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REGGIO. Quando muore una scuola. La mia vecchia Ugo Foscolo

REGGIO. Quando muore una scuola. La mia vecchia Ugo Foscolo

La media U Foscolo   di ANTONIO CALABRÒ -

Uno dei problemi gravi che riguardano la nostra terra è l’abbandono; più grave della mancanza, peggiore delle innumerevoli promesse a vuoto, letale quanto la corruzione e la malavita, e strettamente correlato con l’inettitudine storica di una classe dirigente che da un secolo e passa si regge sull’illusionismo e su comparati da strapazzo.

L’intera provincia di Reggio è cosparsa da relitti in muratura: e ciascuno di essi simboleggia una promessa mancata, una speranza naufragata, una possibilità di miglioramento crollata; dai capannoni industriali a quelli commerciali, diventati rifugio di topi e serre di gramigna, fino a scuole, uffici, palestre e stadi.

Un esempio calzante, triste quanto la Morte a Venezia, orrendo quanto il tradimento di Maramaldo (che era Calabrese, per chi non lo sapesse) è rappresentato dall’Istituto della scuola media Ugo Foscolo, in Via Frangipane. I suoi resti sono la lapide delle grandi e beate illusioni degli anni ’70, quando si pensava al progresso come ad una linea retta, senza sospettare invece del precipizio verso cui si è incurvata la nostra storia. Il plesso scolastico è oggi un colossale tugurio di cemento e pietra, da cui s’irradiano, con una tristezza struggente, i ricordi delle voci di tutti i ragazzi che l’hanno frequentato; ed è rifugio di disperati, drogati e senza tetto, cani randagi e topi grandi come gatti.

L’Ugo Foscolo venne inaugurato in pompa magna (la solita pompa magna delle migliaia d’inaugurazioni di questa terra) a Gennaio del 1977. Una costruzione d’avanguardia per l’epoca, con le aule che si affacciavano in una zona comune ampia, i bagni ben rifiniti, la ampie vetrate, i parcheggi sotterranei, i molteplici ingressi, il custode permanente; la zona, ricca di bambini, ospitava numerose altre scuole, e la Via Frangipane, con il suo Liceo Artistico, la Scuola d’Arte, il distaccamento delle Elementari De Amicis, gli asili, l’altra scuola media “Frangipane”, sembrava poter diventare un polo importante per la città stessa, grazie anche all’indotto e alla vitalità, esplosiva, dell’epoca. Gran parte di queste scuole oggi sono chiuse.

Il Foscolo per decenni era stato ospitato in una palazzina privata, con le aule ricavate nelle stanze e l’ultima sezione nei garage; quel salto di qualità era foriero di un miglioramento complessivo; si parlava già di tempo pieno, di palestra (poi costruita), di attività di studio e ricreative extra – scolastiche. I lavori durarono a lungo: l’intera zona, ricca di giardini, subì allora un boom edilizio senza precedenti: sorsero il Viale Calabria, il largo del Botteghelle, e centinaia di palazzi per abitazioni private: vennero abbattuti migliaia di alberi, i vecchi campetti di calcio divennero fondamenta, le coltivazioni di broccoli e finocchi cessarono per sempre; ma è il progresso, pensavano i responsabili dell’epoca. Il futuro vuole scuole, sostenevano, ed avevano ragione.

Con il passare degli anni però l’incuria l’ha avuta vinta: incuria, mancata manutenzione, mancato adeguamento alle regole, sottrazione di risorse, taglio tombale d’investimenti per il futuro, ed il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: da più di sette anni la grande scuola è chiusa, abbandonata, in attesa di probabile demolizione, magari fra mezzo secolo; e fino ad allora resterà così, come una medaglia di fango sul petto di chi ha le responsabilità, come l’ennesimo sfregio alla città, come il simbolo inconfondibile di una Italia che parla di scuola solo per fare aria, per atteggiarsi, per propaganda, ma che in realtà è completamente disinteressata al tema.

Povera Scuola Media Ugo Foscolo. Il ricordo delle sue classi chiassose e di tutte le speranze che sguazzavano nelle testoline allegre di quegli alunni caciaroni provoca il male di vivere. Ogni scuola abbandonata è una sconfitta per l’umanità, è un passo avanti verso la catastrofe, ed è la dimostrazione logica del totale disinteresse verso il futuro e verso il bene comune.