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CALABRIA. Noi divorziate e felici dentro il mare dei luoghi comuni

CALABRIA. Noi divorziate e felici dentro il mare dei luoghi comuni
dvrz   di MARIA CALABRÒ -
La vita da pendolare non è poi così difficile se sei capace di trarne gli aspetti positivi. Nella tratta Reggio-Villa, su quel trenino, ogni giorno, hai la possibilità per infiniti spunti di riflessione, che ti vengono offerti gratuitamente.

La donna seduta di fronte ha il libro tra le mani come ogni mattina, ma in realtà è una gran chiacchierona. Metodica, abitudinaria, cerca il posto nel senso di marcia del treno, si accomoda e dopo un sospiro che vuol manifestare stanchezza mattutina, inforca gli occhiali e si appresta alla sua lettura. Poi, comincia a blaterare qualcosa sul tempo, sugli esercizi in palestra e sulla torta al cioccolato che come la fa lei non la fa nessuno. Tu eviti accuratamente il suo sguardo perché vorresti solo goderti in silenzio il paesaggio, ma infine lei ti punta. Abbozzi un sorriso e realizzi che la signora, poggiando il libro sulle gambe, ha tutta l'intenzione di interrogarti chi sa su cosa.

Mi chiede della fede in argento che porto da sempre all'anulare della mano sinistra. Un commento su come somigli ad una fede d'oro bianco e poi, ecco... ci siamo, chiede se l'anello è da matrimonio o da fidanzamento. Archi, cavolo, siamo ancora ad Archi e la mia vicina di posto incalza con le chiacchiere, mentre io cerco di spiegare che l'anello non implica nessun legame.

Ad un certo punto comprende che non ho un marito e sgranando gli occhi, chiede quasi con tono compassionevole se sono divorziata. Il treno continua la sua corsa mattutina ed io vorrei spiegare a quella donna, ma anche a tante altre donne, che non è necessario compatirmi, ma non riesco ad aprir bocca perché lei sta sciorinando tutto il repertorio di luoghi comuni su matrimoni finiti e donne divorziate.

Ah poverina, lei deve iscriversi in palestra. Anzi, no meglio a scuola di ballo, deve distrarsi, uscire, vada in luoghi dove si incontra gente interessante. Mi travolge con consigli accorati, chi sa cosa intende per gente interessante, si preoccupa per me e per la mia tristezza e solitudine. Esca, si distragga. Anche mia sorella è divorziata, sostiene, e da quando frequenta una scuola di ballo, è guarita completamente. Mi scappa da ridere e senza proferire parola, ma semplicemente annuendo a tutte le sue scemenze, mi chiedo se stiamo discutendo di una malattia.

Adesso sono io a guardarla con compatimento. Ho poco tempo, alla prossima per fortuna scendo.

Penso alle mie amiche felicemente divorziate del Nord Italia. Penso a quanto ancora quaggiù sia radicata l’idea che il divorzio sia una catastrofe universale, a quanto ferrea sia l’idea dell’indissolubilità del matrimonio, a quante panzane storico sociali debbano sottostare le donne meridionali.

Signora bella, il divorzio non è una malattia, il divertimento non è una medicina e non tutti preferiscono accontentarsi di una vita priva di amore, pur di avere una vita. Ma non dico nulla, aspetto solo di scendere e ossigenarmi d'aria buona. Parlo a me stessa, fiera del percorso fatto, senza utilizzo alcuno di terapie che lasciano il tempo che trovano.

Detesto i luoghi comuni. Detesto le opinioni diffuse che non sempre aderiscono alla realtà. Il divorzio è una condizione non sempre di svantaggio, rispetto alla vita di coppia. È la possibilità di interrompere un rapporto che non ha più molte cose da dire, ed è una situazione soggettiva, mai uguale per tutti, mai bella, ma spesso necessaria e risolutiva, sicuramente mai facile. Implica coraggio, coerenza e forza di volontà e la predisposizione prima di tutto, ad un vero incontro con se stessi.

Ultima fermata, lei ancora bla bla bla. Mi alzo e sorrido, la signora dei luoghi comuni mi lancia l'ultimo invito al divertimento e mi augura buona fortuna. Perché è troppo ottusa per capire che alcune condizioni considerate dai più con riserva mentale, sono le condizioni che affinano l'anima, se solo lo si vuole, una meravigliosa ricostruzione di se stessi.

Scendo, felice. In barba a tutti i luoghi comuni del mondo, si può essere divorziati, felici, e con tanta gioiosa voglia di vivere in corpo.

L’amore è una rincorsa verso la libertà; se termina, se diventa qualcos’altro, se non funziona più, il divorzio è una medicina salutare. Prima o poi lo capiranno anche loro, le arzille bigotte ipocrite che infestano il nostro mezzogiorno più che altrove; e quel giorno sarà festa. Di liberazione.