalità in un paese è boccheggiante si partoriscono questi ed altri abusi. Nella speranza di rilanciare, educando, la prevenzione che garantisca il buon vivere sociale, bisogna nell’immediato, esercitare senza sconti la correzione.

Si è in attesa di vedere cosa succederà qui ed ora. E’ questo e non altro il tempo per tagliare con il passato e decidere riguardo al decoro e alla legalità in ogni anfratto cittadino. Esistono misure forti, adottate da alcune amministrazioni, che scoraggiano gli atteggiamenti incivili e illegali, mentre altre, incoraggiano con agevolazioni, i commercianti virtuosi, che denunciano il pizzo e non frodando sugli scontrini fiscali.

Ecco appunto, gli scontrini. “Le dispiace, signora…? “Si, mi dispiace!”, si può rispondere se non si è mai messo piede in un negozio. La scelta non è facile, se si trova un esercizio accettabile, non distante anni luce da casa, si fa bingo. Quando si è clienti, la frase inattesa resta a mezz’aria tra il dito del commerciante e il tuo borsellino, la risposta pronta non sempre balza fuori dal carrello con i carciofi. La risposta giusta, l’esprit de l’escalier, viene in aiuto solo dopo esserti allontanato con quella strana sensazione che una parte di te era stata insultata, mentre sali e scendi i gradini delle tue giornate, giunge intrecciandosi a situazioni che vanno a combaciare perfettamente con quel piccolo tassello mancante dentro di te.

C’è un aneddoto raccontato dall’uomo più ascoltato del momento quando si è tentato di corromperlo. Si dicono tante furbate su Bergoglio che in volo si lascia andare a pensieri in libertà molto poco pietrini, senza capire, che la sua comunicazione è espressione di un’esperienza evangelica profondissima che colpisce nel segno, dando anche fastidio, perché lo spirito soffia dove vuole e non dove vogliamo portarlo noi. Di fronte a proposte “indecenti”, racconta il papa, di essersi chiesto: che faccio? Le alternative erano diverse, dall’insulto, alla reazione con un bel calcio nel sedere, oppure fingendosi “scemo”.

E’ così per tutti. Ci sono tante strade percorribili mentre scegli la risposta, che poni, franca e non moralista insieme alla verza e ai finocchi sul piatto della bilancia: “Tu mi chiedi questo, io ti rispondo con un’altra domanda: pensi che è una cosa giusta, é giusto per chi ha sempre pagato le tasse, per chi così facendo mente con te, per chi, infine, non può chiedere allo Stato: mi batti uno scontrino inferiore?”.

“Ma io…, la signora lo sa, non l’ho fatto mai prima… ora mi serve non per vivere ma per sopravvivere…Chi ruba in grande ci ha portato a questo...io non faccio niente di male”.

“ Hai pure le tue ragioni… però così niente cambierà… e se tu evadi, prendi l’esempio del grande furfante. Pensaci, poi decidi cosa battere…”.

Non sarà servito a niente, domani lo chiederà ad un altro, forse “si leggerà” sul suo tablet, chissà…

Il tempo che dedichi a qualcosa, che credi a fondo perduto per spiegare all’altro le tue diversissime ragioni, troverà piano il suo respiro nel mondo, per il solo fatto di averci creduto.